Fichi in gravidanza: via libera con qualche accortezza

25 settembre 2019

Fichi in gravidanza: via libera con qualche accortezza

Hanno tante proprietà, perfette nei nove mesi. E sono buonissimi. Ecco come consumarli in tutto sicurezza

Fichi in gravidanza:  via libera con qualche accortezza

Buoni e dolci, i fichi sono tra i protagonisti di questi ultimi scampoli d’estate. Ma mangiarli nei nove mesi va bene? Ne abbiamo parlato con due esperti: Giorgio Donegani, esperto di alimentazione e tecnologo alimentare, e Maurizio Silvestri, ginecologo dell’Usl Umbria 2.

Molti vantaggi, pochi pensieri

I fichi, che tra agosto e settembre trovano il loro periodo d’oro, sono ricchi di virtù: “Non sono soltanto buoni, possiedono anche diverse caratteristiche salutari. Non contengono troppe calorie e sono ricchi di zuccheri, ideali per ritrovare la carica. Inoltre, sono ottimi remineralizzanti (potassio, ferro e calcio ad esempio), tonificanti e vitami­nici (del gruppo A e B), utili per la stanchezza fisica e nervosa”, spiega l’esperto di alimentazione.

“Non c’è da preoccuparsi, poi, di pesticidi e residui chimici. Il fico è una pianta semplice da coltivare, non ha particolari esigenze ed è poco soggetto agli attacchi dei parassiti. Proprio grazie a questa resistenza naturale, non richiede trattamenti abbondanti e frequenti con antiparassitari e pesticidi. A tutto vantaggio della sicurezza e della salute”, spiega Donegani.  Attenzione, però. “Quelli acquistati nei reparti di frutta possono aver ‘soggiornato’ in cassetta nei mercati generali e, quindi, essere contaminati da urine dei gatti. Per evitare il rischio di toxoplasmosi, infezione che contratta in gravidanza può causare danni alla retina e al cervello del bambino, è necessario consumarli sbucciati. Dopo averli accuratamente lavati, con le mani molto ben pulite. Pratica comunque consigliata anche quando si consumano i fichi appena raccolti dall’albero”, raccomanda Silvestri.

Virtù preziose nei 9 mesi

I fichi sono anche un semplice aiuto per l’intestino che, in gravidanza, spesso è pigro. “Non solo è abbastanza ricco di fibra, capace di stimolare i movimenti del colon. Contiene anche mucina, una sostanza che svolge una delicata azione depurativa sull’intestino e contribuisce ad aumentare l’effetto lassativo”, svela il tecnologo alimentare. Senza contare la loro azione positiva sull’umore. “I fichi possono contribuire a migliorare l’umore grazie al loro contenuto di vitamina B6. Fondamentale per la sintesi della serotonina, l’ormone del buon umore”, sottolinea il ginecologo.

Virtù preziosa per tutti, ancor più per le donne che hanno appena partorito: “Li consiglio anche nei primi giorni del puerperio: secondo alcune statistiche fino al 70-80% di donne può andare incontro a tristezza. Questo disturbo dell’umore denominato ‘post partum blues’ o ancora ‘maternity blues’, da non confondere con la depressione post-partum), è solitamente transitorio, di lieve entità e non necessita di terapia farmacologica. Ma, se ci sono alimenti che aiutano a contrastarlo, perché non consumarli?”.

Unica accortezza, tenere conto degli zuccheri. “Un etto di fichi contiene 47 kcal (le stesse di una mela delizia, ad esempio) e mediamente 11,2 grammi di zuccheri. Non sono pochi, ma, in assenza di diabete gestazionale, non hanno controindicazioni”, spiega Donegani. “I fichi, sia secchi che freschi, rientrano fra la frutta ad alto contenuto di zuccheri. È consigliato dunque limitarne il consumo nelle gestanti diabetiche ed in quelle che debbono contenere l’aumento ponderale”, spiega Maurizio Silvestri.

Piccole attenzioni prima di consumarli

I fichi “ideali” sono di forma regolare, senza spaccature – che potrebbero peraltro essere l’indizio della presenza di parassiti -, ammaccature o parti schiacciate. “Sono frutti delicati, da scegliere e conservare con cura. Possibilmente evitando i cestelli, che penalizzano i frutti che rimangono sul fondo e si potrebbero sciupare. Al tatto devono risultare morbidi, senza essere troppo molli”, spiega Giorgio Donegani. Tra le tante varietà di fichi sul mercato, il “verdino” è certamente il più diffuso: è buono e si riconosce per la buccia di color verde brillante, con la polpa rossiccia e dolce. “Ottimo anche il ‘brogiotto nero’, particolarmente pregiato, con la buccia nerastra e la polpa dolcissima”.

Quando si colgono i fichi dall’albero, è ben visibile un lattice bianco. “Contiene sostanze caustiche, per cui è bene evitarne l’ingestione”, avverte Donegani. E qualsiasi uso improprio, per esempio come abbronzante. Contiene, infatti, idrocarburi che esasperano gli effetti dannosi dei raggi ultravioletti. Con il risultato di scatenare in breve eritema, gonfiore e travasi di siero. Con bolle, vesciche e tanto dolore. Un quadro poco piacevole, che corrisponde a una vera e propria ustione di secondo grado”, mette in guardia. Il problema non si pone quando i fichi vengono acquistati: a quel punto sono già stati ripuliti da eventuali residui di lattice.

Fichi secchi, per gustarli in ogni stagione

Sempre con le stesse raccomandazioni per l’alto tasso zuccherino, non sono da trascurare, a stagione finita, anche i fichi secchi. “Sono una miniera di ferro (un etto di fichi secchi ne dà ben 3 mg più della carne di manzo) e forniscono un’ottima quantità di calcio (ben 186 mg, l’equivalente di 70 g di ricotta).  In caso di anemia, disturbo relativamente frequente nei nove mesi, i fichi secchi sono un buon rimedio. E sono un aiuto anche per prevenire l’osteoporosi grazie al contenuto di calcio”, spiega Donegani. Che suggerisce un piccolo trucco: “Per facilitare l’assorbimento del ferro, si possono gustare insieme a frutta ricca di vitamina C. Magari con una bella spremuta d’arancia”.

di Giulia Righi

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