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Sigarette nemiche della cicogna

Sigarette nemiche della cicogna

Si calcola che il 13% dei disturbi della fertilità a carico delle donne sia correlato al fumo, ovvero che sia provocato o acuito dall’abitudine a ricorrere alla sigaretta. Vediamo perché.

Il fumo danneggia il DNA

Boccata dopo boccata, la nicotina e il benzopirene, una sostanza cancerogena presente nel fumo, si accumulano nelle ovaie. In particolare, si accumulano nel liquido che circonda l’ovocita all’interno del follicolo, alterano il processo di maturazione dell’ovocita stesso e ne danneggiano il DNA. Inoltre, la nicotina interferisce con la produzione degli ormoni estrogeni e può rendere il ciclo irregolare.

La gravità del danno è proporzionale al numero di sigarette accese ogni giorno ed è tanto maggiore quanto più a lungo la donna ha fumato nel corso della sua vita. Ma non esiste una soglia di sicurezza al di sotto della quale il tabacco può essere considerato innocuo. Fumare tanto è peggio che fumare poco, fumare poco è peggio che non fumare affatto e anche le cosiddette sigarette light comportano rischi.

Così si riducono gli ovociti

Una donna di trent’anni che consuma dalle 10 alle 20 sigarette al giorno ha le ovaie di una quarantenne. Per concepire spontaneamente impiega in media un anno in più rispetto a una coetanea che non fuma. Ma non è tutto: l’abitudine al fumo riduce le probabilità di successo anche per le donne che cercano il concepimento con l’aiuto della fecondazione assistita. In media, per una fumatrice è necessario il doppio dei cicli di stimolazione ovarica rispetto a una non fumatrice per riuscire ad avviare la gravidanza. Senza contare che il tabagismo anticipa la menopausa.

I danni provocati dalle sostanze contenute nelle sigarette erodono la riserva ovarica, cioè distruggono progressivamente la riserva di ovociti disponibili nelle ovaie. Fin dalla nascita, infatti, ogni donna dispone di una quantità precisa di ovociti che si esaurisce via via nel corso degli anni, fino ad arrivare alla menopausa. “È una questione cui le giovani prestano poca attenzione, perché la considerano lontana nel tempo”, commenta la ginecologa, “ma non dimentichiamo che l’età media della prima gravidanza si è spostata in avanti e le ventenni fumatrici di oggi potrebbero ritrovarsi un domani in menopausa precoce prima di realizzare il loro desiderio di maternità”.

Smettere ancor prima di cominciare

La strategia vincente è non iniziare mai a fumare e, per chi ha già iniziato, interrompere al più presto. Tante donne rinunciano alle sigarette quando scoprono di aspettare un bimbo. È corretto, ma non basta. Se si programma una gravidanza, è meglio smettere prima possibile per aumentare le probabilità di concepimento e per essere certe di non fumare a concepimento avvenuto, prima di scoprire di essere incinte.

Nelle prime fasi dell’attesa il fumo può compromettere il corretto impianto dell’ovocita fecondato, aumenta il rischio di gravidanza ectopica, cioè di impianto all’esterno dell’utero, per esempio in una tuba, e la possibilità di aborto spontaneo. Col passare dei mesi, interferisce con il funzionamento della placenta e aumenta la probabilità di ridotto accrescimento fetale, basso peso alla nascita, rottura prematura delle membrane e parto pretermine. Inoltre, i bimbi che in utero sono stati esposti alle sostanze tossiche contenute nel fumo sono più vulnerabili alle malattie respiratorie e corrono un rischio maggiore di soffrire da adulti di patologie cardiovascolari.

A rischio anche la fertilità maschile

È consigliabile che anche l’aspirante papà rinunci alle sigarette prima di provare a concepirea. Il danno vascolare prodotto dal fumo è tra i principali fattori di rischio della disfunzione erettile. Detto in parole povere, favorisce l’impotenza. Inoltre, nicotina e monossido di carbonio riducono la mobilità degli spermatozoi e ne alterano il DNA. Senza contare che il fumatore espone la partner e, in seguito, il figlio ai rischi del fumo passivo.

Quando le Italiane dicono basta

Da un’indagine pubblicata nel 2012 dall’Istituto Superiore di Sanità e condotta su oltre 2.500 donne che hanno partorito nel 2009 risulta che il 21,6% di loro fumava prima della gravidanza. La maggioranza delle fumatrici ha smesso non appena ha scoperto di aspettare un bimbo. Solo il 6,7% delle partecipanti allo studio ha continuato a fumare durante l’attesa, limitandosi a ridurre il consumo quotidiano di sigarette.

Altre ricerche hanno evidenziato che circa un terzo delle fumatrici che smettono in occasione di una gravidanza si libera per sempre della dipendenza dalle sigarette.

Mancano dati sulla percentuale di aspiranti mamme che rinuncia al fumo prima di provare a concepire. Sono di certo meno delle donne che smettono a gestazione già avviata, perché è ancora scarsa la consapevolezza dei danni arrecati dalle sigarette alla fertilità.

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