Formaggio in gravidanza: promossi e bocciati. Come evitare rischi
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10 maggio 2019

Formaggio in gravidanza: promossi e bocciati

È un alimento importante per la dieta della futura mamma, ma nei nove mesi va consumato con attenzione, scegliendo le varietà giuste, per evitare rischi per la donna e il bambino

Formaggio in gravidanza: promossi e bocciati

È di questi giorni la notizia del ritiro di alcuni lotti di formaggio francese a rischio contaminazione da Escherichia coli. Un allarme che riaccende i timori delle future mamme: mangiare formaggio in gravidanza può comportare rischi per la salute? E quali sono i tipi consentiti? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Stefania Piloni, direttore sanitario della clinica milanese Ginecea ed esperta di alimentazione in gravidanza.

Occhio alle infezioni

I rischi principali del consumo di formaggio in gravidanza sono legati alla possibile contaminazione da parte di batteri, come Escherichia coli, stafilococchi, streptococchi e – più raro ma più pericoloso – la Listeria monocytogenes. “La contaminazione più probabile è quella da Escherichia coli o da batteri della famiglia dei Cocchi: questo tipo di patogeni può dare infezioni alle mucose, sia di tipo gastrointestinale, con sintomi classici come nausea, vomito e diarrea, sia cistiti e vaginiti”, spiega Stefania Piloni. La Listeria, un batterio che può essere molto aggressivo ma è fortunatamente meno diffuso, può invece esporre a rischi più importanti, come la meningite: “Tutte queste infezioni, nei casi più gravi, possono essere trasmesse al feto e, dunque, è importante essere davvero caute”, avverte la dottoressa.

Cistite in gravidanzaNon trascurarla

No alle varietà a base di latte crudo non pastorizzato

Ma quali sono i formaggi a rischio infezioni? “Innanzitutto, durante l’intero periodo della gravidanza vanno evitati con attenzione i formaggi derivati dalla lavorazione di latte crudo non pastorizzato”. Questo significa che potrebbe essere pericoloso consumarne di artigianali, magari comprati direttamente ‘alla fonte’: “Vengono spesso preferiti per la loro genuinità, ma sono assolutamente da evitare se non hanno subito pastorizzazione”, raccomanda la ginecologa.

“Fanno eccezione il formaggio di tipo grana e il parmigiano: sono prodotti sì con latte crudo non pastorizzato, ma la stagionatura a cui sono sottoposti li rende sicuri per il consumo in gravidanza. Anche alcuni tipi di pecorino sono prodotti da latte crudo, ma per lo stesso motivo sono sicuri anche nell’attesa”, spiega.

A rischio i formaggi “blu” o a crosta molle

“Anche quando sono prodotti con latte pastorizzato, sono da evitare, inoltre, i formaggi a crosta molle e untuosa, come camembert, brie, roquefort, taleggio, feta, gorgonzola, tome e tomini. Questi prodotti, infatti, contengono molta acqua e, negli ambienti umidi, i batteri tendono a proliferare”, spiega la dottoressa. Gorgonzola e roquefort, in particolare, sono sorvegliati speciali: appartengono alla categoria dei formaggi “erborinati”, cioè prodotti con l’ausilio di muffe (le stesse che creano le caratteristiche chiazze verde-blu) e questo li rende ambienti molto ospitali per batteri pericolosi in gravidanza.

Attenzione alle false credenze

Occorre ricordare che i rischi di contaminazione batterica valgono per tutti i formaggi dei tipi appena segnalati, indipendentemente dall’animale che ha prodotto il latte. “Molte donne in gravidanza si convincono, ad esempio, che comprando formaggio di capra il problema non si ponga. Invece no: i rischi sono identici, perché sono legati al tipo di lavorazione, e non all’animale”, avverte l’esperta.

Attenzione anche a un dettaglio, per niente trascurabile: la parte più pericolosa del formaggio è la crosta. “I batteri, infatti, si annidano più facilmente nelle zone esterne del formaggio: per questo è un errore, ad esempio, grattugiare le croste, anche dei tipi concessi, come il grana o il parmigiano”.

Occhio, poi, a non cadere in errore con la cottura: le alte temperature non scongiurano tutti i rischi. “La Listeria può sopravvivere anche alla cottura. Il gorgonzola, quindi, per stare pienamente tranquille, andrebbe evitato anche se cotto”. No, infine, ai sughi confezionati a base dei formaggi vietati.

Formaggio in gravidanza: ecco quelli concessi

Come fare allora per andare sul sicuro senza rinunciare al formaggio in gravidanza? “Nei nove mesi occorre, in generale, prediligere le varietà a crosta dura, come il parmigiano, il grana, l’emmenthal e il pecorino romano o toscano: si tratta di preparazioni in cui il contenuto d’acqua è molto ridotto e la stagionatura concorre a creare condizioni sfavorevoli alla proliferazione della Listeria e degli altri patogeni”.

Ma la lista dei formaggi “amici” non finisce qui. Ci sono, infatti, gustose eccezioni: a dispetto del fatto di essere a pasta morbida, formaggi come la ricotta, la mozzarella, il formaggio spalmabile, la robiola e i fiocchi di latte sono promossi. Anzi, in alcuni casi rappresentano validi alleati della dieta della donna in gravidanza: “Ad esempio, consigliamo i fiocchi di latte a chi deve seguire diete ipocaloriche”. Questi prodotti, infatti, non subiscono processi di lavorazione e conservazione tali da esporli al rischio di contaminazioni batteriche potenzialmente pericolose in gravidanza. Concessi anche fontina, provola e scamorza, purché si abbia la certezza che il latte di provenienza sia pastorizzato.

Allattamento: via libera

La guardia si può abbassare durante l’allattamento. “Esattamente come avviene per il rischio toxoplasmosi, anche quello correlato a questi batteri decade a parto avvenuto: la dieta torna libera e non occorrono particolari attenzioni in fase di allattamento. Resta comunque valido l’invito a porre molta attenzione alle condizioni igieniche, alla qualità e alle quantità degli alimenti che portiamo a tavola”, si raccomanda la ginecologa.

“Sarà importante, invece, tornare a sorvegliare il consumo di formaggi nella fase dello svezzamento del bambino, quando ancora una volta saranno da evitare quelli derivati da latte crudo: ma su questo sarà il pediatra a guidare i genitori”, conclude la dottoressa.

 

di Giulia Righi

 

 

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