Non rimango incinta, cosa devo fare?
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Gli ostacoli al concepimento

Endometriosi, ovaie policistiche, irregolarità mestruale, sovrappeso e sottopeso, anticoncezionali, infezioni sessualmente trasmesse, fumo... ecco perché non rimani incinta

Gli ostacoli al concepimento

“Ci ho provato mille volte, ma non rimango incinta”. Se ti sei sentita così allora devi sapere che la fertilità è un meccanismo complesso, che può essere influenzato da diversi fattori: il metabolismo, lo stress fisico e psicologico, eventuali patologie.

Se si desidera rimanere incinta, è consigliabile un colloquio con il ginecologo di fiducia, che valuterà la storia medica e la regolarità del ciclo mestruale e, tramite la visita e l’ecografia, verificherà l’assenza di ostacoli alla ricerca di un bebè. Non sono necessari esami più approfonditi, a meno che i tentativi di concepimento siano infruttuosi già da un anno. Occorrono esami supplementari se la donna sa di essere affetta da una patologia della sfera riproduttiva, come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico o se in passato ha sofferto di malattia infiammatoria pelvica.

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Ecco quali sono i più comuni ostacoli al concepimento e come affrontarli nel migliore dei modi.

  • Endometriosi

    Il meccanismo all’origine del disturbo è ancora sconosciuto. La malattia consiste nella presenza di frammenti di endometrio, il tessuto che riveste la superficie interna dell’utero, su altri organi: le ovaie, le tube, il peritoneo. L’endometriosi può presentarsi in forma leggera, con sintomi minimi, e non ostacolare in alcun modo il concepimento e la gravidanza. Nelle sue forme più serie, però, può causare infertilità e può quindi essere trattata con farmaci ormonali che bloccano il ciclo ovulatorio e riducono progressivamente l’infiammazione, oppure rimuovendo le isole di tessuto anomalo. Se la malattia è di ostacolo al concepimento, un intervento farmacologico o chirurgico tempestivo può in molti casi ripristinare la fertilità.

  • Sindrome dell’ovaio policistico

    La micropolicistosi ovarica, o sindrome dell’ovaio policistico, è un disturbo ormonale che interessa circa il 10% delle donne in età fertile. È caratterizzata da una disfunzione dei follicoli dell’ovaio, la cui maturazione si interrompe prima di liberare l’ovocita. Sul tessuto ovarico si formano così tante piccole cisti, visibili all’esame ecografico, e i cicli risultano irregolari e talvolta anovulatori.
    Le ovaie disfunzionali producono un eccesso di ormoni maschili, che provocano una varietà di disturbi e disagi estetici: acne, capelli grassi, aumento della peluria, tendenza all’obesità e maggior rischio di diabete. Efficaci per il trattamento sono i contraccettivi ormonali somministrati per via orale o transdermica, che mettono a riposo le ovaie riducendo la produzione di testosterone.
    Non sempre la micropolicistosi comporta infertilità. In presenza di ripetuti cicli anovulatori che impediscono il concepimento, l’aspirante mamma può fare ricorso alla stimolazione farmacologica dell’ovulazione, che in una buona percentuale di casi consente l’avvio di una gravidanza. Durante l’attesa deve essere ben seguita, perché corre un rischio aumentato di diabete gravidico e preeclampsia.

  • Irregolarità mestruali

    Si considera regolare un ciclo che va dai 26 ai 32 giorni, con mestruazioni che durano dai quattro ai sei giorni. Cicli di durata inferiore o superiore, cicli che saltano e assenza di mestruazioni possono dipendere da fattori diversi. I disordini della periodicità possono essere la conseguenza di obesità, sottopeso estremo o di un dimagrimento repentino. Un ciclo più breve della norma spesso è dovuto a insufficienza della fase luteale, cioè a una produzione inadeguata di progesterone dopo l’ovulazione, un disturbo facilmente risolvibile somministrando l’ormone per via orale, vaginale o per iniezione. Un ciclo eccessivamente lungo può essere un sintomo di ovaio policistico.
    Un’altra causa frequente di alterazioni della durata del ciclo è l’ipotiroidismo, cioè un ridotto funzionamento della tiroide, per cui la raccomandazione è di sottoporsi al dosaggio ematico degli ormoni tiroidei. L’infertilità da ipotiroidismo si corregge facilmente assumendo per via orale gli ormoni tiroidei mancanti.
    Infine, le irregolarità mestruali possono essere anche la spia dell’approssimarsi della menopausa. Non escluderei questa possibilità neppure in una donna giovane, dal momento che per il 25% delle donne la menopausa arriva prima dei 45 anni e per l’1% prima dei 40. In presenza di irregolarità marcate del ciclo mestruale, dunque, si consigliano esami specifici per valutare la riserva ovarica: dosaggio ematico dell’ormone FSH ed ecografia transvaginale alle ovaie. In caso di accertata diminuzione della riserva ovarica, si può tentare il concepimento con una stimolazione farmacologica dell’ovulazione o con un intervento di fecondazione assistita.

