La “piaghetta” ostacola l’attesa? - Dolce Attesa
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23 settembre 2010

La “piaghetta” ostacola l’attesa?

La “piaghetta” ostacola l’attesa?

In termine scientifico si chiama ecotropion del collo dell’utero, ma la maggior parte delle donne la conosce con il nome di “piaghetta”: un fenomeno piuttosto diffuso tra la popolazione femminile in età fertile, che spesso viene avvertito come una patologia un po’ misteriosa, che può suscitare ansie e dubbi anche rispetto all’andamento della gravidanza. Ma di che cosa si tratta esattamente?

Una sovrapposizione dei tessuti
“La parte del collo dell’utero visibile, in fondo al canale vaginale, generalmente è rivestita da un epitelio di colorito roseo”, spiega Aura Fede, ginecologa a Treviso. “Procedendo verso la cavità uterina, invece, l’epitelio si modifica e diventa più scuro. In particolari condizioni – quali alterazioni ormonali durante la pubertà, stati di infiammazione, parti frettolosi od operativi (come quelli, per esempio, che richiedono l’utilizzo della ventosa) – può verificarsi uno scivolamento verso l’esterno della membrana interna, che si renderà così visibile all’estremità del canale vaginale. Sopra l’epitelio rosato di questa sede, durante la visita ginecologica, sarà visibile, allora, una zona di colore più intenso: quella che, comunemente, viene chiamata appunto piaghetta”.

Spesso non dà sintomi
Non si tratta di una patologia e, generalmente, non necessita di alcun trattamento. “Molte donne scoprono di averla durante una visita dal ginecologo”, afferma la specialista. In alcuni casi, però, la piaghetta può provocare qualche disturbo: piccole perdite di sangue dopo un rapporto sessuale o dopo un pap-test, un aumento di secrezioni vaginali, una maggior facilità a contrarre infezioni”.Che cosa fare se provoca fastidi?
“Anche quando non si avvertono sintomi, è importante controllare la piaghetta attraverso un Pap-test, per escludere che all’origine vi possa essere una patologia che provoca alterazioni del tessuto epiteliale, come il Papilloma virus o la Clamidia”, consiglia la ginecologa. “Se l’esito è negativo, ma si hanno comunque disturbi, si può pensare al trattamento più opportuno. In genere si tratta di cure mediche (ovuli, creme, lavande) che, aiutando a mantenere un pH vaginale equilibrato, possono in qualche modo contenere i disagi”.

Conviene sempre bruciarla?

L’unica cura in grado di risolvere in maniera definitiva il problema è la diatermocoagulazione (più nota come bruciatura). “In passato, questa metodica veniva utilizzata di frequente”, osserva la specialista. “Oggi, invece, la tendenza è di limitarla ai casi in cui è veramente necessaria. Per esempio, quando la piaghetta provoca sanguinamenti abbondanti che non si riescono ad arginare con i farmaci. Si è visto infatti che questo trattamento crea una sorta di cicatrice, una zona di tessuto che risulta più debole rispetto a quello circostante e quindi più aggredibile da eventuali germi esterni”.

Concepimento e parto: momenti a rischio?
Di per sé, la piaghetta non costituisce un ostacolo al concepimento. “A esserlo, semmai, sono le eventuali infiammazioni che l’hanno provocata e che possono essere ancora in atto”, spiega Aura Fede. “Se la gravidanza è già iniziata, non dovrebbero esserci problemi particolari che interferiscano con la gestazione o impediscano il parto naturale, a meno che la piaghetta non sia indice di un’infezione virale come il già citato Papilloma Virus: in questo caso diventa indispensabile il ricorso a un cesareo per impedire che il bambino, durante il passaggio nel canale del parto, venga a contatto con il germe”.

 

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