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03 marzo 2017

Fibromi uterini: se vuoi un bebè, ora c’è un nuovo farmaco

Un intervento farmacologico precoce con ulipristal acetato può salvaguardare la fertilità e consentire di affrontare gravidanza e parto nelle migliori condizioni

Fibromi uterini: se vuoi un bebè, ora c’è un nuovo farmaco

I fibromi uterini sono i tumori benigni femminili più frequenti. In Italia, ne soffrono più di 3 milioni di donne. Il loro sviluppo dipende da diversi fattori, tra cui la familiarità e l’azione di alcuni ormoni. Sono spesso “silenti”, ma nel 50% dei casi, si manifestano con sintomi che possono condizionare fortemente la quotidianità e la vita di coppia, dando anche infertilità. Generalmente, aumentano di volume e di numero con l’avanzare dell’età e raggiungono il picco tra i 40 e i 50 anni. Dopo la menopausa, poi, tendono a regredire. Fino ad oggi, l’intervento più praticato per risolverli era l’asportazione chirurgica (del fibroma o dell’utero). Ora, però, è disponibile in Italia un nuovo farmaco, rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, che consente di evitare fino all’80% degli interventi: è ulipristal acetato, la prima terapia medica a lungo termine per il trattamento dei fibromi uterini sintomatici.

Quali sono i possibili sintomi?

Sanguinamento abbondante, emorragie mestruali, anemia da carenza di ferro, dolore pelvico, senso di compressione, bisogno frequente di fare pipì e dolore alla penetrazione profonda durante i rapporti sessuali possono segnalare la presenza di un fibroma uterino. Raramente, però, questo viene individuato subito (o perché asintomatico per lungo tempo o perché c’è la tendenza a trascurarne i segnali). “In Italia, si arriva alla diagnosi con un ritardo in media di 4 anni dalla sua comparsa, mediamente a 35 anni”, dice Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica, Ospedale Resnati di Milano. “Riconoscere i propri sintomi è il primo passo per una diagnosi corretta e un percorso di cura più consapevole”, dice Maria Giovanna Labbate, Country Manager di Gedeon Richter Italia. “Per aiutare le donne a coglierli, sono stati messi in rete IT IS MY CHOICE  e FIBROMACONNECT, una community on-line e un portale informativo con approfondimenti e consulenza di esperti, ma anche storie di pazienti e consigli pratici”.

Come capire se c’è qualcosa che non va?

“Per comprendere se il flusso mestruale è anomalo e cogliere i segnali della presenza di un fibroma è bene chiedersi: è cambiato qualcosa nel mio ciclo? È diventato più emorragico? Ho bisogno di cambiare un tampone regular ogni 2 ore (o meno) o un assorbente medio ogni 3 ore? Consumo più di 20 tamponi regular o 25 assorbenti medi per ciclo? Il ciclo dura più di 7 giorni? Devo alzarmi di notte per andare in bagno? Provo dolore durante i rapporti? Mi sento stanca, debole e depressa? Se sì è opportuno contattare il ginecologo. Una diagnosi tempestiva e una terapia appropriata sono fondamentali per ripristinare la salute e migliorare la qualità di vita”, dice Alessandra Graziottin. Convivere con sintomi emorragici, infatti, interferisce anche nella quotidianità: dalla scelta dell’abbigliamento all’uso di assorbenti ingombranti, dalle uscite ai viaggi, fino al dover rinunciare allo sport o al doversi assentare al lavoro.

Fibromi uterini: quando è il caso di intervenire con ulipristal acetato?

