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Inquinamento ambientale nemico della fertilità

Le evidenze scientifiche sul tema sono inequivocabili. Ma possiamo difenderci con le nostre scelte quotidiane. Lavorando su alimentazione e stili di vita

Inquinamento ambientale nemico della fertilità

Inquinamento ambientale, ecco un nemico della fertilità. Che, non a caso, è in netto calo nei Paesi industrializzati. Negli ultimi 40 anni, infatti, la concentrazione media degli spermatozoi nel liquido seminale si è dimezzata. Le donne incontrano maggiore difficoltà a concepire e dare avvio con successo alla gravidanza desiderata. E aumenta il numero di quelle colpite da endometriosi e policistosi ovarica. Gli specialisti che fanno ricerca sull’argomento – endocrinologi, ginecologi e andrologi – puntano il dito proprio sull’inquinamento ambientale. E, in particolare, su un’ampia classe di contaminanti presenti nell’aria, nell’acqua e nella catena alimentare: gli interferenti endocrini. Sono molecole che hanno la capacità di legarsi ai recettori di vari ormoni, imitandone il comportamento e suscitando reazioni anomale. Oppure mettendoli a tacere. Gli esperti che hanno preso parte a Roma al primo congresso della Società italiana della riproduzione umana li ritengono responsabili di alterazioni dello sviluppo sessuale, di infertilità maschile e femminile, interruzioni spontanee della gravidanza, malformazioni e disturbi metabolici del nascituro. La buona notizia è che possiamo mettere un argine ai danni dell’inquinamento ambientale sulla salute riproduttiva umana. Limitando le situazioni a maggior rischio. E adottando un’alimentazione e uno stile di vita salutari.

Inquinamento ambientale, gli aggressori

Ftalati, bisfenoli, parabeni e idrocarburi policiclici aromatici sono le principali famiglie di interferenti endocrini con cui veniamo in contatto ogni giorno. Li assorbiamo attraverso gli alimenti e l’acqua, per via aerea e attraverso la pelle. Ma da dove vengono? Sono composti chimici impiegati come additivi nella produzione di oggetti di plastica, per renderli più resistenti o al contrario più morbidi, per il trattamento di tessuti antimacchia o idrorepellenti. Si liberano dai gas di scarico dei motori e nei processi di combustione industriali o domestici. Anche dal fumo delle candele e dei fornelletti che bruciano oli essenziali per profumare la casa. Sono presenti nella composizione di alcuni pesticidi, insetticidi, prodotti per l’igiene della casa e cosmetici.

Rischio senza frontiere

“In Italia e negli altri Paesi dell’Unione Europea l’impiego di molte di queste sostanze è stato bandito o comunque regolamentato”, osserva Donatella Caserta, ordinaria di Ginecologia dell’Università La Sapienza di Roma. “Ma in altri Stati vengono tuttora prodotti e utilizzati senza limiti. E gli inquinanti ambientali, si sa, non conoscono frontiere. Quando si diffondono nell’aria e nell’acqua raggiungono ogni angolo del Globo. Inoltre, si tratta di sostanze persistenti, che entrano nella catena alimentare e si accumulano nel tessuto grasso di diversi organismi. Così rimangono nell’ambiente a lungo. Anche dopo che la loro produzione è cessata”.

I danni alla fertilità maschile

Gli interferenti endocrini anti-androgenici, cioè quelli che contrastano gli ormoni sessuali maschili, agiscono sullo sviluppo dell’uomo fin dalla sua vita prenatale. “Superano agevolmente la barriera della placenta e raggiungono il feto proprio durante le fasi più delicate della formazione del suo apparato genitale”, spiega la ginecologa. “Aumentando il rischio di malformazioni e disfunzioni: criprorchidismo, ipospadia, difetti del meccanismo di produzione degli spermatozoi”. Durante la vita adulta, gli interferenti endocrini determinano alterazioni epigenetiche del dna degli spermatozoi. “Non modificano l’assetto dei geni, ma ne stimolano o bloccano l’espressione”, spiega Liborio Stuppia, ordinario di Genetica medica dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara. “Il risultato è una diminuzione della fertilità. E, quando il concepimento avviene, un aumento del rischio di interruzione della gravidanza, di malformazioni e disfunzioni metaboliche del nascituro”. In commercio si trovano da qualche tempo dei test per valutare le alterazioni epigenetiche di un campione di liquido seminale. “Alcuni laboratori di diagnostica offrono questo tipo di analisi”, dice Stuppia. “Attenzione, però, perché si tratta di strumenti ancora privi di validazione scientifica. E, soprattutto, non sappiamo come interpretarne i risultati”.

