In travaglio, respira così per vincere il dolore
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In travaglio respira così

Conoscere la tecnica giusta permette di affrontare meglio il dolore delle contrazioni. Basta allenarsi sin dai primi mesi dell'attesa

In travaglio respira così

Sul modo di respirare durante il travaglio si sente tutto e il contrario di tutto: c’è chi dice che è meglio fare bei respiri profondi, chi consiglia di respirare ‘a cagnolino’ con la bocca, chi di inspirare col naso ed espirare con la bocca. Tutte queste raccomandazioni fanno capire che la respirazione è considerata un importante sostegno per la partoriente, in una fase in cui ha bisogno di richiamare a sé tutte le energie per affrontare l’impegno del parto. Ed è proprio così. Ma qual è davvero il modo giusto di respirare?

“Innanzitutto occorre precisare che una tecnica di respirazione non si improvvisa, ma richiede una preparazione che andrebbe iniziata sin dai primi mesi di gestazione”, premette Cristina Tuscano, insegnante di respirazione, meditazione e yoga in ambito prenatale e post natale, pedagogista e mediatrice familiare per la Fondazione Art of Living. “Solo se si è già padrone di un metodo, durante il parto verrà spontaneo metterlo in pratica, altrimenti sarà difficile concentrarsi a respirare in un modo particolare in un momento in cui si è distratte da tutto ciò che accade: il dolore delle contrazioni, l’ambiente nuovo, la posizione giusta da adottare e tutte le persone che ci stanno attorno (e che magari si danno da fare a darci i loro consigli). È vero che si tratta di tecniche naturali, ma se non ci si è già allenate prima, sarebbe una forzatura, che non dà alcun beneficio”.

Lasciarsi andare con naturalezza

La respirazione può aiutarci a vivere il travaglio nel modo più naturale possibile. “Nella mente della futura mamma, il parto viene spesso associato a sensazioni di dolore, fatica, paura, specie se si tratta della prima volta e non se ne ha un’esperienza diretta”, prosegue Cristina Tuscano. “Emozioni negative, che rischiano di bloccare il suo istinto e di impedirle di lasciarsi andare al corso naturale degli eventi, che prevede l’avvicendarsi armonico di ormoni come adrenalina e ossitocina, che favoriscono le contrazioni e, quindi, la dilatazione, e di endorfine, che placano il dolore e danno una sensazione di benessere, che in alcuni casi può arrivare fino a momenti di vera e propria estasi. La respirazione può dare un notevole contributo per placare le ansie e aiutare la partoriente a lasciarsi andare, fiduciosa di potercela fare”.

Stare nel momento presente

Un’altra importante funzione del respiro è quella di aiutarci a stare nel presente, a vivere quel che arriva in ogni momento, accogliere quel che la Natura ci dà con un atteggiamento di apertura. “Le tecniche di respirazione ci insegnano a stare nel cosiddetto yes mind, espressione inglese che significa alla lettera mente sì”, continua Tuscano. “Quando ci troviamo in una situazione che non ci piace, siamo portati istintivamente a rifiutarla e a dire no a tutto; molto più saggio ed efficace è invece accettarla così com’è, vivere appieno quel che sta accadendo, senza opporre resistenza e senza cercare di mandarla via a tutti i costi. E senza distrarci, come di solito fa chi ci accompagna in sala travaglio, facendoci chiacchierare nelle pause tra una contrazione e l’altra, nel tentativo di farci svagare e renderci più sopportabile il dolore. Le pause sono un’occasione importante per ricaricarsi delle energie perse e riprendere forza per la contrazione che verrà, quindi non bisogna sprecarla distraendosi. Il respiro, con il suo fluire ritmico di inspirazioni ed espirazioni, ci dà un grande aiuto a restare nel qui e ora”.

Riscoprire la propria forza

L’esperienza del dolore del parto si può rappresentare con la metafora della roccia e del fiume: la partoriente è come un fiume che sta andando verso l’oceano e a un certo punto incontra una roccia; sembra un ostacolo insormontabile, più grande di lei, ma per quando grande sia la roccia non potrà mai ostacolare il corso dell’acqua e il suo fluire verso l’oceano. “Il parto è un’esperienza che permette di sentire tutta la nostra forza, fa comprendere che niente può fermarci se continuiamo ad andare avanti come il fiume, senza farci bloccare dalla paura, dall’ansia, dall’imbarazzo, che possono rallentare la produzione di ossitocina e la dilatazione del collo uterino”, sottolinea l’esperta. “E la respirazione sostiene ‘il fiume’, lo aiuta a prendere consapevolezza della sua forza e ad andare avanti verso il suo sbocco naturale che è il mare”.
Dopotutto, se ci si ferma a riflettere, il dolore è un’esperienza alla quale ogni donna è già preparata: le mestruazioni sono dolorose, così come è doloroso il periodo prodromico, ossia la fase che precede di alcuni giorni l’inizio del travaglio vero e proprio, caratterizzata da contrazioni preparatorie: c’è insomma alle nostre spalle tutto un percorso che la Natura ha previsto e che ci porterà ad affrontare con naturalezza anche questo evento.

In contatto con il bebè

Quando si sta per partorire, tutti ci incoraggiano dicendoci che tra un po’ incontreremo il nostro bambino e staremo insieme. Invece lui è già lì e sta collaborando con noi per nascere alla sua nuova vita. Ed il respiro è lo strumento migliore per entrare in contatto con lui e sentirsi uniti ancora prima che venga alla luce.

