Influenza: 10 domande all'esperto sul vaccino in gravidanza

03 ottobre 2019

Influenza: 10 domande sulla vaccinazione in gravidanza

Quando farla? È rischiosa per il bebè? Ecco le risposte dell'esperto ai principali dubbi delle future mamme

Influenza: 10 domande sulla vaccinazione in gravidanza

Nei prossimi mesi tornerà a farci visita l’influenza. Con il suo carico di malessere, giornate di lavoro perse e seri rischi per la salute delle persone più vulnerabili. Da ottobre sono disponibili nelle farmacie, negli ambulatori delle ASL e negli studi dei medici di famiglia i nuovi vaccini antinfluenzali prodotti su indicazione degli esperti dell’OMS che ogni anno identificano i ceppi virali in arrivo.

Il Servizio Sanitario Nazionale raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione a tutte le mamme in attesa. Per quale motivo? È davvero sicura la somministrazione in gravidanza? In che misura protegge dal rischio di ammalarsi? Dove richiederla? Paolo Bonanni, ordinario di Igiene dell’Università di Firenze, risponde ai dubbi delle future mamme.

1. Perché è raccomandata in gravidanza?

“L’influenza, nei soggetti sani e non anziani, è un’infezione solitamente benigna. Che nella maggioranza dei casi si risolve spontaneamente senza complicazioni. Ma comporta una settimana di febbre alta e malessere, condizioni certamente non auspicabili in gravidanza”, osserva Bonanni. “Inoltre, poiché le difese immunitarie durante l’attesa sono fisiologicamente più basse, la futura mamma è a maggior rischio di complicanze. Per esempio, di contrarre una polmonite dovuta o allo stesso virus o una sovrainfezione batterica.

Infine, anche se il virus dell’influenza non è inequivocabilmente teratogeno, cioè non induce con certezza malformazioni nel nascituro, la febbre alta prolungata nel tempo può interferire con l’andamento della gravidanza e aumentare il rischio di un parto pretermine. Se contratta nelle prime settimane aumenta il rischio che il bambino abbia difetti del tubo neurale, difetti al cuore e difetti delle strutture oro-facciali. Per tutte queste ragioni raccomandiamo che la donna in attesa protegga la propria salute e quella del piccolo con la vaccinazione”.

2. L’ho fatta l’anno scorso. Devo ripeterla?

Il virus dell’influenza è estremamente mutevole. Nell’arco di pochi mesi cambia l’assetto del suo rivestimento esterno. Tanto da rendersi progressivamente irriconoscibile al sistema immunitario. “Le difese che il nostro organismo ha messo a punto per contrastarlo perdono la loro efficacia. Così ogni anno siamo esposti alla possibilità di ammalarci di nuovo”, spiega l’esperto.

“Ciò significa che la vaccinazione fatta l’anno passato può non avere più alcuna efficacia con la nuova stagione influenzale e deve, quindi, essere ripetuta. Ogni anno le aziende farmaceutiche mettono a punto vaccini antinfluenzali mirati contro i ceppi virali che prevediamo di incontrare nei mesi successivi”.

3. È davvero sicura? Il mio ginecologo dice che è meglio evitare di assumere farmaci in gravidanza…

La vaccinazione antinfluenzale in gravidanza è raccomandata ormai da tempo. Ma fino a qualche anno fa alcuni medici di famiglia e ginecologi la sconsigliavano alle loro assistite. Partendo dall’assunto che durante l’attesa, per prudenza, è meglio non assumere farmaci a meno che non sia strettamente necessario. “Abbiamo lavorato per informarli correttamente e sensibilizzarli, perché sono la prima e più autorevole fonte di conoscenza per le future mamme. Oggi tutti loro sono impegnati a promuovere questo importante presidio di salute”, dice Bonanni.

