Cibi vietati in gravidanza: facciamo chiarezza con l'aiuto dell'esperto

13 giugno 2019

Cibi vietati in gravidanza: facciamo chiarezza con l’aiuto dell’esperto

Durante l'attesa, per la salute e il benessere di mamma e bebè, meglio non commettere errori. Ecco quali sono gli alimenti a cui rinunciare e quali da consumare con alcune accortezze

Cibi vietati in gravidanza: facciamo chiarezza con l'aiuto dell'esperto

La lista dei cibi vietati in gravidanza è fitta, ma forse più corta di quello che si teme. Abbiamo affrontato un po’ dei dubbi tipici delle donne in attesa con Enrico Ferrazzi, direttore della Clinica Ostetrica della Mangiagalli di Milano.

Carne, pesce & Co: grande attenzione

Le future mamme che hanno il toxo test negativo (circa l’80%) devono consumare solo carne ben cotta. Per evitare il rischio di toxoplasmosi, ben nota infezione che, contratta in gravidanza, può causare danni alla retina e al cervello del bambino. Questa è una delle regole d’oro: “Il toxoplasma è un protozoo, un animale monocellulare che vive nell’intestino del gatto. Se il gatto deposita le sue feci nell’erba, la mucca mangia l’erba e noi mangiamo la carne di mucca cruda, è possibile una trasmissione delle uova del parassita che, una volta che hanno raggiunto il nostro intestino, si può riprodurre facilmente”, ci aiuta a capire Ferrazzi. Ecco perché, oltre alla carne poco cotta, tra i cibi vietati rientrano anche quelli provenienti dalla terra o da superfici “a portata di gatto”. Le verdure, per esempio, devono essere accuratamente lavate prima del consumo o, comunque, sottoposte a cottura. Per lo stesso ragionamento, vietati tutti gli affettati crudi: “Possiamo consumare il prosciutto cotto, ma è bene privilegiare un prodotto senza additivi, senza lattosio – che potrebbe essere usato per colorare di rosa prodotti di bassa qualità – e senza polifosfati”.

Il pesce è un alimento prezioso in gravidanza perché ricco di omega 3, grassi nobili e proteine: tutte sostanze importanti per lo sviluppo del sistema nervoso e cardiovascolare del nascituro. “Se vogliamo consumarlo crudo, dobbiamo essere certi che sia stato abbattuto all’origine, se si tratta di pesce fresco, oppure congelato”. Solo in questo modo ci garantiamo dal rischio di incontrare l’Anisakis, parassita che può causare una grave infezione intestinale. Oppure batteri come la salmonella o virus come quello dell’epatite A. L’abbattimento è un processo industriale che porta a -18°C in un tempo determinato. Non intacca le qualità organolettiche del pesce (perché l’acqua dei tessuti non ghiaccia) e non distrugge la consistenza del prodotto. Se il pesce viene abbattuto in casa, va tenuto per almeno 96 ore in freezer. Sincerandoci che raggiunga effettivamente quella temperatura.

E i frutti di mare? “Suggerisco di evitarne completamente il consumo. Spesso vivono in mari inquinati e sono un ricettacolo di batteri e virus. Quindi a rischio epatite e salmonella”. Se non si riesce a rinunciare, pulitura, cottura (minimo 40 minuti di bollitura) e ispezione (quelle chiuse vanno gettate) devono essere impeccabili. Meglio occuparsene personalmente. “Quanto ai crostacei, sono molto meno utili alla crescita del feto di pesce e frutti di mare. Meglio inserirli tra i cibi vietati in gravidanza, perché spesso provengono da allevamenti intensivi che fanno uso massiccio di antimicotici, disinfettanti e polifosfati”. Infine, attenzione alle potenziali insidie nascoste. “Ad esempio ai pesci marinati. Se non sono bolliti devono essere abbattuti perché la marinatura non annulla i rischi infettivi”, spiega il ginecologo. Un occhio attento, in generale, va riservato a tutti i prodotti pronti dei banchi gastronomia di supermercati e bar. Potrebbero essere potenzialmente inadatti al consumo in gravidanza, magari perché poco cotti.