I danni alla fertilità femminile

Anche l’infertilità femminile affonda in buona parte le proprie radici nella vita prenatale della donna, ancor più di quella maschile. “Mentre l’uomo produce i propri gameti, gli spermatozoi, nel corso della vita adulta, tutti gli ovociti della donna si formano durante il suo sviluppo fetale, nel grembo materno”, spiega Stuppia. “L’azione degli interferenti endocrini durante la gravidanza può quindi danneggiare l’intera riserva ovocitaria della nascitura, alterando per via epigenetica il dna dei suoi gameti”. Studi recenti, poi, suggeriscono che l’azione degli interferenti endocrini sullo sviluppo dell’apparato riproduttivo femminile prima e dopo la nascita sia correlata all’insorgenza di patologie come l’endometriosi e l’ovaio policistico. E anche alla menopausa precoce. “Per la donna, dunque, questi contaminanti comportano un rischio doppio. Di un danno diretto alla sua fertilità. E di uno indiretto alla fertilità e alla salute della generazione successiva, se l’esposizione avviene durante la gravidanza”, afferma Donatella Caserta.

Come difenderci dalla plastica

Se l’inquinamento da interferenti endocrini è onnipresente, come sfuggire ai suoi effetti? “Non possiamo evitare del tutto l’esposizione a queste sostanze. Ma possiamo ridurre il contatto con alcune fonti”, dice Liborio Stuppia. I contenitori destinati al contatto con gli alimenti, i giocattoli di plastica, cosmetici e detersivi prodotti in conformità con le norme europee sono controllati e più sicuri. “Acquistiamo solo quelli che riportano il marchio CE. Non cediamo alle lusinghe di mercatini e venditori ambulanti che offrono a prezzi stracciati prodotti non conformi e di dubbia sicurezza”, raccomanda Donatella Caserta. I contenitori per alimenti, poi, vanno usati nel modo corretto. “Non versiamo bevande calde nei bicchieri di plastica. E non scaldiamo il cibo a microonde nei piatti di plastica, perché non sono fatti per resistere a temperature elevate. Se si sciolgono, possono cedere contaminanti agli alimenti”, avverte Stuppia.

Proteggersi da cotture e fumi

“Alcuni metodi di conservazione, come l’affumicatura, predispongono all’accumulo di interferenti endocrini all’interno dell’alimento”, aggiunge l’endocrinologo Andrea Lenzi, presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita. “È consigliabile quindi consumare prodotti freschi. Lo stesso problema si presenta con la cottura alla brace o arrosto. Bisogna rimuovere con cura tutte le parti carbonizzate dai cibi. E sostituire le pentole antiaderenti che hanno la superficie interna danneggiata”. Se viviamo in una grande città o vicino a una strada trafficata non possiamo evitare l’esposizione ai prodotti della combustione dei motori. “Ma possiamo tenerci alla larga dal fumo del camino, da quello di tabacco, delle candeline di incenso. E possiamo lasciare la finestra aperta quando il fornello o il forno sono accesi in cucina”, prosegue Stuppia.

Dieta e stili di vita, argine efficace

È dimostrato che la suscettibilità all’azione degli interferenti endocrini presenti nell’inquinamento ambientale dipende in parte dalla predisposizione genetica, su cui non possiamo influire, e in parte dal metabolismo, che possiamo modulare con la dieta e l’attività fisica. “Queste sostanze si accumulano nel tessuto adiposo, che agisce come un vero e proprio organo endocrino“, spiega Caserta. Mantenere un indice di massa corporea nella norma, quindi, riduce questo rischio. “Diversi studi hanno evidenziato che la dieta mediterranea e uno stile di vita attivo proteggono l’organismo dalle interferenze epigenetiche dell’inquinamento ambientale”, conclude Stuppia.

Maria Cristina Valsecchi

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