Allergie in gravidanza: cosa devi sapere. I consigli dell'allergologo

14 novembre 2019

Allergie in gravidanza: cosa devi sapere

Come affrontare una reazione allergica se aspetti un bebè, quali farmaci sono consentiti e quali rischi può correre il nascituro

Allergie in gravidanza: cosa devi sapere

Soffri di allergie e stai programmando una gravidanza, oppure hai già scoperto di aspettare un bimbo. Che cosa puoi fare per affrontare l’attesa con serenità, proteggendo la tua salute e quella del nascituro? Quali accortezze adottare e quali farmaci puoi assumere per combattere le allergie in gravidanza? Rispondono l’allergologa Eleonora Nucera, che dirige l’Unità Operativa di Allergologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore, e il ginecologo Marco De Santis, responsabile del servizio di informazione teratologica Telefono Rosso della stessa struttura.

Meglio programmare l’attesa

L’aspirante mamma che soffre di allergie dovrebbe pianificare la gravidanza tenendo conto del proprio disturbo, per ridurre al minimo rischi e disagi per sé e per il bimbo che verrà. “Per esempio, se soffre di allergie stagionali, come quella ai pollini, dovrebbe cercare la gravidanza immediatamente dopo il termine della stagione della loro massima diffusione”, spiega Marco De Santis. “La prima regola per prevenire le reazioni allergiche, infatti, è tenersi alla larga dall’allergene scatenante”.

Se soffre di asma allergico e sta seguendo una terapia, non deve interrompere di propria iniziativa l’assunzione dei farmaci, nel timore che siano dannosi per il piccolo. “L’asma non trattato nuoce allo sviluppo del bambino perché provoca ipossia, cioè inadeguata ossigenazione, nella madre e – di riflesso – nel nascituro e può determinare un parto prematuro e basso peso alla nascita”, dice il ginecologo. “L’importante è avvertire il medico curante del progetto di gravidanza, così che possa rivedere la terapia scegliendo i farmaci più sicuri e il dosaggio più opportuno”.

I farmaci giusti: calibrare rischi e benefici

La scelta dei medicinali per trattare le allergie in gravidanza, col massimo del beneficio e il minimo del rischio, spetta agli specialisti: all’allergologo che ha in cura la futura mamma e al ginecologo che segue la gravidanza. “Meglio scegliere un ginecologo che abbia esperienza nell’assistenza di donne allergiche”, osserva De Santis. “Non tutti hanno competenze specifiche sull’uso dei farmaci in gravidanza. All’occorrenza ci si può rivolgere a un servizio di informazione teratologica, come il Telefono Rosso del Gemelli”.

I farmaci più sicuri durante l’attesa sono quelli per uso locale, che vengono assorbiti solo in minima parte dall’organismo e non raggiungono la placenta. “Per la rinite e la congiuntivite, colliri e gocce nasali a base di antistaminici e blandi vasocostrittori, o spray nasali con corticosteroidi”, dice il ginecologo. “I vasocostrittori sono controindicati, invece, per uso sistemico, cioè per via orale, perché possono nuocere alla circolazione sanguigna placentare e limitare l’apporto di ossigeno al feto. Per via orale si possono assumere all’occorrenza antistaminici, meglio se quelli di I e II generazione. Possono dare un po’ di sonnolenza, ma sono più sicuri rispetto a quelli di nuova generazione perché sono in circolazione da tempo e sono stati ampiamente provati in gravidanza. Per il trattamento di dermatite e orticaria, via libera ai cortisonici per uso locale, che vengono scarsamente assorbiti. All’occorrenza si possono assumere cortisonici anche per via orale, scelti dallo specialista tra quelli col miglior profilo di sicurezza”.

Allergica ai farmaci? Segnalalo al medico

Le donne allergiche a un medicinale devono prestare particolare attenzione. “Bisogna ricordare sempre di avvertire i medici che fanno una prescrizione o somministrano farmaci”, raccomanda De Santis. “Non dare mai per scontato che già sappiano dell’allergia, anche se dovrebbe risultare dalla cartella clinica. Esistono in gravidanza molteplici situazioni che richiedono trattamento con antibiotici anche ad alto dosaggio, come infezioni urinarie, sistemiche oppure la presenza di streptococco beta emolitico a livello vaginale e rettale, che necessita di una terapia con penicillina in travaglio. Chi è allergica a questi medicinali deve farlo presente. La stessa raccomandazione vale per l’allergia al lattice. Chi ne soffre non deve entrare in contatto con dispositivi medici di quel materiale ed è necessario che ne sia a conoscenza il personale sanitario che assiste la futura mamma durante gli esami, le visite, eventuali interventi medici, il parto”.

Allergie in gravidanza: quali rischi per mamma e bebè?

“Durante l’attesa, per effetto dei mutamenti ormonali sul sistema immunitario, le manifestazioni della malattia allergica possono risultare meno intense oppure, al contrario, aggravarsi”, spiega Eleonora Nucera. “Può anche succedere che il disturbo si manifesti per la prima volta proprio nei nove mesi. In questo caso, non sarebbe corretto dire che l’allergia è una conseguenza dell’attesa, perché la malattia allergica è una condizione genetica presente fin dalla nascita, ma occorre un fattore scatenante perché si manifesti e la gravidanza può essere questo fattore”.

Ma cosa succede al nascituro se la futura mamma ha una reazione allergica intensa? “Il sistema immunitario della donna rilascia istamina, una molecola infiammatoria, che provoca contrazioni uterine”, dice Nucera. “Se la reazione è grave, l’istamina può provocare un’interruzione della gravidanza o un parto prematuro. La futura mamma colta da una grave reazione allergica deve assumere immediatamente gli antistaminici o i corticosteroidi, così come il medico curante le ha prescritto di fare in queste situazioni, e poi recarsi subito al pronto soccorso, soprattutto se avverte dolore all’addome”.

Ancor più temibile è la reazione di tipo anafilattico, potenzialmente letale. Insorge improvvisamente e i suoi sintomi caratteristici sono prurito e gonfiore al viso e alla gola, seguiti da un crollo della pressione sanguigna. “Il rischio per la donna e per il nascituro è gravissimo ed è dovuto al crollo pressorio”, spiega Marco De Santis. “Il feto, in particolare, si trova in una situazione di anossia, cioè di assenza di ossigeno, che può ucciderlo oppure, se sopravvive, creare un danno neurologico irreparabile. Chi è soggetto a reazioni anafilattiche porta sempre con sé una siringa di adrenalina pronta per essere iniettata rapidamente. È un salvavita e va usata senza indugio in caso di anafilassi”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

Commenti