Globuli rossi bassi in gravidanza: cosa vuol dire e cosa fare?
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27 maggio 2019

Globuli rossi bassi in gravidanza: cosa vuol dire?

Spesso una leggera anemia durante l’attesa è una condizione fisiologica, ma ci sono alcuni parametri da tenere d’occhio

Globuli rossi bassi in gravidanza: cosa vuol dire?

Aspetti un bimbo e l’analisi del sangue ha evidenziato che la tua concentrazione dei globuli rossi è bassa. C’è pericolo per la tua salute e per quella del tuo piccolo? E cosa si può fare per riportare la situazione nella norma? “Entro certi limiti, una diminuzione della concentrazione dei globuli rossi in gravidanza è fisiologica”, dice Antonio Lanzone, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Patologia Ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma. Vediamo perché si possono avere i globuli rossi bassi in gravidanza e cosa fare in questa eventualità.

Livelli più bassi nell’attesa

L’esame che serve a valutare lo stato dei globuli rossi è l’emocromo, che viene offerto gratuitamente a tutte le future mamme all’inizio dell’attesa e, poi, a 28 e 33 settimane. Il parametro da tenere d’occhio sul referto dell’emocromo è l’emoglobinemia, cioè la concentrazione nel sangue dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi responsabile del trasporto dell’ossigeno dai polmoni a ogni tessuto dell’organismo.

“Al di fuori della gravidanza, si considera anemica una donna che ha una concentrazione di emoglobina inferiore a 12 g/dl di sangue”, spiega Antonio Lanzone. “Durante l’attesa, la soglia della fisiologia si abbassa: si parla di anemia se la concentrazione è inferiore a 11 g/dl nel primo trimestre e 10,5 g/dl nel secondo e terzo trimestre. Quando il livello dell’emoglobina scende sotto questi limiti, bisogna correggere la dieta quotidiana introducendo più alimenti ricchi di ferro e, se è il caso, aiutarsi con un integratore”.

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Carenza di ferro: la causa più frequente

Costituente fondamentale dell’emoglobina è il ferro, che dà alla proteina il suo caratteristico colore rosso. In condizioni di carenza di ferro, il midollo osseo non riesce a produrre la quantità adeguata di emoglobina, e dunque di globuli rossi, e la loro concentrazione nel sangue diminuisce. La carenza di ferro è la prima causa di anemia, cioè di diminuzione dell’emoglobina nel sangue. “Se l’analisi del sangue evidenzia una bassa emoglobinemia, è necessario sottoporsi al test della ferritina, un altro esame che serve a valutare le riserve di ferro dell’organismo e, dunque, a stabilire se la condizione di anemia è dovuta a deficit di ferro oppure ad altre cause più rare”, dice il ginecologo.

Oltre a essere necessario per la sintesi dell’emoglobina, il ferro gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo delle cellule, nella loro replicazione, per lo sviluppo di tessuti e organi del nascituro. “Per questa ragione, il fabbisogno giornaliero di ferro della futura mamma è superiore a quello della donna al di fuori della gravidanza”, spiega Lanzone. “Normalmente è pari a 18 mg al giorno, mentre durante l’attesa sale a 30 mg al giorno. È importante, quindi, che la futura mamma adegui la propria alimentazione fin dalle prime settimane introducendo una quota maggiore di cibi ad alto contenuto di ferro: carne, uova, pesce, cereali, legumi, verdure a foglia verde, tenendo conto che il nostro organismo assimila in percentuale maggiore il ferro presente negli alimenti di origine animale”.

L’emocromo è previsto a inizio gravidanza, per rilevare eventuali situazioni di anemia precedenti il concepimento e, in seguito, a 28 e 33 settimane perché è a quell’epoca che più frequentemente si manifestano le conseguenze della carenza di ferro. “I sintomi che la futura mamma può sperimentare sono debolezza, affaticamento, capogiri e cefalea”, dice l’esperto. “Se la condizione viene trascurata e si aggrava, può risentirne anche lo sviluppo del nascituro e la sua riserva di ferro alla nascita”.

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Quando è una condizione fisiologica

Avere i globuli rossi bassi in gravidanza è, però, normale entro certi limiti. “Durante l’attesa, il sangue materno irrora i tessuti della futura mamma e quelli della placenta”, spiega Lanzone. “Col passare dei mesi, per far fronte alla crescita del nascituro, il suo volume aumenta, ma non in modo uniforme. Il plasma, cioè la sua parte liquida, aumenta del 50%, mentre la parte corpuscolata, globuli e piastrine, fino a un massimo del 20%. Il risultato è un fenomeno fisiologico che prende il nome di emodiluizione: la concentrazione dei globuli rossi, come quella dei globuli bianchi e delle piastrine, risulta inferiore”. Ecco perché le soglie dell’emoglobinemia per la diagnosi di anemia durante l’attesa sono differenti rispetto a quelle fuori dalla gravidanza, più basse. “Ciò non significa, naturalmente, che si debba aspettare l’anemia conclamata per intervenire”, avverte il ginecologo. “Bisogna sempre prestare attenzione all’apporto di ferro. In particolare, quando la gravidanza è gemellare, in presenza di fibromi o in caso di placenta previa. Queste ultime due condizioni comportano frequenti piccole perdite di sangue che impoveriscono l’organismo di ferro”.

Globuli rossi bassi in gravidanza: se la diagnosi è anemia

“Se gli esami evidenziano una vera e propria anemia, la scelta di alimenti ricchi di ferro può non bastare. Talvolta, è necessario far ricorso a un’integrazione”, dice Lanzone. “In commercio esistono diversi prodotti, che si possono acquistare in farmacia senza obbligo di ricetta, ma è sempre opportuno che sia il medico curante a prescriverli. Particolarmente efficaci sono gli integratori che combinano ferro e vitamina C, perché quest’ultima facilita l’assimilazione del minerale”.

In teoria, gli integratori di ferro andrebbero assunti lontano dai pasti, per massimizzare l’assorbimento. “Ma a stomaco vuoto possono dare bruciori e disturbi gastrointestinali”, spiega il ginecologo. “Se mal tollerati, meglio prenderli a stomaco pieno piuttosto che interrompere del tutto la cura”.

È particolarmente importante trattare un’eventuale carenza di ferro con l’approssimarsi del termine della gravidanza. “Durante il parto, che sia vaginale o cesareo, la donna perde inevitabilmente una quantità di sangue non trascurabile”, dice Lanzone. “Se ci arriva già in condizioni di anemia, dovrà ricorrere a una trasfusione”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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