“L’opportunità di intervenire con il farmaco dipende da diversi fattori: dalla posizione, dal numero e dal volume dei fibromi oltre che dall’età della donna e dal suo desiderio di avere un figlio o di preservare l’utero”, spiega Alessandra Graziottin. “La localizzazione è molto importante: anche piccoli fibromi sottomucosi (posizionati cioè al di sotto della mucosa dell’utero) possono provocare flussi abbondanti e prolungati, con perdita di ferro 5-6 volte più elevata del normale e conseguente anemia, a sua volta associata a stanchezza, rischio di depressione 2 volte maggiore, perdita di desiderio sessuale e difficoltà nel concepimento”. Meno gravi sono, in genere, i fibromi sottosierosi (posizionati vicino alla parete esterna dell’utero) e gli intramurali (collocati nello spessore della parete uterina). Questi possono però dare problemi soprattutto se raggiungono grandi dimensioni (7-9 cm) o se sono posizionati male, ad esempio se spingono sulla vescica o sull’endometrio. Non ostacolano il concepimento, ma possono rappresentare una complicanza a gravidanza iniziata, quando si interpongono tra il feto e il canale del parto o se la placenta aderisce eccessivamente all’utero a causa del fibroma (placenta accreta).

In quali casi il farmaco può essere utile alle donne che desiderano un figlio?

“Il trattamento è indicato soprattutto nel caso di donne giovani che hanno il tempo di fare il trattamento che permetterà loro, oltre che di stare subito meglio, anche di ridurre il volume dei fibromi e, qualora si consideri che possano interferire con il concepimento e il buon andamento della gravidanza, asportarli in maniera più agile e sicura, ”, spiega Alessandra Graziottin. Così aumenteranno le probabilità che la gravidanza si avvii e vada a buon fine. “L’età è un fattore cruciale da tener presente perché dopo l’intervento chirurgico è necessario aspettare circa due anni  – il tempo perché l’area cicatrizzi bene –  prima di poter iniziare la ricerca di un figlio. Se la donna ha 41 anni, quindi, potrebbe essere consigliabile tentare subito di avviare la gravidanza anche in presenza del fibroma, perché a quest’età la fertilità cala in fretta”.

Qual è il meccanismo di azione e come si assume il farmaco?

“Ulipristal acetato interagisce con i recettori per il progesterone come una chiave nella serratura: in questo modo inibisce le proliferazioni cellulari della muscolatura liscia dell’utero in maniera temporanea e reversibile”, spiega Alessandra Graziottin. “In recenti studi si è dimostrato molto rapido nel controllo del sanguinamento (in oltre il 90% delle donne, con un tempo medio di 5 giorni) e nella riduzione del volume del fibroma (del 65% al quarto ciclo di terapia)”. Ad oggi, sono state trattate oltre 310mila donne in 65 Paesi del mondo senza che sia emerso alcun effetto avverso. “Il trattamento va iniziato durante la prima settimana di mestruazione: consiste in 1 compressa da 5 mg 1 volta al giorno per un massimo di 3 mesi (1 ciclo). In questo lasso di tempo la donna va in amenorrea (assenza di mestruazioni). Deve poi rispettare un’interruzione di 2 mesi prima di cominciare un nuovo ciclo di trattamento. Il farmaco permette di avere un perfetto e persistente controllo sulla malattia, anche durante il periodo di sospensione”, dice l’esperta.

Come ottenere il rimborso?

Dall’ottobre 2016 il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa fino a 4 cicli di terapia alle donne in età fertile con diagnosi di fibromatosi sintomatica (ma la sicurezza del farmaco è testata fino a 8 cicli). Diagnosi e piano terapeutico, però, devono essere fatti da Centri Ospedalieri o specialisti ginecologi accreditati con il SSN, secondo modalità adottate dalle Regioni. Ogni Sistema Sanitario Regionale, infatti, ha percorsi diversi. “Conclusi i 4 cicli, si decide insieme al proprio ginecologo come procedere in base alla sede, al numero e al volume dei fibromi oltre che all’età della donna”, spiega Alessandra Graziottin. “Il costo di una confezione di 30 compresse, se acquistata privatamente in farmacia, è di 220 euro”, precisa Giovanna Labbate.

Michela Crippa

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