Allarme ranitidina: quali sono le medicine sicure per i disturbi gastrici?

04 ottobre 2019

Allarme ranitidina: quali sono le medicine sicure per i disturbi gastrici?

In seguito alle indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco di evitare l’uso di farmaci a base di questo principio attivo, i consigli dell’esperto per rassicurare le future mamme

Allarme ranitidina: quali sono le medicine sicure per i disturbi gastrici?

Il ritiro dal commercio dei medicinali contenenti ranitidina ha innescato un po’ di timori in chi, fino al giorno prima, aveva usato tranquillamente quel farmaco per combattere l’acidità di stomaco. Ma come comportarsi in gravidanza? Di quali molecole possiamo fidarci per trattare i disturbi gastrici tipici dell’attesa? Ne abbiamo parlato con Antonio Clavenna, farmacologo del Laboratorio per la salute materno infantile dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Perché sono stati ritirati i farmaci a base di ranitidina?

“Il ritiro, in Italia, di alcuni lotti dei medicinali contenenti ranitidina, un farmaco utilizzato per il trattamento dell’ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a iperacidità gastrica, è avvenuto in via precauzionale perché in alcuni lotti erano state rinvenute tracce di nitrosammine, sostanze che possono alterare il Dna e, dunque, causare tumori”, spiega l’esperto. L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ne ha ritirati alcuni lotti prodotti in un’officina farmaceutica indiana e ha momentaneamente esteso il divieto d’uso a tutti i farmaci che contengono ranitidina, in attesa di analizzarli. Adesso le autorità farmaceutiche internazionali sono al lavoro per capire come sia stata possibile la contaminazione. Una causa potrebbe essere l’inquinamento ambientale o degli impianti, oppure le nitrosammine potrebbero essere un sottoprodotto del processo per ottenere il principio attivo del farmaco. Nel frattempo, l’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, ha avviato controlli a tappeto su tutti i medicinali. “Si tratta – ricordiamolo – di provvedimenti precauzionali: adesso si faranno controlli mirati per escludere questa specifica presenza e valutare il grado di contaminazione. Il ritiro di lotti a scopo cautelare è molto frequente ed è già accaduto in passato anche con altri farmaci: lo scorso anno, ad esempio, con un anti-ipertensivo”, spiega l’esperto.

Cosa fare in gravidanza?

Una donna incinta che abbia usato fino a ieri un farmaco a base di ranitidina può stare tranquilla? Niente panico: le nitrosammine, in realtà, si trovano anche nel nostro ambiente. “Sono sostanze chimiche prodotte dai nitriti, e dunque succede di rinvenirle anche in alimenti che contengono questi conservanti, come la carne in scatola o gli insaccati. Anche nell’acqua potabile sono presenti nitrati – che a loro volta si possono trasformare in nitriti – in dosi molto ridotte”, spiega Clavenna. Finché però si tratta di “tracce”, di quantità infinitesimali, è tutto sotto controllo. Il problema è l’accumulo. “Il rischio è trascurabile per chi ha assunto farmaci a base di ranitidina in modo sporadico. Il potenziale pericolo si lega alle terapie croniche”, argomenta l’esperto.
Se si ha in casa un farmaco a base di ranitidina e lo si stava assumendo, è bene parlarne con il proprio medico, il ginecologo o il farmacista che sapranno suggerirci un’alternativa per il problema dell’acidità in gravidanza. Perché le alternative, sicure, ci sono. Vediamo quali.

Bruciori di stomaco e reflusso

“Per l’iperacidità in gravidanza, e dunque per quei disturbi tipici soprattutto del primo trimestre come i bruciori di stomaco, si consiglia in prima battuta un antiacido a livello locale, che non viene cioè assorbito a livello dello stomaco, ma limita la sua azione al blocco dell’acido e alla protezione della mucosa gastrica”. Fanno parte di questa classe i prodotti a base di idrossido di alluminio e idrossido di magnesio e il magaldrato. Unica accortezza: se si stanno assumendo altri farmaci, come l’acido folico o gli integratori di ferro, è bene distanziarli di un paio d’ore dagli antiacidi, che potrebbero ostacolarne l’assorbimento. “Un’altra classe di medicinali utilizzabili anche in gravidanza, quando non sono sufficienti gli antiacidi locali, è quella degli inibitori di pompa protonica, come l’omeoprazolo e i farmaci della stessa classe della ranitidina, per esempio famotidina o nizatidina.

“Antiacidi, inibitori di pompa e, in alcuni casi, farmaci come il metoclopramide sono indicati anche per il trattamento del reflusso gastroesofageo, un altro disturbo tipico della gravidanza”, aggiunge il farmacologo.

Nausea, vomito e iperemesi

“Per le donne in attesa tormentate dalle nausee è indicata un’associazione tra vitamina B6 (piridossina) e doxilamina, un antistaminico: si tratta di un farmaco sulla cui sicurezza in gravidanza abbiamo dati solidi”, spiega Clavenna. “Un altro medicinale indicato in questi casi è ancora il metoclopramide, usato sia come antiemetico, cioè per bloccare il vomito, che come antinausea”.

Per il trattamento dell’iperemesi gravidica, un disturbo che comporta episodi di vomito ripetuti e persistenti, gli studi disponibili non consentono, per ora, di stabilire quali siano i trattamenti farmacologici più efficaci. “È innanzitutto importante reidratare e ripristinare i sali persi a causa del vomito. I farmaci raccomandati sono prometazina, proclorperazina, metoclopramide o, nei casi più gravi, clorpromazina”, aggiunge il farmacologo.

ZenzeroUn aiuto per combattere la nausea

Il caso ondansetron

È stato oggetto di un recente “allarme” anche l’ondansetron, un altro farmaco contro la nausea. “L’Aifa ha dato il divieto di assunzione per le donne nel primo trimestre di gravidanza, a scopo precauzionale, perché uno studio ha evidenziato un possibile aumento delle malformazioni fetali. In Italia, comunque, non è un farmaco di uso comune, ma limitato soprattutto al trattamento della nausea e del vomito associati a chemioterapia e interventi chirurgici”, spiega il farmacologo.

Medicine come ultima spiaggia

Ricordiamoci comunque che, in tutti i casi di disturbi gastrici gravidici (dunque bruciori, nausee, vomito, reflusso), le medicine andrebbero lasciate come ultimo rimedio. “La prima strada da tentare è quella di modificare le proprie abitudini alimentari”, raccomanda Clavenna. “Andrebbero fatti spuntini piccoli e frequenti, privilegiando i carboidrati capaci di tamponare l’acidità gastrica ed evitando fritti, cibi grassi o piccanti. I liquidi andrebbero assunti, a piccoli sorsi, distanziati dai cibi solidi, per evitare la distensione dello stomaco, che può essere causa di questi disturbi”. A queste, si aggiungono altre accortezze comportamentali. “Può essere d’aiuto una leggera attività fisica, come una camminata, dopo pranzo. Inoltre, è bene consumare una cena leggera, non coricarsi subito dopo mangiato e dormire leggermente rialzati, ad esempio sollevando la testata del materasso grazie all’uso di un cuscino”, conclude l’esperto.

 

di Giulia Righi

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