Intelligenza fetale, il bimbo è già smart prima di nascere

22 gennaio 2019

Intelligenza fetale, il bimbo è già smart prima di nascere

Il feto non è una semplice vita allo stato embrionale: ha una propria intelligenza, ecco perché lo sviluppo della personalità comincia ben prima della nascita  

Intelligenza fetale, il bimbo è già smart prima di nascere

Da quando esiste la medicina moderna, sappiamo che un bebè viene alla luce con una struttura cerebrale pienamente sviluppata dal punto di vista fisico; ma soltanto da pochi decenni abbiamo compreso come la mente del neonato non sia affatto una lavagna vuota. Al contrario, grazie alle tecniche ecografiche sempre più raffinate, si è scoperto che la vita “interiore” di un essere umano inizia ben prima del parto, forse già dalle settimane iniziali di gestazione, tanto che alcuni studiosi parlano ormai di “intelligenza fetale”. Un’esagerazione? No, se definiamo intelligenza la capacità di risolvere i problemi di adattamento all’ambiente, allora anche un esserino di poche settimane è indubbiamente dotato di una mente.

Per cominciare, il bimbo è in grado di recepire stimoli attraverso gli organi di senso – provenienti non soltanto dal ventre materno ma anche dal mondo esterno – elaborandoli e dando una propria risposta, per esempio aumentando il battito cardiaco dopo un rumore improvviso,  facendo uno scatto di fronte a una luce che penetra nel sacco amniotico. Il piccolo mostra chiaramente di avere registrato i diversi stimoli, adeguando successivamente le reazioni come se si stesse “abituando” a essi. Il fenomeno evidenzia la presenza di una memoria capace di immagazzinare informazioni per richiamarle quando necessario. Non solo: a partire dalla 13a settimana, le medesime sollecitazioni applicate a bimbi diversi mostrano risposte personali. Già a questo stadio, dunque,  un feto è un “individuo”.

Un impulso al sistema nervoso

La mente si nutre di stimoli e questo è possibile soltanto grazie alla presenza degli organi sensoriali. Non è un caso che i sensi si sviluppino in modo eccezionalmente precoce (a parte la vista, lo strumento meno utile nel ventre materno). Riguardo al tatto, i recettori della pelle compaiono intorno alla bocca già dalla 7a settimana, e nello stesso periodo embrionale si forma il nervo olfattivo. A partire dall’8a, i recettori del gusto si localizzano sulla punta della lingua e inizia a maturare l’organo dell’udito.

Il nervo ottico comincia a formarsi dalla 7 settimana, ma la funzionalità visiva si manifesta tra il 4° e il 6° mese. In una sorta di circolo virtuoso, gli stessi organi sensoriali continuano a svilupparsi soltanto se stimolati. Ecco perché è utile che mamma e papà abbiano un rapporto attivo con il nascituro, parlandogli, “accarezzandolo”, facendogli ascoltare musica, insomma sollecitandolo come con un neonato.

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Mi muovo,  dunque sono

Un’altra importante manifestazione della vita prenatale è il movimento. Molti studiosi propongono come prima intelligenza proprio quella psicomotoria. Attraverso la capacità di compiere gesti e di spostarsi nel suo piccolo spazio, il futuro bimbo non si limita a mettere in atto comportamenti di semplice reazione o di autodifesa, ma comincia – più o meno intorno alla 12a o 13a settimana di gravidanza – a fare qualcosa di creativo, come “esplorare” il proprio volto o il cordone ombelicale con le manine. E se i movimenti dell’età embrionale erano globali e caotici, con il passare delle settimane diventano sempre più localizzati e specializzati: già alla 10a settimana è visibile una coordinazione delle gambe che puntano contro le pareti, dando il via alle prime… passeggiate nello spazio amniotico.

Questa attività motoria è in gran parte un allenamento alla nascita, agli sforzi per attraversare il canale del parto. E anche ai momenti successivi: per esempio, gli atti di suzione e di deglutizione visibili dalla 12a-13a settimana di gravidanza preparano all’allattamento e alla respirazione aerea. Tra la 15a e la 20a, mentre il cervello si avvia a essere definitivamente formato dal punto di vista cellulare, i movimenti si fanno sempre più armoniosi: il nascituro sembra singhiozzare, sorridere, piangere. E durante il sonno REM, che compare alla fine del II trimestre, le riprese ecografiche tridimensionali lo immortalano mentre assume espressioni di paura, allegria, rabbia. Lui non sa ancora cosa siano questi sentimenti, ma abitua il corpo a manifestarli in futuro.