“Possiamo affermare con certezza che il rapporto tra benefici e rischi pende a favore della vaccinazione, sia per la donna sia per il nascituro. Abbiamo raccolto una mole di dati inequivocabili in tal senso”.
L’ultimo importante studio sull’argomento è apparso lo scorso luglio sul British Medical Journal. Riguarda più di 100 mila bambini nati in Canada tra il 2009 e il 2010, che sono stati seguiti nei primi 5 anni di vita. Il 30% delle loro mamme si era vaccinato contro l’influenza in gravidanza. Non è stata rilevata alcuna differenza quanto a frequenza di infezioni, ospedalizzazioni, malattie croniche e tumori tra i bimbi esposti al vaccino in epoca prenatale e quelli le cui mamme non si erano vaccinate. Nessun effetto negativo della vaccinazione sui bambini fino a 5 anni dopo la nascita. È la prima volta che viene preso in considerazione un intervallo di tempo così ampio, a conferma della sicurezza del vaccino.

4. Ci si può vaccinare anche nel primo trimestre?

Fino all’anno scorso la circolare ministeriale che definisce le categorie a cui la vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente specificava che la raccomandazione per le future mamme riguardava solo secondo e terzo trimestre. Nella circolare di quest’anno riguarda tutto l’arco dei nove mesi.

“La scelta iniziale di escludere dalla raccomandazione il primo trimestre era dettata da prudenza. Le prime settimane dell’attesa sono le più delicate, quelle in cui prendono forma gli organi del nascituro e in cui è maggiore il rischio di un’interruzione spontanea”, spiega l’esperto. “Non avendo ancora dati sufficienti sulla sicurezza del vaccino in questa fase, non se ne raccomandava l’uso. Il che non voleva dire che la vaccinazione fosse controindicata nei primi tre mesi, ma non veniva attivamente promossa. Oggi i dati di cui disponiamo ci danno assoluta tranquillità sulla sicurezza della vaccinazione anche nel primo trimestre. In tanti altri Paesi è già raccomandata da anni per tutto l’arco della gravidanza. Finalmente anche l’Italia si è allineata”.

5. I bimbi nati da mamme che si sono vaccinate in gravidanza ereditano gli anticorpi?

“Se la futura mamma si vaccina contro l’influenza nel terzo trimestre, quando la placenta è più permeabile al passaggio degli anticorpi, il nascituro acquisisce in parte le difese immunitarie indotte dal vaccino”, risponde Bonanni. “Se nasce durante la stagione influenzale, è protetto entro una certa misura dal rischio di ammalarsi. È un beneficio aggiuntivo della vaccinazione materna. Attenzione, però, se il vaccino è disponibile, non conviene aspettare il terzo trimestre, ma farlo prima possibile, per evitare il rischio di contrarre l’infezione durante l’attesa”.

Va detto poi che la protezione ereditata non è totale. “I genitori devono comunque adottare precauzioni di buon senso per evitare di esporre il piccolo al rischio di contagio. Tenerlo alla larga da luoghi chiusi affollati e da persone che manifestano sintomi di infezioni respiratorie”, prosegue l’esperto. “Meglio ancora sarebbe vaccinare anche i familiari più prossimi prima della nascita. Il futuro papà ed eventuali fratellini e sorelline che potrebbero portare il virus dell’influenza a casa da scuola”.

6. A chi ci si può rivolgere per farla?

La risposta cambia da Regione a Regione. “In molte parti d’Italia è il medico di medicina generale che si occupa direttamente di somministrarla ai propri assistiti che rientrano nelle categorie a maggior rischio di complicanze”, spiega l’esperto. “In alcune ASL se ne occupa invece il personale degli ambulatori vaccinali, che potrebbe richiedere un certificato che attesti l’esenzione dal pagamento per gravidanza o l’impegnativa del medico. Per conoscere la situazione nella propria zona, consiglio di rivolgersi al proprio medico di famiglia”.

