Parto cesareo: tutto quello che devi sapere
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Tutto sul parto cesareo

Tutto sul parto cesareo

Solo quando serve” è il titolo di un opuscolo sul parto cesareo pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità per informare le future mamme su rischi e benefici dell’intervento e sull’opportunità di fare ricorso al bisturi soltanto in presenza di precise indicazioni mediche. Nel nostro Paese la percentuale di cesarei è infatti in continuo aumento. Nel 2008 ha raggiunto il 38% a livello nazionale, con un picco del 62% in Campania. In molti casi le donne partoriscono con il taglio cesareo senza un reale motivo di salute. Quando però le circostanze lo richiedono e sussiste una reale indicazione, il cesareo è una risorsa preziosa per salvaguardare la salute della partoriente e del bambino.
Ecco in sintesi cosa raccomanda l’opuscolo.

Il cesareo è indicato quando…

  • la futura mamma soffre di patologie che impediscono o rendono rischioso l’espletamento del parto naturale;
  • si rileva un ritardo nella crescita intrauterina del bebè;
  • il bimbo è podalico;
  • esiste una sproporzione tra le dimensioni della testa del nascituro e del bacino della madre;
  • in caso di placenta previa, che potrebbe rompersi e provocare un’emorragia nel corso del travaglio e del parto naturale;
  • è indispensabile e assume spesso carattere d’urgenza in caso di sofferenza fetale acuta.
Placenta previasotto controllo

In ogni caso, spetta al medico curante giudicare l’opportunità di fare ricorso all’intervento. Il ginecologo è tenuto a spiegare alla futura madre quali sono le indicazioni che giustificano la sua scelta, fornendole informazioni basate su evidenze scientifiche circa i rischi e i benefici rispetto al parto naturale. Qualora fosse la donna a chiedere di dare alla luce il suo bimbo con parto cesareo, “si raccomanda di discutere con il medico i motivi della richiesta, valutando i pro e i contro della scelta, nella consapevolezza che in assenza di appropriate indicazioni mediche il ginecologo può rifiutare l’intervento. Nei casi in cui la richiesta è sostenuta soprattutto dalla paura del travaglio e del parto, è opportuno informarsi sui diversi tipi di sostegno offerti dalla struttura dove si intende partorire. In molti casi, un programma di sostegno adeguato si dimostra efficace nel ridurre l’ansia, nel facilitare la scelta, oltre che nel migliorare l’esperienza del parto”.

Paura del partoToo posh to push

Il cesareo programmato: prima di entrare in sala operatoria

Quando non ha carattere di urgenza, il parto cesareo viene programmato dal ginecologo, in accordo con la futura mamma, un po’ prima del previsto termine naturale della gravidanza, di solito si sceglie intorno alla 38esima settimana perché a quell’epoca il nascituro è già maturo per venire alla luce. E’ meglio non aspettare oltre, per evitare il rischio che il travaglio prenda il via spontaneamente e si renda necessario un cesareo d’urgenza.
Il giorno previsto, la donna deve presentarsi al punto nascita a digiuno, qualche ora prima dell’orario fissato per l’operazione. Prima di entrare in sala operatoria, la futura mamma viene visitata dal ginecologo o dall’ostetrica e il benessere del nascituro viene valutato ascoltando il suo battito cardiaco con il cardiotocografo. Se necessario, si esegue anche un’ecografia.
In genere, per motivi di igiene e per evitare fastidi quando viene rimosso il cerotto della medicazione, viene praticata la tricotomia, cioè la rasatura della parte superiore dei peli del pube. Inoltre viene fatto un clistere, in modo da favorire la peristalsi intestinale nei giorni successivi all’intervento.
Completati questi preparativi, la futura mamma è pronta per fare il suo ingresso in sala operatoria, dove la attende l’équipe chirurgica: due ginecologi, l’ostetrica, l’anestesista e gli assistenti. Oggi molti centri nascita consentono al futuro padre o a un’altra persona di fiducia di stare accanto alla donna, munito di camice, cuffia e mascherina sterili. Siederà vicino alla testa della futura mamma e durante l’intervento, un telo steso verticalmente escluderà il campo operatorio dalla vista di entrambi.

Il cuoricino del bambinoda tenere monitorato

Due tipi di anestesia

Se il cesareo ha carattere di emergenza si ricorre all’anestesia generale, che ha un effetto quasi immediato. Se invece l’intervento è programmato, normalmente si fa ricorso all’anestesia epidurale o alla spinale, due tecniche che eliminano il dolore e permettono di ridurre al minimo il passaggio di farmaci al nascituro attraverso la placenta e consentono alla mamma di rimanere sveglia e di dare il benvenuto al suo bimbo.
I due tipi di analgesia privano la parte inferiore del corpo della sensibilità e impediscono qualunque movimento dalla vita in giù.
Tra le due, la tecnica preferita per il cesareo è la spinale, perché l’effetto inizia entro cinque minuti, contro i dieci-quindici dell’epidurale e comporta un rischio minore di complicazioni. Consiste nell’iniezione di una singola dose di anestetico associato a un farmaco oppiaceo nel liquido che bagna il midollo spinale, attraverso un sottile ago che viene inserito nello spazio tra due vertebre nella zona lombare. L’ago è talmente sottile che non occorre effettuare prima un’anestesia locale.

