Nei nuovi LEA, procreazione assistita col Servizio sanitario nazionale | Dolce Attesa
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Nei nuovi LEA, procreazione assistita col Servizio sanitario nazionale

Con l’entrata in vigore dei nuovi LEA, omologa ed eterologa sono entrambe comprese tra le prestazioni che il Ssn è tenuto a garantire alle coppie che ne hanno bisogno. Che cosa cambia in concreto?

Nei nuovi LEA, procreazione assistita col Servizio sanitario nazionale

Il 13 gennaio scorso, il Presidente del Consiglio ha firmato il Decreto che aggiorna i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè la lista delle prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire ai cittadini. Ora manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevista a brevissimo, perché i nuovi LEA entrino in vigore.

Ecco cosa dice il Decreto

All’articolo 24 del Decreto si legge: il Servizio Sanitario Nazionale garantisce alle coppie consulenza e assistenza per i problemi di sterilità e infertilità e per la procreazione assistita. L’elenco delle prestazioni ambulatoriali specialistiche include, infatti, l’inseminazione artificiale, la FIVET, l’ICSI e il trasferimento in utero degli embrioni ottenuti con queste tecniche. Queste prestazioni richiederanno il pagamento di un ticket che ogni Regione deciderà in autonomia. C’è poi l’articolo 49 del Decreto di aggiornamento dei LEA che riguarda la donazione delle cellule riproduttive, spermatozoi e ovociti, ora consentita in Italia per l’utilizzo nella PMA eterologa. Il Servizio Sanitario Nazionale, recita l’articolo, garantisce la selezione dei donatori e l’attività di prelievo, conservazione e distribuzione delle cellule. In concreto, che cosa cambierà per le coppie che faranno ricorso a queste tecniche?

Le Regioni adegueranno l’offerta

“L’aggiornamento dei LEA è una novità importante per le coppie affette da infertilità, perché finalmente il loro problema è riconosciuto dallo Stato, che si impegna ad affrontarlo”, dice il ginecologo Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità. “Ora tutte le Regioni dovranno attrezzarsi aprendo centri pubblici o stipulando convenzioni con quelli privati, per offrire la PMA a chi ne ha bisogno. Per il momento nel Paese la situazione è a macchia di leopardo. Ci vorrà un po’ di tempo, il processo di adeguamento non sarà immediato, ma presto le coppie in tutta Italia avranno la possibilità di essere seguite vicino casa. Non dovranno più affrontare il disagio di uno spostamento in un’altra Regione”. Indirizzi, contatti e informazioni su tutti i centri per la PMA attivi nel nostro Paese, pubblici e privati, convenzionati e non convenzionati col SSN, è disponibile e continuerà ad esserlo sul sito del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita, curato dall’Istituto Superiore di Sanità. Una coppia potrà, volendo, rivolgersi a carico del SSN a una struttura di una Regione diversa da quella di residenza, se ritiene che offra maggiori garanzie di qualità? “Ancora non lo sappiamo. Verrà deciso in fase di attuazione del Decreto”, risponde il ginecologo.

 

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Ticket e limiti dell’offerta

Per quanto riguarda l’impegno economico dei trattamenti di PMA, non è ancora possibile formulare previsioni. “Ogni Regione deciderà per proprio conto l’entità del ticket, in base ai fondi di cui dispone e alle scelte di politica sanitaria”, spiega Borini. Le singole Regioni verranno chiamate a decidere anche i limiti entro i quali offrire la PMA in compartecipazione di spesa alle coppie con problemi di infertilità. “Quelle che già lo fanno, di solito pongono un limite di età – 43 anni – per le aspiranti mamme e un limite di tre cicli di trattamento, esauriti i quali si ritiene che la probabilità di successo sia troppo bassa per investire altre risorse pubbliche”, dice il ginecologo. “Ovviamente, chi è fuori da questi limiti può sempre tentare a proprie spese in un centro privato”.

L’eterologa e la donazione dei gameti

Anche la PMA eterologa rientrerà tra le prestazioni offerte dal SSN. “I donatori di spermatozoi o di ovociti, per cui in Italia non è previsto alcun compenso o rimborso spese, non pagheranno nulla per gli esami e le procedure mediche, che saranno interamente a carico del Servizio Sanitario”, spiega Borini, “mentre le coppie riceventi pagheranno il ticket come previsto dalla Regione che eroga la prestazione”. Va detto che attualmente in Italia la donazione di cellule riproduttive è quasi nulla. “Per legge non è possibile donare in modo mirato, cioè per esempio una donna non può donare i propri ovociti a un’amica o una parente che ne ha bisogno”, dice il ginecologo. “Essendo inoltre proibiti incentivi economici di qualunque tipo, le uniche che donano sono le aspiranti mamme che si sottopongono a stimolazione ovarica nell’ambito di un trattamento di PMA omologo e producono ovociti in sovrappiù rispetto a quelli che poi utilizzano. In tutti gli altri casi di PMA eterologa, gli ovociti necessari vengono acquistati dalla struttura sanitaria all’estero, in Paesi, come la Spagna, dove le donne vengono incentivate a donare con rimborsi spese abbastanza generosi”.

E le liste d’attesa?

I LEA non contengono alcuna novità per quel che riguarda le liste di attesa per ottenere le prestazioni di PMA, che in alcuni centri pubblici sono abbastanza lunghe. Per quelle si attende l’aggiornamento del Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’attesa, che dovrebbe essere varato entro il 2017 e potrebbe prevedere una soglia massima per il tempo di attesa delle coppie che prenotano il trattamento.

 

Maria Cristina Valsecchi

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