Frutta e insalata: via libera con alcune accortezze

Sul tema insalata, Ferrazzi non è tassativo. “Se vogliamo mangiarla e siamo certi della provenienza controllata, può bastare un lavaggio accurato con acqua corrente. Senza disinfettanti particolari. Un’insalata di provenienza agricola-commerciale, coltivata in ambiente protetto e lavata massivamente, in gravidanza è più sicura di quella dell’orto di casa e di quella di cui non conosciamo l’origine”. Discorso a parte per i pomodori: “Crescendo più in alto, non sono a portata di gatto. Qualunque sia la provenienza, un buon lavaggio è sufficiente: mai bandirli dalla dieta”.
Buone notizie anche per la frutta a buccia sottile: lavata accuratamente può essere mangiata senza sbucciarla, ma preferendo quella bio. Sì, ad esempio, a ciliegie, albicocche, pesche, mele e pere. La buccia contiene una grande percentuale delle sostanze nutritive. Eliminandola, si perderebbero. “Attenzione, però: la frutta contiene anche fruttosio, che è uno zucchero. Vanno evitate ‘scorpacciate’ che superino l’etto e mezzo al giorno”, avverte l’esperto.
Ancora un consiglio. “Le spezie si possono, anzi, si dovrebbero consumare in grande quantità. Grazie alle proprietà antiossidanti, benefiche per il sistema immunitario. Tutte le spezie – pepe, peperoncino, salvia rosmarino, alloro, curcuma, cardamomo – hanno cioè proprietà anti-aging. E anche il nascituro ne beneficerà”, rassicura il ginecologo.

Tra i cibi vietati, uova e latticini a crudo

“Le uova sono un’ottima fonte proteica, ricche di grassi nobili, proteine, vitamine e sali minerali. Dobbiamo, però, privilegiare quelle biologiche, senza antibiotici, e da allevamenti a terra. Per evitare che si tratti di animali che vivono in ambienti sovraffollati, dove le infezioni sono maggiori e l’uso di antibiotici diventa massiccio”, suggerisce il ginecologo. “Se una gallina si nutre con granturco ed erba, solo un diciannovesimo dei grassi delle sue uova è colesterolo”. Indispensabile, poi, consumarle ben cotte. Tra i cibi vietati, maionese artigianale, tiramisù, zabaione. “Attenzione anche a quando le maneggiamo. Nel guscio possono annidarsi batteri in grandissima quantità e inquinarlo”. L’uovo – e in generale tutti gli alimenti – andrebbe consumato appena preparato, per evitare profilerazione batterica.

Attenzione anche ai formaggi. “Se la filiera di produzione non è controllata secondo le regole europee per la sicurezza alimentare, è meglio evitare quelli molli. Sono possibili veicoli di infezioni, seppur rare, come la Lysteriosi. Meglio privilegiare i formaggi stagionati a crosta dura, molto proteici e ricchi di calcio”, suggerisce Enrico Ferrazzi. “Ricordiamoci, comunque, che non apporta solo calcio e proteine, ma anche molto colesterolo. Limitiamoci a una – due porzioni  a settimana”. Tra i cibi vietati, i formaggi da latte crudo non pastorizzato. Come spesso sono quelli, certo genuini ma sconsigliati in gravidanza, provenienti dalle fattorie. E vale sia per quelli di origine bovina che per quelli ovini e caprini. Altro alimento prezioso, ricco di proteine e di calcio, è il latte. “Se la futura mamma non ha intolleranze, può consumarlo. Evitando il latte crudo non pastorizzato, per lo stesso rischio di Lysteriosi dei formaggi. Il latte alla spina va assolutamente cotto, per pastorizzarlo. Va portato a 40°-41° C, non oltre per non comprometterne le qualità nutrizionali”.

di Giulia Righi

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