Primi passi verso l’affettività

La REM, caratterizzata dai rapidi movimenti degli occhi, è la fase di massima attività psichica del sonno, durante la quale il cervello “riordina” i dati immagazzinati durante la veglia e rielabora le esperienze. Ma quale “vissuto” può avere un bimbo racchiuso nel sacco amniotico? Probabilmente una serie di sensazioni tattili, olfattive, gustative e uditive. Ma anche quello strettissimo legame d’amore che unisce mamma e bambino.Questo rapporto presuppone un aspetto dell’intelligenza che avrà un rilievo immenso anche nell’adulto: quello affettivo ed emozionale.

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Precoci abilità motorie

Se osserviamo un neonato, noteremo che i suoi gesti non sono coordinati. I suoi movimenti, in altre parole, non sono “intenzionali”, ma automatici. Soltanto verso i 5 o 6 mesi d’età il piccolo comincerà ad acquistare un’armonia gestuale e a decidere volontariamente i propri atti  come, per esempio, portare il pollice alle labbra. Ebbene, una recente ricerca ha dimostrato al di là di ogni dubbio che a partire dalla 22a settimana di gestazione il nascituro compie alcuni atti che indicano una consapevolezza e una precisa volontà, in particolare quando avvicina la manina agli occhi e alla bocca.

In sostanza, la competenza motoria di un feto appare superiore a quella di un bambino appena nato. La regressione dopo la nascita ha però ha una spiegazione logica. Il bambino ha allenato la muscolatura in un ambiente fluido e angusto, e quando si ritrova a fare i conti con la gravità e la mancanza di riferimenti spaziali deve reimparare a muoversi. In conclusione, agli occhi della scienza la nascita si sta sempre più trasformando da balzo “vertiginoso” tra due universi diversissimi – il ventre materno e il mondo esterno – a crescita lineare e progressiva di un individuo umano, che inizia a essere tale molto prima del parto.

Musicisti… in embrione

Sono numerose le ricerche che dimostrano come le melodie ascoltate nel ventre materno vengano in qualche modo “restituite” dopo la nascita. Alcuni musicisti affermano di aver ricevuto le prime… lezioni di armonia dalle loro madri in attesa.
Il progetto di ricerca inCanto ha monitorato per 6 anni, dal sesto mese di gravidanza al sesto anno d’età, un gruppo di bambini le cui mamme, nella fase prenatale, si erano sottoposte a sedute settimanali di canto e ascolto di musica. Si è così dimostrato che non solo i bambini ricordavano le melodie dopo la nascita, ma la lallazione era più precoce e complessa rispetto alla media e la capacità di cantare in modo intonato si manifestava prima dei 3 anni rispetto ai normali 6 o 7.

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Il Q.I. passa attraverso diversi tipi di capacità

Oggi si usa sempre più considerare le capacità mentali come una “pluralità di intelligenze”. Alcune di queste mostrano un certo grado di sviluppo già nella vita prenatale. Vediamo quali sono:

  • Intelligenza spaziale: il bambino è consapevole dell’ambiente amniotico, in cui si muove con disinvoltura.
  • Intelligenza corporeo-cinestesica:  è la padronanza del corpo e del movimento. Lo sviluppo degli organi dell’equilibrio comincia dalla 7a settimana. Nel III trimestre, quando la mamma ascolta una musica che le piace e la coinvolge, il bimbo si muove a ritmo, “danzando” nel grembo.
  • Intelligenza intrapersonale: è la capacità di comprendere le proprie emozioni. Si ritiene che il piccolo viva sensazioni come il piacere, che esprime con il sorriso.
  • Intelligenza interpersonale: è la capacità di relazionarsi con gli altri. Osservando con le riprese ecografiche il comportamento dei gemelli durante la gestazione, possiamo riconoscere gesti e atteggiamenti che esprimono una forma di relazione tra i due bambini. Ogni coppia ha il suo modo di rapportarsi: affettuoso, indifferente oppure conflittuale.
  • Intelligenza linguistica: si è stabilito che almeno alla 28a settimana un bimbo è in grado di piangere “in utero”, in quanto i nati prematuri in questo stadio della gestazione lo fanno. Grazie all’analisi spettrografica, il pediatra Henry Truby ha scoperto che i modelli di pianto dei prematuri hanno una corrispondenza con le intonazioni, i ritmi e gli altri caratteri del modo di parlare della madre. Il bimbo, in sostanza, ascolta e riesce a imitare la sua voce.
  • Intelligenza musicale: il feto mostra precise reazioni di fronte alla musica. Per esempio, si calma con Vivaldi e Mozart, scalcia e si muove intensamente con Beethoven, Brahms e quando sente musica rock.
  • Intelligenza logico-matematica: il “gioco del calcetto” dimostra che il piccolo sa contare: se si battono 1, 2 o 3 colpetti sul ventre materno, lui risponde con altrettanti calcetti.

 

Roberto C. Sonaglia

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