Anguria e melone: avanti tutta, anche con il pancione

08 luglio 2019

Anguria e melone: avanti tutta, anche con il pancione

Frutti simbolo dell’estate, hanno numerosi effetti benefici in gravidanza: vediamo perché

Anguria e melone: avanti tutta, anche con il pancione

Vere e proprie delizie di stagione, anguria e melone sono due alimenti preziosi per le future mamme, sia dal punto di vista nutrizionale sia per contrastare alcuni disturbi tipici dell’attesa. Ne abbiamo parlato con Stefania Piloni, ginecologa del centro Ginecea, e Giorgio Donegani, tecnologo alimentare, esperto di nutrizione.

Miniere d’acqua e di sali minerali

“Innanzitutto, anguria e melone sono ricchissimi di acqua e, dunque, fortemente reidratanti. Questa è una caratteristica fondamentale per la donna in attesa, che ha bisogno di un’idratazione maggiore”, spiega Giorgio Donegani. Mangiare 3 fette di melone (circa 300 grammi), ad esempio, equivale a bere due bicchieri abbondanti d’acqua.

Entrambi contengono, inoltre, molto potassio e poco sodio. Questo aiuta sia a prevenire disturbi come crampi e possibili svenimenti, sia a mantenere nei giusti limiti la pressione, cautela fondamentale durante la gravidanza.

Crampi in gravidanzaCome prevenirli

Perfetti per uno spuntino

“Tendenzialmente, anguria e melone non danno grandi problemi di digeribilità. Sono però della stessa famiglia del cetriolo, quella delle Cucurbitacee, e quindi per alcune persone potrebbero risultare pesanti: il consiglio, in questi casi, è distanziarne il consumo dal pasto principale, raccomandazione più che mai valida per le donne in attesa considerando la loro necessità di spuntini frequenti”, spiega Donegani.

Il melone: amico delle ossa e della pelle

Quanto alla pagella nutrizionale, il melone se la cava alla grande: “Oltre ad avere un ottimo contenuto vitaminico – soprattutto di vitamina C e B3 – è ricco di calcio e fosforo. La presenza di questi elementi lo rende un ottimo alleato delle ossa della mamma che, durante l’allattamento, ‘cedono’ calcio al latte destinato al bambino”, spiega la ginecologa Stefania Piloni. “Il melone, inoltre, è diuretico, dissetante e blandamente lassativo, dunque perfetto anche per le future mamme che soffrono di stipsi”.

Buone notizie anche sul fronte della bilancia: “Il melone è poco calorico e, quindi, va bene anche per le mamme che hanno bisogno di controllare il peso e per quelle che, giustamente, sono attente agli eccessi. Per quanto riguarda gli zuccheri, il tenore è medio: il melone ne contiene di più dell’anguria, ma meno, ad esempio, dell’uva”. Di questo occorre tenere conto in caso di diabete gestazionale: “Non bisogna eccedere con le quantità e occorre affidarsi ai consigli di chi sta seguendo la gravidanza, ma non è un frutto proibito”.

Il melone, inoltre, è amico della pelle. “Come rivela il suo colore, è particolarmente ricco di betacarotene, utile per proteggere la cute dal sole, perché favorisce la produzione di melanina”, dice la ginecologa. Un supporto prezioso, specialmente in gravidanza e in presenza delle smagliature tipiche dei nove mesi. “Il beta carotene aiuta anche a prevenire le macchie solari che possono ‘aggredire’ la pelle nell’attesa”, aggiunge Donegani.

“Il beta carotene, inoltre, è un precursore della vitamina A, nutriente del quale la mamma ha bisogno, ma che non deve assumere in eccesso: dato che questa sostanza nel melone è presente come precursore, e non già preformata, l’organismo la trasforma in vitamina A solo nella misura in cui gli serve. Il melone, infine, contiene parecchia vitamina C – due fette ne forniscono più di un’arancia – che contribuisce alla produzione del collagene, aiutando a mantenere la pelle elastica e fresca”.

La varietà più gustosa? “Ovviamente è soggettivo. Molto apprezzati sono senz’altro i meloni cantalupi, o francesini: hanno forma sferica, la buccia giallastra liscia piuttosto sottile e la polpa giallo arancio molto profumata”, dice Donegani. I più comuni sono, invece, i cosiddetti “reticolati”, dalla buccia rugosa e di forma ovoidale.

L’anguria, alleata nel controllo del colesterolo e della pressione

Per quanto riguarda i benefici per le future mamme, l’anguria non è da meno. “È perfetta per levarsi la voglia di dolce senza eccedere con le calorie e gli zuccheri: a dispetto di quello che si potrebbe pensare, infatti, contiene solo 4 grammi di zucchero per un etto di frutta. Il gusto dolce proviene soprattutto da altre sostanze – i polialcoli – non zuccherine”, rivela l’esperto di nutrizione. E la dottoressa Piloni conferma: “Per questo, possiamo introdurla nelle diete ipocaloriche e anche le mamme che devono fare i conti con il diabete gestazionale, pur senza eccedere nel consumo, possono stare tranquille”.

“L’anguria può essere anche una valida alleata per il controllo del colesterolo”, spiega ancora la dottoressa. “Questo è importante in situazioni di colestasi gravidica o, comunque, in tutti quei casi in cui il colesterolo alto è evidente negli esami materni. Inoltre, l’anguria contiene Citrullina, un aminoacido che previene il problema dell’ipertensione. Perciò, l’anguria è indicata per le donne in gravidanza che abbiano un problema di controllo del colesterolo e della pressione, situazioni spesso associate, soprattutto dopo i 38 anni”.

Come sceglierla? Abbiamo tutti ben presente il vecchio trucco del “nocchino”: “Battendo con le nocche della mano sulla buccia, l’anguria – o il melone – non deve risuonare a vuoto, ma produrre un rumore sordo, cupo e debole. Questa è una buona bussola per scegliere frutti maturi al punto giusto”, consiglia il tecnologo alimentare. Tra le varietà, una delle più apprezzate è senz’altro la Sugar Baby: di dimensioni contenute, che raggiungono comunque i 4 chili, si distingue per la buccia scura e sottile”.

Anguria e melone: meglio interi

Per finire: durante la gravidanza, è preferibile avere qualche scrupolo in più. “Succede di trovare questi frutti in vendita già sbucciati o tagliati a metà. Meglio, però, prediligere anguria e melone interi, che potremo conservare in frigorifero senza problemi, in modo da essere sicuri dell’integrità igienica di quello che acquistiamo”, suggerisce Donegani.

 

di Giulia Righi

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