Come prevenire l'incontinenza in gravidanza
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12 dicembre 2012

Incontinenza in gravidanza: previenila così

L'incontinenza in gravidanza colpisce il 24% delle donne ed è un disturbo fastidioso che si manifesta soprattutto verso la fine dell’attesa e dopo la nascita del piccolo. Ecco che cosa fare per riuscire a contrastarlo

Incontinenza in gravidanza: previenila così

L’incontinenza in gravidanza o, come si dice in termini medici, l’incontinenza urinaria da sforzo, si evidenzia spesso nel periodo che precede o che segue il parto: a soffrirne, secondo i dati, è circa il 24% delle donne. Ma se è vero che il peso dell’utero che grava sulla vescica, le alterazioni ormonali, il travaglio e una fase espulsiva particolarmente prolungata mettono a dura prova i muscoli del pavimento pelvico, a causare questo inconveniente entrano in gioco anche altri fattori.

Il perineo, questo sconosciuto…

Il pavimento pelvico è l’insieme di muscoli e legamenti posti tra il pube e il coccige che forma un piano di sostegno per gli organi interni, vescica e uretra, utero e intestino. In particolare, i muscoli del perineo sono responsabili dell’apertura e della chiusura dell’uretra e dello sfintere anale.
Spesso il parto non fa altro che far emergere una situazione che era già al limite della norma. Molte donne hanno una scarsa consapevolezza del proprio perineo e del suo funzionamento. Di conseguenza, se qualcosa non va, spesso non se ne accorgono. Oltretutto, l’incontinenza urinaria è un problema che si vive con un certo imbarazzo e che, in genere, si tende a sottovalutare, sperando che passi da solo. Invece, prima lo si affronta, più sarà facile porvi rimedio.

La regola delle tre A

Per contrastare l’incontinenza in gravidanza, la strategia migliore è la prevenzione, seguendo la regola delle tre A: autocoscienza, allenamento, automatismo.
I corsi di preparazione alla nascita possono diventare un’occasione per “prendere confidenza” con il muscolo del pavimento pelvico che, come una specie di amaca, contiene la parte inferiore del bacino. Questo muscolo si apre e si chiude anche a seconda delle condizioni emotive e del modo in cui respiriamo: non a caso è direttamente coinvolto nel rapporto sessuale. Se si è tese, e si tende a trattenere il respiro, si chiude; se, al contrario, ci si sente a proprio agio e il  respiro mantiene un ritmo costante, tenderà a rilasciarsi.
Grazie a visualizzazioni, a esercizi di respirazione, all’utilizzo della voce e a particolari posture, la donna impara a percepire questa parte del corpo e a diventarne consapevole.
Un esempio di esercizio possibile è il pipì-stop: a tutte noi è capitato, qualche volta, di dover interrompere per un qualsiasi motivo il flusso di urina. “Bloccarla” volontariamente può servire come una sorta di test per assicurarsi che il movimento compiuto sia quello giusto. Attenzione, però: si tratta di una prova da non ripetere troppo spesso, in quanto potrebbe provocare uno svuotamento incompleto della vescica e, di conseguenza, un ristagno di urina.

Una ginnastica ad hoc

Per allenare il pavimento pelvico esistono esercizi molto semplici.
Un primo tipo di contrazione è proprio quello che si mette in atto nel pipì-stop. Il secondo tipo consiste nel contrarre il pavimento pelvico di scatto, con un movimento intenso e brevissimo, seguito da una pausa di rilassamento. Ma quante contrazioni è necessario eseguire? E’ soggettivo, ogni donna deve arrivare a riconoscere le due forme di movimento e ripetere gli esercizi in modo regolare e costante. Imparare a gestire la motilità di questo muscolo significa infatti riuscire a mettere in atto l’automatismo (la terza A!) di chiusura anche sotto sforzo, riuscendo a mantenerne il controllo in qualsiasi situazione.

