Lo stile di vita del papà influisce sulla salute del nascituro?
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Lo stile di vita del papà influisce sulla salute del nascituro?

Da sempre alle future mamme si raccomanda di mangiar bene, fare attività fisica, riposare, curarsi, non bere, non fumare. I consigli valgono anche per i futuri papà, secondo nuovi studi sempre più numerosi che analizzano il rapporto tra lo stile di vita paterno prima del concepimento e un sano sviluppo del nascituro

Lo stile di vita del papà influisce sulla salute del nascituro?

L’ultima in ordine di tempo è la revisione pubblicata sull’American Journal of Stem Cells e curata da un gruppo di ricercatori della Georgetown University. Secondo gli autori dello studio, dai dati epidemiologici analizzati emergerebbe un legame tra età, dieta, stress psicofisico e consumo di alcool da parte del padre prima del concepimento e il rischio aumentato per i figli di schizofrenia, difetti congeniti, autismo, disfunzioni metaboliche e patologie cardiovascolari.
In che modo lo stile di vita del futuro papà può condizionare la salute del bambino? Che peso ha, rispetto a quello materno? E quali consigli utili se ne possono ricavare per gli uomini?

Tra genetica e ambiente

Un papà diabetico oppure obeso ha probabilmente una predisposizione genetica a sviluppare alterazioni del metabolismo: resistenza all’insulina, ipercolesterolemia, dislipidemia. È possibile quindi che trasmetta al figlio gli stessi caratteri. E su questo non si può far nulla.
Ma il corredo genetico non è tutto. “L’ambiente in cui si formano i gameti, cioè gli ovociti nella donna e gli spermatozoi nell’uomo, influisce sull’attivazione o il silenziamento dei loro geni”, spiega la ginecologa Irene Cetin, membro del comitato scientifico di ASM, Associazione per lo Studio delle Malformazioni. “Questi meccanismi, detti epigenetici, possono compensare la predisposizione a una malattia o al contrario farla emergere. Quindi regolando l’alimentazione, evitando abitudini e comportamenti dannosi si può influire attivamente sulle informazioni che il gamete trasmette all’embrione e condizionarne lo sviluppo. Un uomo geneticamente predisposto all’obesità, che però la tiene sotto controllo adottando abitudini alimentari corrette, può trasmettere al figlio una versione emendata del proprio DNA. In che misura è possibile operare questa correzione? Allo stato attuale della ricerca non siamo in grado di stabilirlo”.

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Conta di più la mamma o il papà?

È evidente, dunque, che i futuri papà condividono la responsabilità delle mamme nei confronti della salute del nascituro. Ma in che proporzione? Pesa di più l’influenza paterna o quella materna?
“Poiché il patrimonio genetico dell’embrione deriva al 50% dalla madre e al 50% dal padre, l’influenza dei due genitori al concepimento è pari”, risponde la ginecologa. “In seguito, però, l’embrione si forma e cresce nell’organismo materno. Quello è l’ambiente che influisce sul suo sviluppo prenatale, sull’attivazione o il silenziamento di determinati geni nel corso dei nove mesi. A conti fatti, quindi, lo stile di vita materno è più determinante di quello paterno”.

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Gli effetti a breve termine

Quello sugli effetti epigenetici dello stile di vita paterno è un settore di ricerca giovane. Gli studi portati a termine finora sono limitati nel tempo. “Non possiamo dire che la cattiva alimentazione paterna prima del concepimento è correlata a un maggior rischio di obesità del figlio in età adulta, perché i figli oggetto di studio non hanno ancora raggiunto l’età adulta”, spiega Cetin. “Sono stati verificati solo effetti a breve termine, per esempio sul peso alla nascita, sulla frequenza dei difetti congeniti o sulla presenza di determinate sostanze nel sangue del cordone. Altri studi ci dicono che questi segnali sono a loro volta correlati a disturbi e rischio aumentato di patologie in età adulta. Per  il momento, però, non abbiamo valutazioni dirette”.

Quanto pesa l’età

È noto da tempo che l’età materna avanzata al concepimento è un fattore di rischio per anomalie cromosomiche come la sindrome di Down e altre patologie. Sembra che il rischio aumenti anche in proporzione con l’età paterna al concepimento. “L’invecchiamento va a detrimento della qualità genetica degli spermatozoi”, spiega Cetin, “che possono presentare delle imperfezioni, più probabili quanto più l’uomo è avanti con gli anni, e trasmettere queste alterazioni all’embrione all’atto del concepimento”.
I ricercatori di Georgetown hanno evidenziato una correlazione tra l’età paterna avanzata e difetti congeniti nei figli, autismo e schizofrenia.

