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Pma, ecco i centri più attivi in Italia

I dati sono pubblicati sul portale www.doveecomemicuro.it. Che confronta le performance delle strutture per numero di cicli. E consiglia come individuare quella più adatta alle varie esigenze

Pma, ecco i centri più attivi in Italia

Pma, scegliere la struttura giusta non è facile. E affidarsi al passaparola non basta. Perché i fattori che possono determinare un buon esito della procreazione medicalmente assistita sono molti. Per esempio, “la giovane età della donna, che ha più probabilità di avviare una gravidanza”. Oppure “il minor lasso di tempo dedicato alla ricerca del bambino”. Ecco perché, per farsi un’idea della bontà di un centro, “è fondamentale consultare fonti affidabili“. Lo sostengono gli esperti Carlo Favaretti, Alessandro Solipaca, Elena Azzolini e Silvio Capizzi, membri del comitato scientifico del portale www.doveecomemicuro.it. Sito che consente di confrontare le performance di tutte le strutture sanitarie sulla base dei dati diffusi dall’Iss, Istituto superiore di sanità. Qui, ora, l’attenzione è centrata sulle cifre fornite dal Registro nazionale di Pma riferite al 2015. Sono le più recenti. E consentono di tastare il polso delle procedure di fecondazione assistita. Che in Italia, ancora, non scoppia di salute.

PmaCome scegliere il centro giusto

Pma, eppur si muove

Qualche segnale di crescita, a dire il vero, c’è. I centri che effettuano queste tecniche sono saliti a 359 (erano 356 nel 2014). Solo 132 però (il 37%) è in regime di convenzione con il sistema sanitario nazionale. In compenso, proprio le strutture convenzionate sono le più attive, avendo erogato il 66% delle prestazioni. Le Regioni più “stataliste” sono Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Valle d’Aosta e Sardegna, dove la Pma è solo pubblica. In fondo alla classifica, invece, troviamo Lazio (19%), Sicilia (5%), Calabria (2%) e soprattutto Molise. Dove non esistono strutture di questo tipo. Se invece guardiamo al dato complessivo – che tiene conto, cioè, sia dei centri pubblici/convenzionati che di quelli privati – scopriamo che è di gran lunga la Lombardia la regina d’Italia, con oltre 20.500 mila interventi. Seguono, staccatissime, Toscana (5.700) ed Emilia Romagna (3.900).

È la tecnica che fa il centro

Però, per valutare i centri italiani – sostengono gli esperti del portale doveecomemicuro.it – bisogna tenere conto anche del tipo di prestazioni erogate. Le tecniche più complesse, cioè la Fivet (Fecondazione in vitro con embryo transfer) e la Icsi (Iniezione introcitoplasmatica dello spermatozoo), possono essere eseguite solo in strutture di o 3° livello. Che, limitatamente all’ambito pubblico o privato convenzionato, sono 92 e oltre la metà si trova al Nord (51). Quelle di 1° livello, invece, possono praticare solo la Iui (Inseminazione intrauterina). Ben più rari i centri che eseguono altre tecniche specifiche, come i trattamenti per le coppie siero-discordanti, richiesti quando uno dei partner ha contratto una malattia contagiosa come l’Hiv o l’epatite C. Sono soltanto 22. E solo 10 operano in regime pubblico o in convenzione, quasi tutti in Toscana (6). La fecondazione eterologa, poi, che prevede la donazione di gameti esterni alla coppia, è un tasto ancor più dolente. Le strutture pubbliche o private convenzionate che la praticano, infatti, sono appena 19, e neanche una al Sud.

Pma, le tecnicheLeggi

I primi della classe

La palma del centro più attivo e all’avanguardia in Italia va alla Irccs Humanitas-Rozzano, che nel 2015 ha effettuato 2.409 cicli di Icsi e Fivet. Seguono il Demetra di Firenze (1.955), il Chianciano Salute (1.762), gli Istituti clinici Zucchi di Monza (1.679) e il Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro, Bergamo (1.470). Sono tutte strutture private convenzionate con il Ssn. C’è però una seconda graduatoria, che riguarda solo le procedure di inseminazione intrauterina. Qui la prima della classe è la Casa di cura Santa Maria di Bari (586), davanti all’ospedale Sacco di Milano (547), all’Humanitas-Rozzano (492) e all’ospedale Microcitemico Brotzu di Cagliari (400). Al quinto posto, a pari merito, sono il San Filippo del Ponte di Varese e l’Azienda ospedaliera di Perugia, entrambi con 353 cicli. In questa classifica prevalgono invece le strutture pubbliche. Lo sono tutte, eccetto l’Humanitas – come abbiamo visto – e la Casa di cura Santa Maria.

Il decalogo per scegliere bene

Ma come orientarsi nella scelta della struttura giusta dove sottoporsi a Pma? Doveecomemicuro.it individua 10 domande che è bene porsi prima di prendere una decisione. Eccole.

1. Il centro esegue la tecnica indicata per la problematica alla base della diagnosi di infertilità? È importante saperlo. Per fare un esempio, si consideri che la Iui è indicata nei casi lievi o di sterilità inspiegata. E viene praticata solo se la donna è giovane, le tube funzionano bene e la ricerca della gravidanza è appena cominciata.

2. La struttura di Pma è di 1°, 2° o 3° livello? Si è detto che i centri di 1° livello possono praticare solo la Iui. Mentre gli altri, oltre alla Fivet e alla Icsi, effettuano per esempio anche tecniche di prelievo chirurgico degli spermatozoi. O di crioconservazione di ovociti e embrioni. La distinzione fra 2° e 3° livello dipende dal tipo di anestesia che è necessario adottare.

3. Quali sono i tempi di attesa? Se sono lunghi – anche 1 o 2 anni – possono fare la differenza. Soprattutto se la donna non è più giovanissima.

L’età è un fattore da considerare

4. Il centro risponde alle esigenze di una donna con più di 34 anni? Dopo questa età, infatti, diminuiscono le possibilità di procreare,  anche ricorrendo alla Pma. In questo caso, meglio orientarsi su una struttura di 2° o 3° livello, in grado di attuare tecniche complesse. E dove l’attesa è minore.

5. Effettua un alto numero di cicli di Pma all’anno? Non è solo una questione di quantità. Più cicli si effettuano, più alto è il grado di competenza della struttura. E le possibilità di successo aumentano.

6. La struttura è pubblica, privata convenzionata o privata? Nei primi due casi il centro è più economico o del tutto gratuito. Ma i tempi di attesa si potrebbero allungare.

7. Adotta tecniche di congelamento di ovociti ed embrioni (Fer o Fo)? Lo scongelamento di ovociti ed embrioni prelevati dopo la stimolazione ovarica dà maggiori garanzie. Perché, in caso di fallimento delle tecniche “a fresco”, offre un 25% di probabilità in più di avviare una gravidanza. A tutte le età.

Meglio sotto casa

8. È importante che il centro sia vicino a casa? Certo. Può semplificare la vita alla coppia e ridurre i giorni di lavoro persi.

9. Esegue anche trattamenti per coppie siero-discordanti? È una condizione fondamentale se uno dei due partner è affetto da malattia infettiva contagiosa.

10. Effettua la fecondazione eterologa? Questo tipo di Pma è richiesto qualora sia indispensabile avvalersi della donazione di gameti esterni alla coppia. I centri che la praticano, però, sono pochi in Italia. Del resto, questo tipo di fecondazione assistita è stata ammessa nel nostro Paese solo dopo una lunga battaglia e polemiche furiose. Che hanno sicuramente lasciato pesanti strascichi.

FB.

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