Dopo un parto pretermine, una seconda nascita più serena | Dolce Attesa
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Dopo un parto pretermine, una seconda nascita più serena

L’esperienza difficile vissuta con il suo primogenito non ha fermato Lara che, nonostante tante preoccupazioni, ha vissuto una seconda gravidanza ricca di emozioni e una nascita che è stata la sua “rivincita” sulla natura

Dopo un parto pretermine, una seconda nascita più serena

Lara Facchini ha 36 anni, abita a San Benedetto del Tronto ed è mamma di due bimbi, Giovanni Paolo che ha 4 anni e mezzo e Manuel Tomas, di 3 mesi. Ecco il percorso, non privo di preoccupazioni ma vissuto con determinazione, che l’ha portata a diventare due volte mamma.

All’inizio, un insuccesso

Lara e suo marito Enrico sono tanto felici quando scoprono che c’è un bimbo in arrivo. È una gravidanza cercata che va a coronare il sogno di diventare genitori. Purtroppo però alla decima settimana, la notizia dolorosa e inaspettata: l’attesa si è interrotta. “In occasione di un controllo ecografico”, ricorda Lara, “non c’era battito. È stato un momento difficilissimo per me. Ho dovuto subire un raschiamento e affrontare il dispiacere per un lutto che oggi viene poco compreso e considerato nella nostra società”. Lara è credente e, dopo aver vissuto questa esperienza, ha pregato ogni giorno, ricordando sempre il suo bambino volato in cielo. “Credo che le mie preghiere siano state ascoltate”, considera, “e che la risposta siano state le persone che ho incontrato lungo il mio percorso, le ostetriche Franca e Chiara e il ginecologo, il dottor Giannubilo, che mi hanno sostenuto e assistito in occasione delle gravidanze successive, in particolare dell’ultima”.

 

Un bimbo nato troppo presto

Ma andiamo con ordine. Qualche mese dopo la perdita del primo bambino, Lara è nuovamente in dolce attesa. Ha inizio così una gravidanza vissuta con grandi timori e tutta una serie di problemi fisici che rendono necessario più di un ricovero all’ospedale Salesi di Ancona. “Nei primi mesi ho avuto continue perdite”, ricorda Lara, “e ho dovuto convivere con la paura che qualcosa andasse male di nuovo. Sono stata ricoverata a lungo per un distacco di placenta, e alla 33ª settimana più 5 giorni, è iniziato il travaglio. Giovanni Paolo non poteva nascere naturalmente perché era podalico”. Di corsa in sala operatoria, quindi, per far nascere il bimbo con un taglio cesareo. “Ma una volta nato, Giovanni Paolo non piangeva, non ha respirato da solo” ,ricorda Lara. “Così, non ho potuto neanche toccarlo o guardarlo. I medici lo hanno subito intubato e il mio ricordo è quello dei suoi occhi, mentre lo mettevano nell’incubatrice per portarlo via. Mi commuovo ancora oggi quando ripenso al suo sguardo e ai quei momenti”. Lara è lontana dal suo bimbo e potrà rivederlo solo 14 ore dopo, quando riesce a raggiungerlo in Terapia Intensiva Neonatale.

 

Che dolore stare lontani dal proprio piccino!

“Purtroppo nell’Ospedale dove eravamo ricoverati i genitori potevano entrare in TIN solo tre ore al giorno”, racconta Lara. “Un lasso di tempo che poteva ridursi a una mezz’ora se qualche bimbo aveva bisogno di assistenza, e che arrivava a cinque ore quando la mamma iniziava a fare la marsupioterapia. La separazione dal mio bambino è stata pesante, dolorosa. Non credo sia la soluzione ottimale, né per le mamme, né per i bambini”. Dopo sedici giorni in terapia intensiva, però, Giovanni Paolo viene trasferito in reparto, nella culla termica, e finalmente mamma e figlio sono riuniti. “Il ricovero continua, per altri 21 giorni, ma l’importante è che siamo insieme”, dice Lara, che sin dalla nascita si è estratta il latte per garantire questo alimento prezioso – un vero e proprio farmaco salvavita per i piccoli prematuri – al suo bambino. “Quando Giovanni Paolo ha un paio di mesi, con l’aiuto dell’ostetrica che aveva condotto il corso preparto, riesco ad attaccarlo al seno”, racconta Lara. “Ci tenevo tanto ad allattarlo! Le poppate sono proseguite per undici mesi, finché si è staccato spontaneamente dal seno. Poi ho continuato a tirare il latte ancora per 4 o 5 mesi e lui lo beveva con il biberon”.

