Infertilità di coppia: si comincia da lui | Dolce Attesa
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Infertilità di coppia: si comincia da lui

L’infertilità della coppia è di origine maschile nel 35% dei casi, la stessa percentuale di quella femminile. Ma quando si va alla ricerca delle cause, le indagini iniziano dall'uomo. Come mai?

Infertilità di coppia: si comincia da lui

Quando si cerca un bebè, di solito i medici suggeriscono di aspettare almeno un anno prima di cominciare a effettuare i controlli per identificare eventuali ostacoli al concepimento. A quel punto, gli esperti consigliano di cominciare con l’aspirante papà. Ma per quale ragione, visto che l’infertilità o l’ipofertilità della coppia è di origine maschile nel 35% dei casi, la stessa percentuale di quella femminile? Perché le indagini previste per l’uomo sono meno invasive e meno costose di quelle per la donna.

Primo step, l’analisi del liquido seminale: spermiogramma e spermiocoltura

Due sono gli esami raccomandati per controllare la fertilità maschile, lo spermiogramma e la spermiocoltura. Il primo consiste nell’analisi di un campione di liquido seminale per determinare se la concentrazione degli spermatozoi è normale o inferiore alla norma. Si parla rispettivamente di normozoospermia e oligozoospermia. Ci sono poi la criptozoospermia, che è una carenza grave di spermatozoi e l’azoospermia, che è l’assenza di spermatozoi. Viene determinata inoltre la motilità delle cellule, cioè la loro capacità di spostarsi per risalire le vie genitali femminili e fecondare l’ovocita, e la presenza di alterazioni nella forma degli spermatozoi, che possono comprometterne la funzionalità.

Astenozoospermia è il termine utilizzato per indicare una motilità al di sotto della norma, mentre la teratozoospermia è una presenza rilevante di spermatozoi difformi. Lo spermiogramma serve anche a valutare alcune caratteristiche generali dell’eiaculato che influiscono sulla probabilità di concepimento: il volume, la viscosità e il grado di acidità. L’esame va ripetuto due volte a una distanza minima di sette giorni l’una dall’altra. La spermiocultura, basata anch’essa sull’analisi di un campione di liquido seminale, serve invece a diagnosticare eventuali infezioni batteriche asintomatiche. Se non vengono curate prontamente, possono cronicizzare e danneggiare il liquido seminale, ossidando e frammentando il DNA degli spermatozoi.

L’importanza di un corretto stile di vita

Diversi fattori possono essere all’origine di una ipofertilità maschile. Per esempio, può trattarsi di una causa genetica, di un’infezione silente trascurata e cronicizzata o di un varicocele, una patologia del sistema vascolare dei testicoli. Altri elementi che influiscono sono l’obesità, l’età avanzata, l’abitudine al fumo, il consumo eccessivo di alcolici, l’utilizzo di biancheria e indumenti molto attillati, che mantengono troppo elevata la temperatura dei testicoli. Evidenziato il problema, in alcuni casi è possibile risolverlo con una terapia farmacologica. Si ricorre agli antibiotici se la causa è infettiva, agli ormoni, oppure agli antiossidanti in altre circostanze. Un eventuale varicocele può essere corretto chirurgicamente, ma l’intervento ha una buona efficacia solo se l’uomo ha meno di 30 anni.

Se non è possibile rimuovere le cause dell’ipofertilità, è quasi sempre possibile tentare la via della riproduzione assistita mediante FiVET oppure iCSi. la prima tecnica consiste nel porre lo spermatozoo a contatto con l’ovocita in vitro per favorirne la fecondazione. la seconda, la cosiddetta iniezione intracitoplasmatica, è indicata nei casi più seri di astenozoospermia e teratozoospermia e consiste nell’iniezione dello spermatozoo all’interno della membrana dell’ovocita con un micromanipolatore.

La prevenzione comincia in giovane età

La maggior parte dei fattori responsabili di ipofertilità maschile può essere corretta solo a patto di intervenire precocemente. Purtroppo, però, gli uomini sono poco attenti alla loro salute riproduttiva. Si rivolgono allo specialista solo se hanno problemi evidenti e non si sottopongono a visite di controllo periodiche come invece fanno le donne.
Il varicocele di solito si manifesta nella pubertà e va affrontato prima che produca danni irreversibili. Anche altre alterazioni e difetti dello sviluppo dei testicoli si manifestano precocemente. Per riconoscere questi problemi, però, è necessario rivolgersi all’andrologo almeno una volta al termine dello sviluppo puberale, anche in assenza di sintomi sospetti o di fastidi. È importante che i giovani siano informati sui rischi delle malattie a trasmissione sessuale non solo per la salute generale ma anche, in particolare, per quella riproduttiva.

Altri nemici della fertilità cui prestare grande attenzione sono il fumo, l’alcool, l’uso di anabolizzanti nello sport, l’obesità e la sedentarietà, il contatto con pesticidi e altre sostanze tossiche, l’esposizione frequente dei testicoli a temperature superiori alla norma, come accade quando si tiene il computer acceso appoggiato sulle gambe oppure il cellulare nella tasca dei pantaloni.

Infine, anche per l’uomo l’avanzare dell’età comporta un calo fisiologico della fertilità. Meglio, dunque, non posticipare troppo la ricerca di un figlio per avere più probabilità di successo.

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