Il ruolo del partner

Il respiro serve a porci in sintonia con il partner in un momento cruciale per la famiglia nascente. L’esperienza del parto è un’esperienza tutta della mamma, perché il partner è ‘fuori’ e non potrà mai capire davvero quello che stiamo provando. Il respiro, però, può diventare lo strumento per sentirsi più uniti, per far sì che lui capisca di che cosa abbiamo bisogno in ogni momento e riesca a sostenerci. “Negli ultimi incontri del corso per gestanti, si dà la possibilità anche al partner di partecipare, in modo che possa apprendere anche lui le tecniche di respirazione e, giunti al momento del travaglio, possa guidare dolcemente la sua compagna a respirare nel modo giusto”, dice l’esperta. “In più, vengono insegnate tecniche specifiche per il papà, che lo aiutano a gestire con calma e meno ansia un momento cruciale della sua vita, che rappresenta una nascita anche per lui: a volte ci si dimentica che con il parto sta nascendo anche un papà. E in questo modo lui può dare un sostegno migliore alla sua compagna, perché le trasmette la sua calma e tranquillità, sa come comportarsi, sa che non deve distrarre o far domande, sa ascoltare e anticipare i suoi bisogni e, quando non ci sono più parole, sa come respirare e stare semplicemente insieme nel respiro”.

Ecco come fare

Quando la dilatazione è completa e il bimbo sta per nascere, si arriva a un punto ‘di non ritorno’ in cui sembra che il dolore sia all’apice. “È il momento di lasciare andare tutto e di non pensare più a nulla: né agli esercizi, né alle tecniche apprese”, dice Cristina Tuscano. “È il momento di abbandonarsi fiduciose alla Natura, senza ostacolare i segnali che ci manda. È come quando si impara a suonare uno strumento: finché si studia la tecnica, si è attente a come si mettono le dita, ci si concentra a ripetere bene le note poi, nel momento in cui si diventa padrone dello strumento, si segue la musica, ci si lascia trasportare dalle emozioni che l’esecuzione di un brano suscita, senza ragionare su quello che si fa. La stessa cosa succede al parto: all’apice del dolore, basta lasciarsi andare, perché la Natura sa cosa fare, il corpo sa cosa fare, sa come respirare, mentre noi ci abbandoniamo e stiamo semplicemente con il bambino, nel qui e ora”.

Le fasi del partoLeggi

Gli esercizi che puoi fare tu

Per apprendere le corrette tecniche di respirazione, l’ideale sarebbe frequentare un corso specifico sin dall’inizio della gestazione, così da avere tutto il tempo per allenarsi. Alcuni esercizi, più profondi e potenti, richiedono l’insegnamento di un istruttore. Tuttavia, alcuni semplici esercizi possono essere appresi anche da sole e si possono eseguire in massima sicurezza. Di seguito, ne presentiamo alcuni.

  • Ascolta il corpo: siamo abituati a usare il corpo, ma non a sentirlo. Invece bisogna fermarsi ogni tanto ad ascoltarlo prima di intervenire per modificarlo: così, riusciamo ad accettare, a stare con quel che accade in quel momento. Iniziamo dunque concentrandoci sul corpo: sentiamo se la posizione è comoda o se va migliorata, dopodiché prestiamo attenzione alle sensazioni provate, dai piedi alla testa, senza cercare di cambiare niente. Un po’ per volta, allunghiamo la respirazione: respiri lunghi e profondi, sia inspirando che espirando, sempre e solo dal naso. È un esercizio che prepara ad accettare le contrazioni, a viverle con ‘mente sì’, senza pretendere di eliminarle a ogni costo. In più, ci allena a stare nel presente.
  • Focus sul pancione: da sole o con il partner, mettendosi seduti o sdraiati in modo che entrambi possano tenere le mani sulla pancia. In questo esercizio l’attenzione è solo sulla pancia. E si osservano le sensazioni che arivano, allungando la respirazione finché questa diventa una ninna nanna, onde del mare che cullano il bambino. Se il partner vuole partecipare può farlo, quando la mamma ha trovato il ritmo nella respirazione. Come? Prima allineando il suo respiro con quello della compagna, poi dolcemente appoggiando anche le sue mani sulla pancia, mentre continua a respirare secondo il ritmo della mamma. A questo punto la sintonia è perfetta e si è come uniti dal respiro. Stare in questa unione durante la gravidanza, permette di ritrovarla con più facilità anche in travaglio.
  • Sentire l’emozione: nel momento in cui avvertiamo un certo stato d’animo (rabbia, ansia, paura…) andiamoa cercare la sensazione corrispondente nel corpo, che può essere un nodo alla gola o un senso di chiusura allo stomaco. Senza pretendere di mandarla via, ma solo portando l’attenzione alla sensazione corrispondente allo stato d’animo, iniziamo ad allungare la respirazione, sempre e solo dal naso. Spostare l’emozione dal livello mentale a quello fisico delle sensazioni nel corpo serve a trasformarla attraverso il respiroe a svuotarla del suo potere. Più ci si allena nell’attesa, più sarà automatico farlo in il travaglio.
  • Per il papà: ecco un esercizio per il partner: la respirazione yogica completa. Si parte mettendosi in una posizione comoda, da seduti, con la schiena dritta e le spalle rilassate, tenendo gli occhi chiusi per mantenere l’attenzione all’interno e non lasciarsi distrarre dagli stimoli esterni. Quando si inspira, si gonfia prima la pancia, poi il torace e per ultima la parte alta dei polmoni, ossia la zona clavicolare. Poi, molto lentamente, si espira. Le respirazioni, sempre e solo dal naso, sono lunghe e profonde. Al momento del travaglio questa respirazione aiuterà il papà a gestire meglio lo stress e a infondere calma alla sua compagna.

 

Angela Bisceglia

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