A tavola, più vitamine e sali minerali

“La dieta è un potente fattore epigenetico”, dice Irene Cetin. “Ormai lo sappiamo da tempo e nuove evidenze in tal senso emergono continuamente. Sappiamo, per esempio, che un’alimentazione ricca di vitamine e sali minerali crea un ambiente più adatto per il corretto sviluppo degli spermatozoi e limita il rischio di alterazioni cromosomiche. Negli ultimi anni la qualità dell’alimentazione nei Paesi industrializzati è peggiorata. Ci stiamo progressivamente allontanando dal modello salutare della dieta mediterranea e secondo alcuni specialisti questa tendenza è correlata a un aumento della frequenza degli aborti spontanei nelle prime settimane di gravidanza”.
L’alimentazione materna durante l’attesa può conferire al nascituro una sorta di imprinting metabolico. Secondo lo studio della Georgetown University, l’alimentazione paterna prima del concepimento avrebbe un ruolo analogo.

Sigarette: fanno male a lui, fanno male al feto

“Pensiamo a un uomo che fumava prima del concepimento”, dice Irene Cetin. “A gravidanza avviata continua a fumare e così pure dopo il parto, esponendo la partner incinta e poi il neonato ai rischi del fumo passivo. In che misura eventuali danni alla salute del figlio sono dovuti agli effetti epigenetici del fumo paterno prima del concepimento e in che misura al fumo passivo nei mesi successivi? Per dirimere la questione, uno studio pubblicato qualche tempo fa ha preso in esame un gruppo di figli di donne non fumatrici e uomini fumatori, il cui concepimento è stato frutto di un rapporto occasionale. Le madri e successivamente i figli non hanno avuto alcun contatto con i padri, dunque non sono stati esposti ai rischi del fumo passivo in gravidanza e dopo la nascita. Eppure, al momento del parto l’analisi del sangue del cordone ombelicale ha rivelato la presenza di alcuni marcatori chimici tipici dei bambini figli di fumatori. Sembra dunque provato che il fumo paterno prima del concepimento influisce per via epigenetica sullo sviluppo del nascituro. Non sappiamo ancora in che misura”.

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L’alcol? Altera il DNA

Il consumo di alcool in gravidanza interferisce con lo sviluppo fetale provocando danni di entità crescente all’aumentare delle dosi. Si va dai disturbi del comportamento e dell’apprendimento, a un basso quoziente intellettivo, basso peso alla nascita e iposviluppo di alcuni organi, fino alle più evidenti malformazioni del cranio e del viso, la cosiddetta sindrome feto-alcolica conclamata.
Ma non è solo l’esposizione diretta del nascituro all’alcool a fare danni. Diversi studi su modelli animali e sull’uomo dimostrano che il consumo eccessivo da parte dell’uno o dell’altro genitore prima del concepimento può produrre gli stessi effetti, anche se in gravidanza la madre non assume alcolici. “Come il fumo, anche l’alcol altera l’espressione del DNA nei gameti maschili e femminili”, spiega Irene Cetin. “Il padre forte bevitore può trasmettere al figlio le conseguenze negative della sua abitudine per via epigenetica”.

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Caffè, sì, ma non troppo

Si può bere caffè in gravidanza? Sì, no, con moderazione… Negli ultimi anni si sono succeduti studi con risultati contrastanti, che sono poi rimbalzati sui media generando ondate di allarmismo. Allo stato attuale, gli specialisti raccomandano alle mamme in attesa di limitarsi a un paio di tazzine al giorno.
Di recente, una ricerca pubblicata sulla rivista Fertility and Sterility ha avanzato l’ipotesi che anche un eccessivo consumo paterno prima del concepimento possa creare dei problemi. L’effetto è dose dipendente e comporterebbe un aumento significativo del rischio di interruzione spontanea nelle prime settimane di gravidanza.
“Come l’abuso di alcool, anche quello di caffè crea condizioni sfavorevoli per la maturazione dei gameti e può alterare l’espressione del loro materiale genetico”, dice Irene Cetin. “Senza esagerare con l’allarmismo, è bene tenerne conto e raccomandare anche ai futuri padri di adottare uno stile di vita più sano”.

Di Maria Cristina Valsecchi

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