Con l’epidurale, invece, il farmaco viene iniettato mediante un cateterino introdotto tra due vertebre e lasciato in posizione nel caso occorra, in seguito, una nuova dose. L’inserimento del catetere richiede anestesia locale. Talvolta il cateterino dell’anestesia epidurale viene lasciato in posizione nei giorni successivi all’intervento e utilizzato per somministrare alla neomamma farmaci antidolorifici. Più spesso gli antidolorifici vengono somministrati, a richiesta della paziente, per via endovenosa.
Quando la partoriente è anestetizzata e pronta sul lettino operatorio, le viene inserito un catetere vescicale che verrà lasciato per uno o due giorni, fintanto che la donna non sarà in grado di alzarsi dal letto in modo autonomo e di usare il bagno.

Come avviene la nascita

L’intervento operatorio vero e proprio ha una durata di circa quaranta minuti. L’addome viene disinfettato e il chirurgo pratica un’incisione trasversale della cute lunga circa otto centimetri nell’area normalmente coperta dai peli pubici, dove la cicatrice sarà meno visibile. Quindi incide lo strato sottocutaneo e separa con le mani le due fasce muscolari longitudinali dell’addome. Incide il peritoneo, la membrana che avvolge gli organi interni, e la parte inferiore dell’utero. Il liquido amniotico fuoriesce spontaneamente e viene aspirato e, con l’aiuto dell’altro ginecologo presente in sala, il chirurgo estrae il bambino, pinza e taglia il cordone ombelicale.
Il neonato viene dato all’ostetrica, che lo mostra alla mamma, accostandolo al suo viso. Di solito la partoriente ha una mano libera dall’ago della flebo e può abbracciare il piccolo per qualche istante. Poi il bambino viene portato dal neonatologo, che ne controlla lo stato di salute.

Intanto l’intervento prosegue. Il chirurgo estrae la placenta e le membrane e pulisce la parete interna dell’utero con una garza, poi dilata leggermente il collo dell’utero dall’interno, per favorire nei giorni successivi il deflusso di sangue. Infine sutura tutti i tessuti che ha inciso, facendo particolare attenzione all’aspetto estetico della sutura cutanea.

Terminata l’operazione, la mamma viene accompagnata in camera, le viene riconsegnato il bambino e può iniziare l’allattamento, a meno che non sia necessario tenere il piccolo in osservazione in una culla termica per qualche tempo.

Allattamentoorganizzalo così

Che cosa accade dopo

Oggi, il tempo di recupero dopo un parto cesareo oggi è paragonabile a quello del parto naturale. Già ventiquattro ore dopo l’intervento, la neomamma viene sollecitata ad alzarsi dal letto e a muovere qualche passo con l’aiuto del personale sanitario.
Finché i suoi movimenti sono limitati, per accudire il bambino la donna ha bisogno della presenza continua di una persona che le rimanga accanto e che dorma in camera con lei. A queste condizioni, può tenere il bimbo con sé in regime di rooming-in. Per quanto riguarda l’allattamento, non c’è alcuna differenza rispetto al parto spontaneo. Nelle prime ore dopo la nascita, il seno della madre produce colostro, sufficiente per nutrire e idratare il piccolo. Nell’arco di uno o due giorni, arriva la montata lattea. La neomamma potrà quindi allattare al seno il suo bimbo avendo cura di adottare, per qualche tempo, posizioni che non facciano pressione sul suo addome e non le causino fastidio.
Salvo complicazioni, la donna può venire dimessa nell’arco di tre giorni dal parto. A casa, la cicatrice operatoria non richiede particolari cure e, di norma, i punti non vanno rimossi perché il filo di sutura utilizzato viene riassorbito dalla cute.

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Il metodo secondo Stark

Negli ultimi anni si è diffusa nel nostro Paese una tecnica chirurgica che permette di ridurre al minimo il trauma dell’intervento per l’organismo della partoriente: il metodo Stark. Al contrario della tecnica tradizionale, che prevede l’incisione della cute e dei vari strati della parete addominale fino ad arrivare all’utero e la sutura di tutte le incisioni fatte, il chirurgo che opera con il metodo Stark incide la pelle e la parete dell’utero, ma si serve delle dita per farsi strada spostando le fasce muscolari anziché tagliarle. Anche la chiusura della parete addominale prevede meno passaggi e meno punti.
L’intervento dura la metà rispetto al taglio cesareo classico e la ripresa post operatoria è più rapida.

L’opuscolo “Solo quando serve” è reperibile sul sito Sistema Nazionale Linee Guida – Istituto Superiore di Sanità

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