In futuro, un utero artificiale per i prematuri | Dolce Attesa
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In futuro, un utero artificiale per i prematuri

Prolungare la gravidanza, regalando qualche settimana di “pancione” in più a un bimbo che ha dovuto abbandonare troppo presto il grembo della mamma, sarebbe una conquista importante. Ecco gli studi a riguardo

In futuro, un utero artificiale per i prematuri

Un utero artificiale per aiutare i bambini nati prima del termine a continuare a svilupparsi e crescere in un ambiente simile a quello del grembo materno. È questo l’ambizioso traguardo, cui vorrebbero arrivare in un futuro forse non troppo lontano, i ricercatori. Ad oggi, un importante passo avanti in questa direzione è stato compiuto dal Children’s Hospital di Filadelfia che ha realizzato un utero artificiale per i piccoli agnellini nati prematuri, con esiti molto soddisfacenti.

 

Un esperimento riuscito

I ricercatori di Filadelfia hanno messo a punto un sistema altamente sofisticato che consiste in una sacca riempita con un fluido (per riprodurre il liquido amniotico) e dotata di un filtro che fa le veci della placenta, nutrendo il cucciolo e purificandone il sangue. “Per ‘comunicare’ con i feti di agnellino gli studiosi hanno inserito dei sondini nella vena e nelle due arterie del cordone ombelicale” considera Pietro Bagolan, direttore del Dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Attraverso questi cateteri è stato possibile aiutare la circolazione e fornire nutrimento e farmaci al bisogno”.

L’esperimento ha avuto un esito molto positivo: secondo il team americano, grazie a questo innovativo sistema si potrebbe puntare a un miglioramento della qualità della vita nei bambini nati pretermine e che presentano oggi numerose complicanze legate spesso alla loro prematurità estrema. “Il sistema è riuscito a garantire la sopravvivenza dei cuccioli prematuri per una settimana” spiega il professor Bagolan. “Una settimana per un essere umano non è moltissimo, dato che la nostra gestazione è più lunga rispetto a quella delle pecore, ma è un risultato comunque significativo: vuol dire che il sistema è in grado di provvedere alla circolazione, alla nutrizione, alla protezione dalle infezioni per diversi giorni”.

 

Un sofisticato meccanismo da mettere a punto

“È bene specificare che siamo ancora piuttosto lontani dal poter sperimentare il sistema sugli esseri umani, ma questa notizia è sicuramente di grande interesse a livello scientifico e sociale” specifica il professor Bagolan che è in contatto con gli studiosi di Filaldelfia. “I primi tentativi di ricreare un ambiente simile a quello del grembo materno risalgono alla metà degli anni novanta e questo fa capire quanto sia sentita l’esigenza di una soluzione per migliorare la qualità di vita dei bimbi nati con prematurità estrema, ma mostra anche quanto sia difficile raggiungere questo traguardo. Quello che si deve mettere a punto è infatti un meccanismo che da una parte sia in grado di preservare dalle infezioni, garantendo condizioni di sterilità, ma dall’altra consenta una ‘comunicazione’ con l’esterno, con gli operatori che devono poter intervenire in caso di necessità, ad esempio per fornire supplementi di nutrimento o farmaci. Si deve inoltre provvedere al ricambio continuo del liquido amniotico, al nutrimento del piccolo, al mantenimento della circolazione sanguigna. Grazie al lavoro del team americano sono stati messi a punto materiali e modalità, ma il ‘lavoro’ svolto dall’utero materno è molto complesso, riprodurlo è veramente difficile. Quando tutti gli aspetti saranno messi a fuoco, si potrà pensare a una sperimentazione che coinvolga l’uomo”.

 

Utero artificiale per i prematuri, meno complicanze

L’utilità di un utero artificiale si rivolge in modo particolare ai bimbi nati fortemente pretermine, si parla di piccini venuti alla luce molto prima della 32esima settimana con limiti che oggi raggiungono la 22esima settimana di età gestazionale.

“Oggi i bimbi che nascono dopo la 34esima settimana o con un peso che supera il chilo e mezzo vengono considerati una categoria ‘semplice’ di neonati pretermine” considera Pietro Bagolan. “Adesso la sfida per i neonatologi è prendersi cura di bimbi nati a 22-24 settimane: per questi bambini trascorrere due o tre settimane in un ambiente simile a quello uterino potrebbe fare la differenza per evitare o ridurre sequele di notevole importanza e peso, prime tra tutte quelle di tipo neuro-evolutivo.

L’obiettivo di questi studi è infatti quello di prevenire le complicanze più severe (quali emorragie cerebrali, enterocolite necrotizzante e altre) che sono comuni tra i neonati fortemente pretermine, migliorando così la loro qualità di vita”.

 

Latte materno e contatto con i genitori

In attesa di un grembo artificiale, per favorire la salute e la crescita dei bimbi nati troppo presto, oggi possiamo contare, oltre che su un’assistenza medica all’avanguardia, sui benefici garantiti dal latte materno e dal bonding con mamma e papà. Il latte della mamma è stato equiparato a un vero e proprio farmaco salvavita per il suo prezioso apporto in termini nutrizionali, immunologici e per l’equilibrio del microbioma intestinale del neonato pretermine. “Il contatto con la mamma, la marsupioterapia, la partecipazione dei genitori alle cure del piccolo favoriscono il suo benessere e aiutano la sua crescita”, conclude il professor Bagolan.

Vicino a mamma e papàLe family room di Monza

Giorgia Cozza

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