 

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La paura della seconda volta

Il trauma di una nascita pretermine, la separazione dal proprio bambino, i timori per la sua salute, sono esperienze che lasciano il segno. E nonostante Lara desideri regalare un fratellino al suo bambino, la paura è tanta. “Mio marito era ancora più spaventato di me”, racconta. “Lui aveva vissuto in prima persona i primi momenti della vita di Giovanni Paolo, lo ha visto quando lo hanno messo nell’incubatrice e lo hanno portato in Terapia Intensiva. Ha vissuto emozioni molto forti e il pensiero di una nuova gravidanza risvegliava in lui il timore di rivivere quelle situazioni”. E così, come spesso accade, è stato il caso a dare una piccola spinta a Lara ed Enrico. “Giovanni Paolo aveva tre anni e mezzo e il test era positivo, c’era un nuovo bimbo in arrivo”, racconta Lara. “Ero sorpresa, perché avevo pensato di aspettare che lui fosse un po’ più grande, ma ero anche felice, perché avevo sempre pensato che ci sarebbe stato un fratellino. Tra l’altro, dopo la nascita di Giovanni Paolo, mi ero rivolta a un nuovo ginecologo per fare alcuni esami e capire se all’origine della perdita del primo bimbo e del parto prematuro del secondo c’era qualche problema di salute. E in effetti i controlli hanno permesso di individuare delle anomalie nella coagulazione del sangue che avevano interferito con il normale proseguimento delle gravidanze”.

 

Tre mesi di timori e poi…

Lara trascorre i primi tre mesi stando molto attenta a non stancarsi troppo e a non fare sforzi. “Ho delegato molto al papà: ad esempio, era lui ad accompagnare nostro figlio all’asilo”, racconta. “Intanto facevo un’iniezione al giorno per correggere le anomalie che erano state individuate. Mio marito in quel periodo ha cercato di darmi forza, io capivo che era preoccupato quanto me, ma mi ha sempre rassicurato dicendo che tutto sarebbe andato bene”. Terminato il primo trimestre senza complicazioni, l’ansia cede il posto alla fiducia e inizia un periodo molto bello per tutta la famiglia. “Dal quarto mese ho iniziato a godermi la gravidanza”, ricorda Lara. “Stavo bene, mi sono rilassata. Abbiamo anche fatto dei viaggi, siamo stati a Lourdes e a Roma, cosa impensabile durante la prima attesa, quando sono stata tanto tempo ricoverata in ospedale. Anche questa volta ho partecipato al corso preparto, un’esperienza che consiglio a tutte le donne. È vero che ero già mamma, ma non avevo vissuto un post parto normale, non avevo iniziato subito le poppate, non mi ero potuta prendere cura del mio piccino, non avevo dovuto medicare l’ombelico. I suggerimenti ricevuti al corso sono molto utili non solo per il parto, ma anche per il dopo”.

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Pelle a pelle, sempre insieme

I mesi scorrono veloci e si avvicina la data fissata per il parto. “Visto il mio problema di salute ho dovuto partorire con un cesareo”, spiega Lara. “La data scelta coincideva con il compleanno del mio papà. Mi è spiaciuto un po’ dover rinunciare all’esperienza di una nascita naturale, ma dato che, secondo i medici, questa era la soluzione più sicura, mi sono rassegnata. Il giorno prima dell’intervento mi hanno ricoverata e io ero agitatissima, non ho dormito per l’ansia. Quando Manuel Tomas è nato, me lo hanno subito posato sul petto, ho potuto guardarlo, sentirlo. Lui piangeva e io con lui. È stata un’emozione immensa. Per me è stata una rivincita sulla natura, dopo l’esperienza traumatica della prima volta. Ho vissuto tutto quello che non avevo potuto avere con Giovanni Paolo, il contatto pelle a pelle, la vicinanza, la prima poppata, subito dopo la nascita. Infatti appena sono uscita dalla sala operatoria, arrivata in camera, c’era Enrico con il nostro bimbo ad aspettarmi, e l’ostetrica mi ha aiutato ad attaccarlo al seno. Ho potuto vivere questa esperienza felice perché avevo individuato il mio problema e lo avevo risolto con una terapia mirata. Ecco, quello che mi sento di consigliare alle donne che hanno perso un bimbo o hanno avuto complicazioni nell’attesa è di andare a fondo, chiedere al proprio medico di sottoporsi ai controlli necessari per escludere la presenza di qualche patologia”.

 

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È nato il fratellino? Bene, ora giochiamo!

E arriviamo così al primo incontro tra i due fratellini. Giovanni Paolo sapeva che il fratellino era un dono, che avrebbero giocato insieme e si sarebbero aiutati. “Così”, ricorda Lara con un sorriso, “quando è arrivato in ospedale lo ha guardato e mi ha detto deciso: ‘Mamma, adesso mettilo giù che dobbiamo giocare!”.

 

Giorgia Cozza

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