apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Se il secondo figlio non arriva

Se il secondo figlio non arriva

“Dottore, non capisco. Per avere il primo figlio non abbiamo avuto alcun problema e ora che stiamo cercando di dargli un fratellino avviare una gravidanza sembra quasi impossibile. Come mai? Che cosa è cambiato?”.

Non è raro che i ginecologi si sentano rivolgere questo tipo di domande. Si tratta infatti di un problema sempre più diffuso, che ha un nome preciso: infertilità secondaria. “Sono moltissime le donne che si rivolgono ai medici con questo dilemma”, conferma  Stefania Piloni, ginecologa a Milano. “Una coppia su 5 impiega almeno un anno per concepire il secondo figlio”.

Come mai il fenomeno è in aumento?

“Il fatto che una donna che è già madre non riesca a restare incinta una seconda volta  può dipendere da problemi di ovulazione o da eventuali revisioni uterine avvenute in conseguenza di un’interruzione di gravidanza (il cosiddetto raschiamento). Ma per lo più è causato da alterazioni dell’equilibrio ormonale o da problemi come la fibromatosi uterina (perdita di elasticità dell’utero): cioè da questioni strettamente legate all’età. La crescita del fenomeno ha dunque motivi sociali: oggi la maggior parte delle donne arriva ad avere il primo figlio a 33-35 anni, che è proprio l’età in cui inizia la decrescita della fertilità femminile. Se poi si attende qualche anno per cercare il secondo bambino, si raggiungono facilmente i 38 anni, che è il limite massimo per avere una gravidanza. A 40 anni, secondo le statistiche, diventa estremamente difficile”.

Quale intervallo dovrebbe esserci tra una gravidanza e l’altra?

“Dipende dai casi: innanzi tutto, se si allatta il primogenito è bene portare a termine l’allattamento. Se il primo  parto è andato bene e la donna non ha alcuna alterazione patologica, il consiglio può essere di aspettare circa 1 anno, anche per riprendere le forze. In ogni caso, quando l’età è quella sopra ricordata, meglio non aspettare troppo”.

Come mai molte coppie attendono anche 3 anni per il secondo figlio?

“A volte, dopo una certa ansia vissuta nell’attesa del primo la coppia, comprensibilmente, si rilassa… Sapendo di essere fertili e compatibili, lui e lei pensano di avere la ‘ricetta’ in tasca e lasciano passare del tempo. Poi, dopo qualche anno, si decide di provare e… tac: arriva lo ‘sgambetto’ della natura”.

Che cosa succede alla donna verso i 40 anni?

“Nell’organismo femminile si verificano alterazioni ormonali che diminuiscono la riserva ovarica. Ciò mette in crisi la fertilità ed espone l’eventuale nascituro al rischio di malattie cromosomiche”.

E per l’uomo non c’è un limite di età?

“Ebbene sì, anche per gli uomini c’è un limite. Sebbene si sia sempre detto che possono procreare fino a età molto avanzata, gli studi più recenti mettono in luce almeno tre fattori che possono incidere sulla fertilità maschile o sconsigliare la paternità  intorno ai 50 anni. Innanzi tutto, lo stress causato dal lavoro, dai ritmi della vita quotidiana, da preoccupazioni di vario tipo, che colpisce molto gli uomini ma anche i loro testosteroni. In secondo luogo, è piuttosto diffuso l’adenoma prostatico: un disturbo benigno ma che decrementa la fertilità. In terzo luogo, alcune ricerche sembrano dimostrare una correlazione tra età paterna superiore ai 50 anni e rischio di autismo  nel nascituro. Tutte indicazioni per i cinquantenni a fare attenzione nel decidere di diventare padri”.

Ci sono cure possibili per la fertilità secondaria?

“Per l’uomo esiste una terapia poco invasiva: integratori in capsule mirati ad aumentare la corsa degli spermatozoi. Per la donna la cura c’è, ma è molto più impegnativa: si tratta di una terapia ormonale tramite iniezioni sottocutanee sul ventre, da praticare 15 giorni ogni mese. È una terapia che può dare dei risultati ma, oltre a non essere piacevole, può causare a sua volta stress: la fertilità dunque a volte si recupera, ma a un certo prezzo”.

Lei che cosa consiglia?

“Personalmente ritengo che uomini e donne non dovrebbero sentirsi eterni e dovrebbero entrambi accettare i propri limiti. Volere un figlio a 40 o 50 anni significa averne circa 60 quando lui ne avrà 15. È bene interrogarsi su questo e chiedersi: vogliamo qualcuno di cui prenderci cura, o qualcuno che si prenda cura di noi?”.

 

Elisabetta Zamberlan

Commenti