7. Perché ci sono anni in cui è più efficace e anni in cui lo è di meno? Si può prevedere come andrà quest’anno?

La composizione cambia di anno in anno in funzione delle previsioni formulate dagli esperti dell’OMS. Che, sulla base dei dati raccolti in tutto il mondo, cercano di identificare i ceppi virali in arrivo nell’emisfero nord. “Le loro previsioni sono inevitabilmente condizionate da un margine di incertezza perché il virus muta rapidamente. Ci sono annate, come quella scorsa, in cui mantiene una buona aderenza alle previsioni e il vaccino si dimostra più efficace. E ci sono annate in cui muta nel corso della stagione e l’efficacia del vaccino è inferiore”, chiarisce Bonanni.

“Si va da un 70-80% di riduzione del rischio al 20-30% delle annate peggiori. Siamo ben lontani dalla protezione del 95% offerta dal vaccino anti-morbillo, ma è certamente meglio che non proteggersi per nulla. Il bilancio tra rischi e benefici è sempre vantaggioso. Inoltre, se una persona vaccinata si ammala, contrae l’infezione in forma più blanda e più raramente ha complicanze che portano a ospedalizzazione e, talora, a esiti infausti”.

8. Si trovano diverse formulazioni, trivalente o quadrivalente. Quale utilizzare in gravidanza? Si può scegliere?

“Il vaccino in formulazione trivalente è efficace contro due ceppi virali di tipo A e uno di tipo B, i più diffusi. Il quadrivalente ne aggiunge un quarto, di tipo B. Siccome le previsioni sul ceppo B effettivamente circolante sono le più difficili, meglio proteggersi contro entrambi i ceppi B. Dunque il vaccino quadrivalente offre una protezione più ampia dal rischio di contrarre l’influenza”, precisa Bonanni.

“Entrambi possono essere somministrati in gravidanza perché contengono virus inattivati e frammenti di virus. Chi si rivolge al medico di famiglia o all’ambulatorio della ASL per ricevere la vaccinazione non può indicare la formulazione che preferisce. La scelta obbligata dipende da quali prodotti sono stati acquistati a livello regionale. Va detto, però, che oggi il vaccino quadrivalente è in assoluto il più diffuso e utilizzato, perché più vantaggioso. Quello trivalente sta cadendo in disuso”. Chi non trova il quadrivalente nello studio del medico di famiglia o in ambulatorio, può sempre acquistarlo privatamente in farmacia, a proprio carico, e chiedere la somministrazione al medico di famiglia.

9. Ho letto sui giornali che è disponibile un nuovo vaccino antinfluenzale da coltura cellulare. Si può usare in gravidanza? Presenta dei vantaggi?

È la novità di quest’anno: un vaccino antinfluenzale prodotto utilizzando cellule coltivate in laboratorio anziché embrioni di pollo, come si fa per produrre quelli tradizionali. “È quadrivalente e contiene virus inattivati, quindi perfettamente sicuro e utilizzabile in gravidanza”, spiega l’esperto. “Il vantaggio rispetto agli altri vaccini riguarda la maggiore facilità di produzione. Fa sì che in caso di necessità le aziende ne possano mettere in commercio rapidamente quantitativi maggiori. Per l’utente a cui viene somministrato non c’è differenza. Probabilmente quest’anno saranno ancora poche le Regioni ad acquistarlo, trattandosi di una novità”.

10. In quali circostanze la vaccinazione contro l’influenza è controindicata? Quali gli effetti indesiderati?

L’unica vera controindicazione riguarda le persone che in passato hanno manifestato reazioni allergiche di tipo anafilattico al vaccino antinfluenzale. Oppure a uno dei suoi componenti. L’allergia alle proteine delle uova non caratterizzata da reazioni anafilattiche non costituisce una controindicazione.
Una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, è motivo per rinviare la somministrazione. Se la malattia è di lieve entità, si può tranquillamente procedere con la vaccinazione.
Il vaccino può essere somministrato nella stessa seduta della vaccinazione anti-pertosse, anch’essa raccomandata in gravidanza.
Le reazioni indesiderate più frequenti sono arrossamento e gonfiore del sito dell’iniezione, mal di testa, dolori muscolari e qualche linea di febbre che possono manifestarsi nei due giorni successivi. All’occorrenza la futura mamma potrà assumere del paracetamolo come analgesico e antipiretico.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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