Depressione: la luce aiuta già le future mamme - Dolce Attesa

09 marzo 2016

Depressione: la luce aiuta già le future mamme

Depressione: la luce aiuta già le future mamme

L’esposizione controllata a una fonte di luce brillante può attenuare la depressione, che interessa una mamma su dieci prima e e una su 7 dopo la nascita del bambino. La nuova terapia è già in sperimentazione all’ospedale San Paolo di Milano.

Silvio Scarone, direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria II dell’ospedale milanese coordina, infatti, uno studio italo-svizzero per valutare l’utilità della fototerapia nel trattamento della depressione perinatale. La terapia consiste nell’esposizione alla luce di una lampada per un tempo variabile a seconda dell’entità del disturbo, ogni giorno o più volte a settimana. Durante le sedute, la paziente non deve guardare direttamente la luce, ma tenere gli occhi aperti. Se lo desidera può leggere o tenersi occupata con un altro passatempo.

Che cosa vuole verificare lo studio

«Scopo dello studio, che durerà tre anni, è acquisire nuove conoscenze sui meccanismi biologici alla base dei disturbi dell’umore e del sonno in gravidanza», spiega Scarone, «e valutare l’efficacia di un approccio terapeutico che, a differenza dei farmaci, non comporta alcun rischio di effetti avversi sulla salute del nascituro. Tante donne con problemi di depressione nell’attesa o dopo il parto, in allattamento, non cercano aiuto specialistico per timore che vengano prescritti loro medicinali che potrebbero nuocere al bambino».

Perché la mancanza di luce causa depressione

«È noto da tempo che c’è un rapporto tra l’esposizione alla luce e i disturbi dell’umore», commenta Melissa Pozzo, psichiatra e psicoterapeuta consulente dell’Associazione per lo Studio delle Malformazioni, che non è coinvolta nella ricerca. «Nei Paesi del nord Europa, l’incidenza della depressione aumenta nei mesi invernali, in cui l’insolazione è più limitata».
L’azione della luce sul nervo ottico influisce sul ritmo del sonno e della veglia e sull’equilibrio di ormoni e neurotrasmettitori. «Nei casi in cui i disturbi dell’umore sono legati alla carenza di luce, la fototerapia si è dimostrata efficace nell’alleviare i sintomi», dice Pozzo. «È interessante la prospettiva di studiare questi meccanismi anche nella depressione perinatale. A mio parere, però, sia i farmaci che un eventuale trattamento con luce brillante possono tamponare le manifestazioni del disturbo ma non curarlo. Per curare una depressione, occorre lavorare sulle sue origini».

Perché è importante farsi seguire

Ancora oggi c’è scarsa comprensione per la futura mamma o la neomamma che si sente depressa,  immotivatamente infelice, quasi la sua fosse ingratitudine nei confronti del destino che le ha dato un figlio. E così spesso la donna che prova queste emozioni le nasconde, anche a se stessa, e non cerca aiuto.
«È un errore, perché oggi l’assistenza di uno specialista può fare molto per aiutare queste persone a recuperare la serenità e godere dell’esperienza della maternità», dice Melissa Pozzo. «Anche l’uso dei farmaci non va demonizzato per paura di effetti avversi. Una corretta valutazione dell’equilibrio tra rischi e benefici consente di impostare terapie farmacologiche tagliate su misura che possono fare la differenza nella gestione del disturbo».

Cristina Valsecchi

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