  • Pillola anticoncezionale

    I contraccettivi ormonali inibiscono temporaneamente e reversibilmente la capacità riproduttiva della donna. La sospensione del contraccettivo ripristina immediatamente la fertilità ed è possibile tentare il concepimento già dal mese successivo, senza alcuna controindicazione. Anche la spirale ha un effetto contraccettivo reversibile, ma è sconsigliato il suo utilizzo alle donne giovani e nullipare, perché il suo inserimento aumenta leggermente il rischio di infezioni vaginali che, alla lunga, potrebbero ridurre la fertilità.

  • Infezioni sessualmente trasmesse

    Le infezioni da Clamydia trachomatis e da gonococco sono tra le prime cause di infertilità per danni alle tube. Si contraggono attraverso rapporti sessuali non protetti e, se non vengono diagnosticate e curate con prontezza, possono risalire le vie riproduttive e indurre un’infiammazione pelvica che, a sua volta, può provocare la chiusura delle tube con conseguente infertilità. Tutte le donne, fin da giovani, dovrebbero imparare a difendersi dal rischio delle malattie sessualmente trasmesse con l’uso del preservativo per tutelare la loro futura capacità riproduttiva. È importante, poi, rivolgersi senza indugio al ginecologo in presenza di sintomi che facciano sospettare un’infezione vaginale: perdite vaginali, bruciore, prurito, dolore durante i rapporti sessuali… Con un tampone vaginale, il ginecologo sarà in grado di diagnosticare con esattezza l’origine del disturbo e prescrivere il trattamento antibiotico più efficace per risolverlo.
    Il rischio di infertilità per occlusione delle tube è del 12% per le donne che hanno avuto anche un singolo episodio di salpingite, cioè un’infiammazione di natura infettiva delle tube. Il rischio raddoppia a ogni ricaduta e triplica se l’infezione non viene trattata entro tre giorni dalla comparsa dei sintomi.

  • Sigarette

    Il tabacco è nemico della fertilità, il 13% dei casi di infertilità femminile è imputabile al fumo. Componenti del fumo come il cadmio, il benzopirene e la nicotina si accumulano nel tessuto ovarico e distruggono i follicoli, provocando l’invecchiamento precoce dell’apparato riproduttivo, un effetto tanto più marcato quante più sigarette la donna accende ogni giorno. Le ovaie di una fumatrice assidua (20 o più sigarette) possono essere biologicamente più vecchie anche di dieci anni rispetto a quelle di chi non fuma. Il fumo riduce le probabilità di concepire spontaneamente e diminuisce fortemente le probabilità di successo dei trattamenti di fecondazione assistita, per i quali c’è bisogno di una dose più elevata di farmaci al fine di produrre un numero di ovociti utile.
    In più, fumare durante l’attesa incrementa il rischio di aborto spontaneo, malformazioni fetali, insufficienza placentare, basso peso alla nascita e parto prematuro.

  • Peso corporeo

    L’obesità comporta alterazioni del metabolismo dell’insulina, che si associano a modificazioni della funzionalità dell’ovaio con conseguente irregolarità mestruale e riduzione della fertilità. Inoltre, nelle riserve di grasso corporeo è presente un ormone, l’androstenedione, la cui attività può interferire con il meccanismo di regolazione del ciclo mestruale.
    All’opposto, anche l’estrema magrezza (meno del 22% di grasso corporeo) o una perdita di peso sostanziale e repentina possono alterare il ciclo ovulatorio fino all’amenorrea.  In queste circostanze si attiva un meccanismo di protezione naturale, frutto della storia evolutiva della nostra specie. L’organismo della donna, privato di sostanze nutrienti fondamentali, blocca l’attività ovulatoria per proteggersi dal rischio di concepire e di avviare una gravidanza in condizioni fortemente sfavorevoli. Il blocco è temporaneo. Non appena la situazione si normalizza, le mestruazioni riprendono.
    Obesità ed estrema magrezza sono responsabili, insieme, del 12% dei casi di infertilità femminile. Nel 70% dei casi, quando il peso torna nella norma, anche la fertilità viene recuperata.

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Quanto influisce lo stress

In quale misura lo stress influisca negativamente sulla fertilità femminile è argomento dibattuto. È dimostrato che condizioni straordinarie di stress fisico o emotivo possono bloccare temporaneamente il ciclo ovulatorio. Per esempio, le donne che praticano un’attività sportiva a livello agonistico e si allenano per prepararsi a una competizione possono soffrire temporaneamente di amenorrea. Lo stesso fenomeno è stato osservato nelle donne accolte nei campi profughi dei Paesi in guerra o può accadere nell’eventualità di un grave lutto.

In questi casi è la produzione anomala di cortisolo, l’ormone dello stress, a interferire con la regolazione del ciclo da parte dell’ipotalamo e dell’ipofisi. Non sono documentati, al contrario, disturbi della fertilità dovuti a livelli moderati di stress psicofisico. È consigliabile, comunque, che l’aspirante mamma adotti uno stile di vita regolare, concedendosi un numero soddisfacente di ore di sonno durante la notte.

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