“Diversamente incinta”: la testimonianza di Laura Coccia

04 novembre 2019

“Diversamente incinta”: la storia di Laura Coccia

Con video postati su Facebook, una futura mamma con disabilità vuole condividere la propria esperienza e lanciare un messaggio importante

“Diversamente incinta”: la storia di Laura Coccia

Diventare mamma nonostante la disabilità si può. Anche se si tratta di una disabilità importante. E anche se in passato era diffusa l’idea che non fosse possibile. A raccontarlo è Laura Coccia, 33 anni, ex deputata e atleta, che ha deciso di condividere la sua dolce attesa attraverso i social.

La testimonianza sui social

Laura ha una tetraparesi spastica, è sposata con Luca e aspetta un bimbo che si chiamerà Giacomo, la cui nascita è prevista per il mese di gennaio. A partire dalla ventunesima settimana, ha iniziato a raccontare la sua esperienza attraverso video postati sulla sua pagina Facebook, con l’intento di “creare una rete di esperienze”. I suoi video settimanali, così pieni di positività, concretezza e ottimismo, rappresentano una testimonianza preziosa, che richiama l’attenzione su un argomento di cui oggi si parla ancora molto poco, e un’opportunità per condividere pensieri, timori ed esperienze tra donne con un problema di salute che sono già mamme o che vorrebbero diventarlo. Laura, con un passato di atleta e di parlamentare, è la dimostrazione che la disabilità non può e non deve impedire a una persona di realizzare i propri sogni e progetti di vita. Compreso quello di diventare genitore.

Le difficoltà ci sono, ma si possono superare

Laura Coccia ha sempre avuto il desidero di diventare mamma. Un progetto che poi ha condiviso con Luca, suo marito. “Siamo sposati dal 2011, era ora di concretizzare questo desiderio”, considera. “Ci siamo buttati ed… eccoci qui. Sto bene: non è semplice, ma la gravidanza in sé procede senza complicazioni. Naturalmente ci sono difficoltà che devo affrontare legate alla mia patologia, ma cerco di vivere questa esperienza nel modo più normale possibile. E devo dire che sta procedendo tutto molto meglio di quanto mi aspettassi. Ad esempio, pensavo di dovermi mettermi a letto sin dall’inizio e, invece, sono arrivata al settimo mese e sono ancora in piedi. Nella vita, a volte, si hanno tante paure che poi si rivelano infondate”.

Un primo trimestre impegnativo

Nel racconto di Laura c’è tanta positività, anche quando ricorda i primi mesi decisamente impegnativi per le nausee, che sono cessate solo dopo la quattordicesima settimana, e per il mal di schiena che ora, grazie alla fisioterapia, è quasi del tutto risolto. “Dal punto di vista fisico è sicuramente stata una bella prova”, racconta Laura Coccia. “Le nausee sono state molto forti, ma almeno potevo ancora mangiare quello che mi piaceva. Ora, invece, sono a dieta stretta già da un mese per il diabete gestazionale. A volte, ho veri e propri attacchi di fame! Ho già detto che appena nascerà il bimbo voglio mangiare una rosetta con la mortadella…”.

Obiettivo: restare in piedi il più a lungo possibile

Uno dei problemi principali è quello dell’equilibrio ma, nonostante il peso del pancione, Laura riesce ancora a camminare un centinaio di metri al giorno. “A fatica, però ce la faccio”, spiega. “I primi mesi camminavo un chilometro al giorno, ora c’è anche la paura di cadere. Il peso del pancione va ad accentuare la lordosi dovuta alla patologia e diventa davvero difficile mantenere la posizione eretta e conservare l’equilibrio”.

Con l’avvicinarsi del termine dell’attesa, un aiuto potrebbe venire dal deambulatore. “Purtroppo il modello che ho io è scomodo, perché molto ingombrante”, dice Laura. “Però, è una soluzione efficace, in quanto permette di appoggiarsi con i gomiti e scaricare il peso dalla schiena”.

