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15 settembre 2015

Travaglio e parto: le paure più diffuse

Travaglio e parto: le paure più diffuse

Avere paura del parto è del tutto naturale, soprattutto se si tratta della prima esperienza. Il modo migliore per affrontarla è raccogliere informazioni su come e dove si svolgerà il travaglio, in modo da non sentirsi in balia degli eventi. A tale proposito, verso fine gravidanza è consigliabile visitare il luogo dove si intende dare alla luce il bebè e parlare con le ostetriche, chiedere loro come viene condotto il travaglio e se il partner potrà starci accanto. In questo modo sarà possibile individuare la struttura più adatta a noi, che ci consenta di sentirci a nostro agio.

Per superare la paura del parto è inoltre molto utile confrontarsi con altre future mamme e il corso preparto può essere una buona occasione. Perché più si affronta la paura, più questa diminuisce e diventa così più facile superarla.

1. Riuscirò a sopportare il dolore?

Le contrazioni ovviamente sono dolorose, ma il dolore del parto ha la finalità di spingere la madre a modificare la sua posizione per assecondare i movimenti del bambino nel suo cammino verso il canale del parto. Proprio per questo è di fondamentale importanza che la donna possa affrontare il travaglio e il parto muovendosi ogni volta che ne sente la necessità, riuscendo anche ad abbreviare il travaglio.

Non dimentichiamo, poi, che tutte le procedure mediche, come il ricorso all’ossitocina per indurre o accelerare il travaglio, rendono più intenso e insopportabile il dolore. Finché possibile, quindi, si dovrebbe far di tutto per lasciare che la natura faccia il suo corso. Per questo, prima di scegliere l’ospedale dove far nascere il bebè, conviene chiedere in quali casi il personale ricorre alle tecniche di induzione.

Infine, occorre prestare attenzione all’aspetto emotivo: se ci si trova in un ambiente che fa sentire a disagio, in cui nessuno ci spiega quel che sta accadendo, anche la percezione del dolore sarà più intensa. Circondate da premure, le contrazioni risulteranno invece più sopportabili.

2. Saprò spingere nel modo giusto?

Temi di non capire quando è il momento di spingere o di non sapere come farlo nel modo più efficace? In un parto naturale, la spinta è il frutto di quattro elementi concomitanti. La forza di gravità che, se la mamma non è sdraiata, porta naturalmente il bebè verso il basso; il bimbo che, con la testolina, preme sul piano perineale; l’utero, che si contrae e dirige il feto verso il canale del parto; la donna, che accompagna i tre movimenti precedenti con spinte volontarie. La spinta della mamma, quindi, è solo uno dei componenti, che viene in seguito e per lo stimolo degli altri. Ecco perché basta fidarsi del proprio corpo e di ciò che comunica per sapere come fare.

Del resto, una donna che sta per partorire non ha bisogno che qualcuno le dica come e quando spingere. Anche perché, nel momento finale del travaglio, quando il piccolo va a premere sul retto, il bisogno di spingere è irrefrenabile!

3. E se perdo il controllo?

Durante il travaglio è naturale che questo avvenga, anzi è addirittura auspicabile. Si può dire che la donna sia coinvolta in una ‘danza ormonale’ e sia al centro di un processo in cui sono il corpo, il bambino e l’istinto a dare le indicazioni. Per questo è importante seguirle e lasciarsi guidare.

Alcune donne hanno paura di perdere il controllo degli sfinteri. Di solito, durante il travaglio la partoriente viene invitata a urinare e a scaricarsi, ma se dovesse capitare qualche fuoriuscita non importa. Anzi, perdere il controllo dello sfintere anale può significare che il bebè è messo nella posizione corretta, ossia in corrispondenza del retto, e che tutto procede bene.

4. E se accade qualcosa al bambino?

Aver paura per il bebè fa parte dell’istinto di protezione materna. È un timore che colpisce più facilmente le donne che hanno vissuto una vicenda familiare di lutto o di malformazioni, e temono che possa capitare anche a loro. Ma bisogna sempre ricordare che questa gravidanza, questo parto sono tutta un’altra esperienza. Inoltre durante il travaglio il benessere del bebè viene tenuto sempre sotto controllo anche attraverso il monitoraggio del battito cardiaco.

5. E se devo sottopormi a un cesareo?

Se hai paura del cesareo… cerca di evitarlo! Per cominciare, informati sulla percentuale di cesarei effettuati in un anno nell’ospedale dove vorresti partorire, in modo da capire se i medici che vi lavorano tendono a ricorrere spesso al bisturi. Se hai già avuto un precedente cesareo, poi, chiedi se prima di intervenire nuovamente viene effettuato il travaglio di prova.

Se invece sei ‘a rischio’ perché, per esempio, il bimbo è podalico, prima di rassegnarti all’operazione rivolgiti a ostetriche o ad altre figure competenti che possono provare a farlo girare, attraverso manovre di rivolgimento o tecniche naturali come la moxibustione.

Ma se alla fine, per diversi motivi, il ricorso al cesareo fosse davvero inevitabile, sappi che viene scelto per il bene tuo e del bebè, perché in quel momento il parto spontaneo non offre più la sicurezza che tutto possa andare per il meglio. E se a farti paura del parto è l’anestesia, considera che in questi casi viene comunemente usata la loco-regionale, che permette di rimanere sveglie. L’anestesia totale è riservata alle situazioni d’urgenza e durante l’intervento c’è sempre un anestesista a disposizione.

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