FitnessRinforza il pavimento pelvico

Meglio un parto più soft

E veniamo al travaglio, altro momento fondamentale nella prevenzione del disturbo.
Il muscolo perineale è strettamente legato al nostro stato emotivo, è importante, quindi, che il parto avvenga in un ambiente che faccia sentire la donna a proprio agio e favorisca il suo rilassamento: il muscolo tenderà ad aprirsi più facilmente, senza subire traumi o forzature di alcun tipo.
Anche le posizioni giocano un ruolo centrale: quelle libere sono le più indicate. Ogni donna capisce da sé qual è quella che la fa sentire meglio; di solito si tratta di posizioni verticali, che favoriscono la forza di gravità e la discesa del bimbo.
Il parto deve avvenire senza fretta, lasciando alla donna tutto il tempo che le serve. Se tutto avviene in modo tranquillo, anche un periodo espulsivo prolungato non è dannoso per il tono muscolare del perineo. Andrebbe evitato, invece, qualsiasi intervento esterno, quali l’utilizzo di ventosa o la cosiddetta manovra di Kristeller, quelle spinte esercitate sul pancione per facilitare l’uscita del bambino.
E per quanto riguarda l’episiotomia, l’incisione con cui si allarga l’apertura della vagina per facilitare il parto? Recenti studi hanno dimostrato che, a meno che non ci siano indicazioni particolari, quali un eccessivo rallentamento nell’espulsione della testa del piccolo, questo intervento aumenta l’incidenza di danni ai muscoli del perineo. Può quindi essere considerato una causa indiretta dell’insorgere del disturbo.

Se il problema non scompare

E se, nonostante tutto, dopo il parto si verificassero perdite di pipì? Innanzitutto, per parlare di incontinenza urinaria vera e propria, bisogna aspettare almeno due mesi. Se la donna se la sente, può comunque ricominciare subito gli esercizi appresi durante la gravidanza integrandoli, con l’aiuto dell’ostetrica, con altre tecniche di rinforzo.

Errori da evitare

Oltre che con una ginnastica “rafforzamuscoli” l’incontinenza si può prevenire correggendo alcune cattive abitudini. In particolare:

  • cerca di non ingrassare: i chili di troppo pesano anche sul pavimento pelvico e lo indeboliscono.
  • attenzione ai lavori domestici faticosi: sollevare pesi, spostare mobili aumenta la pressione addominale, favorendo il disturbo.
  • combatti la stitichezza: per le strutture pelviche rappresenta uno stress cronico. Privilegia quindi un’alimentazione ricca di fibre (cereali integrali, frutta, verdura) da associare a un’adeguata assunzione di acqua (1 litro e mezzo al giorno) e a una regolare attività fisica.
StitichezzaMangia più fibre

Servono esercizi “extra”?

Per verificare il buon andamento degli esercizi di rinforzo muscolare, può darsi che l’ostetrica ti proponga una tecnica di bio-feedback. In pratica, i muscoli pelvici vengono collegati tramite piccoli recettori a una macchina, che a ogni contrazione eseguita correttamente invia un segnale luminoso o sonoro.
Con lo stesso macchinario è possibile eseguire una forma di riabilitazione passiva: la stimolazione elettrica funzionale (SEF). Le contrazioni del pavimento pelvico vengono stimolate con appositi elettrodi, messi all’esterno in corrispondenza dei muscoli pelvici. Questa tecnica, che non richiede impegno da parte della donna, può essere eseguita solo a parto avvenuto.
Un altro sistema consiste nell’inserire in vagina appositi coni, della stessa dimensione, ma di peso diverso (da 20 a 100 g). La donna deve riuscire a trattenerli in vagina contraendo i muscoli pelvici. Si comincia da quello più leggero: quando la contrazione sarà abbastanza intensa da permettere di tenerlo per un tempo prolungato, si passerà a un altro, di peso superiore.

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