L’emozione dei primi movimenti

Laura può contare sull’aiuto di Luca, compagno di vita che condivide passo per passo l’esperienza dell’attesa del loro bambino, e sul supporto della famiglia. “Per quanto riguarda l’assistenza medica, mi sono costruita nell’arco del tempo una rete di professionisti – ortopedico, fisioterapista, oculista, ginecologo, diabetologo – che lavorano in ospedali diversi e mi seguono, ognuno per il proprio ambito”.

E il piccolo Giacomo, nel pancione, sta crescendo proprio bene. Fa compagnia alla sua mamma con calcetti e capriole. “La prima volta che l’ho sentito, mi stavo alzando in piedi e mi ero chinata molto in avanti”, ricorda. “Lui ha protestato con un calcio deciso… È stato il momento in cui ho realizzato davvero, ancor più che osservandolo sullo schermo dell’ecografo, che c’era anche lui, che era una persona ‘vera’, distinta da me”.

Una rete di condivisione e sostegno

Quando Laura Coccia ha scoperto che c’era un bimbo in arrivo, ha cercato su internet testimonianze e consigli di donne con una disabilità, come la sua o diversa, che avevano già vissuto una gravidanza. Nell’esperienza di altre madri è infatti possibile trovare soluzioni, idee, spunti, che si rivelano utili per la propria situazione. “Ma non ho trovato nulla”, ricorda. Da lì, è nata l’idea di condividere il suo percorso tramite i social network. I video in cui Laura racconta di sé e della sua gravidanza hanno suscitato subito un grandissimo interesse. “E così mi sono resa conto che in effetti ce n’era bisogno”. Sì, perché le donne che commentano o scrivono in privato a Laura sono tantissime. Donne che vorrebbero un bimbo ma hanno paura, donne che grazie a Laura hanno deciso di prendere il coraggio a due mani, donne con problemi di salute che sono già mamme. Intorno alla pagina Facebook di Laura Coccia si è creata una rete di condivisione e sostegno. Spesso a sentirsi incoraggiate sono anche future mamme che non hanno una disabilità, ma che stanno vivendo una gravidanza difficile.

Laura Coccia fa un appello alle aziende del settore

Con la nascita di Giacomo, attesa per il mese di gennaio, si aprirà per Laura un nuovo capitolo di vita. Aspettative? Paure legate al dopo? “Le paure sono tantissime, ma credo che questo accada anche a tutte le altre future mamme!”, risponde Laura Coccia. “Nel mio caso devo concentrarmi su alcuni aspetti pratici, come le passeggiate con il bimbo, per cui non sono ancora riuscita a trovare una soluzione. Con il mio equilibrio spingere un passeggino normale per le strade piene di buche di Roma sarebbe impensabile, ci sarebbe il rischio di finire entrambi per terra. Ho preso in considerazione una fascia portabebè, ma ho scoperto che con i miei problemi muscolari – dovrei sorreggere il bimbo con una mano e legare il supporto dietro la schiena – non è una via percorribile. Come fare? A oggi non lo so ancora. Anzi, faccio un appello alle aziende del settore perché pensino a un passeggino che possa essere usato dalle mamme con un problema simile al mio. Sono disponibile a collaborare per studiare insieme una soluzione idonea. So che non avrebbe un vasto mercato, ma la mancanza di accessori adeguati rende ancora più difficile per le donne con una disabilità decidere di avere un bambino”.

E dopo la nascita?

Quando il bimbo verrà al mondo, Laura continuerà a condividere la sua esperienza tramite i canali social? “Nel primo periodo non so: immagino che saremo molto occupati. E, poi, dipenderà da quanto mi farà dormire Giacomo”, scherza. “Mi hanno detto di prepararmi a notti insonni… Anche se qualcuno racconta di aver avuto bimbi che dormivano tanto. Credo che comunque, per i primi tempi, sarà meglio non prendere impegni…”.

 

di Giorgia Cozza

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