Partorire nell'abbraccio dell'acqua | Dolce Attesa
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Partorire nell’abbraccio dell’acqua

Accogliere il bimbo in vasca permette di vivere un'esperienza di nascita più dolce, intima, rispettosa dei bisogni della donna e del suo bebè

Partorire nell'abbraccio dell'acqua

Trascorrere parte del travaglio immerse nella vasca e, se la donna lo desidera, accogliere il bimbo che sta nascendo nel tepore dell’acqua. Sono sempre più gli ospedali che offrono alle future mamme questa opportunità. “È una possibilità aperta a tutte le donne che hanno vissuto una gravidanza fisiologica”, dice Anna Maria Marconi, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo (ASST Santi Paolo e Carlo). “L’importante è che mamma e bimbo stiano bene e che il tampone vagino-rettale per la ricerca dello Streptococco beta-emolitico di gruppo B, eseguito nel terzo trimestre, risulti negativo”.

La vasca è invece off-limits per tutte le future mamme che hanno problemi di salute (pregressi all’attesa o legati alla gravidanza), in caso di gestazione gemellare, di parto pretermine e se il bimbo è podalico.

In vasca: quando e per quanto tempo?

Ma quando si può entrare nella vasca? “Il momento giusto è quando la dilatazione ha raggiunto i 4 centimetri circa e le contrazioni sono regolari ed efficaci”, spiega Chiara Cadamuro, ostetrica dell’Ospedale di Castelfranco Veneto. “Se il bimbo che sta nascendo è il secondo si può entrare in vasca anche un po’ prima. L’acqua però può rivelarsi di grande utilità anche nella fase prodromica: se la futura mamma si sente tesa e spaventata, immergersi nella vasca, anche se si trova a casa, può aiutarla a rilassarsi”.
“Una volta immersa nell’acqua, la donna non vi resta per più di due ore continuative”, continua Anna Maria Marconi.
In alcune strutture, l’indicazione è di tre ore circa, in ogni caso si tende a non superare questo periodo di tempo perché le contrazioni tenderebbero a diminuire. “Una pausa è inoltre necessaria anche per mantenere sempre costante la temperatura dell’acqua. Poi se lo desidera la donna può rientrare nella vasca”, spiega Marconi.
Si può stare in acqua anche durante la fase espulsiva? “Sì, se la futura mamma si sente a suo agio”, considera l’ostetrica. “Se a un certo punto lei o l’ostetrica che l’assiste si accorgono che non è la soluzione giusta – ci sono donne che hanno bisogno di un contatto con la terra per spingere in modo efficace – la futura mamma viene aiutata a uscire e ad accogliere il suo piccino nella posizione che sente più congeniale”.

Le posizioni del travaglioLeggi

In acqua più leggere e libere di muoversi

Quando la futura mamma è immersa nell’acqua sperimenta una piacevole sensazione di leggerezza e può muoversi con maggiore facilità. “La donna può assumere posizioni diverse, aiutandosi con le maniglie collocate sulle pareti della vasca e con la liana appesa al soffitto”, spiega Chiara Cadamuro. “Le dimensioni della vasca permettono di dondolarsi, mettersi in ginocchio, sistemarsi sul fianco o a quattro zampe. E il futuro papà può massaggiare la schiena della compagna, accarezzarla, incoraggiarla”.

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Accanto alla coppia c’è un’ostetrica che vigila sulla progressione del travaglio e sul benessere di mamma e bambino. “Il monitoraggio cardiotocografico viene effettuato ogni 15 minuti circa, senza che la donna debba lasciare la vasca o alzarsi, grazie a un’apposita sonda”, sottolinea l’ostetrica. “Il battito del bimbo viene controllato per un minuto, prima e dopo la contrazione. Nella fase espulsiva i controlli diventano più ravvicinati e si esegue un breve monitoraggio ogni cinque minuti”.

I vantaggi per la futura mamma…

Il primo vantaggio del travaglio in acqua è che la futura mamma si sente bene e a suo agio. “La tensione muscolare si allenta, vengono prodotte endorfine, gli ormoni del piacere, che contrastano il dolore delle contrazioni e si riduce il livello di adrenalina e degli ormoni dello stress”, conferma Chiara Cadamuro. “Questo stato di rilassamento, che è massimo nelle pause tra una contrazione e l’altra, favorisce la dilatazione del collo dell’utero e quindi la progressione del travaglio”.
“L’acqua calda esercita un effetto antalgico, evidenziato ormai da diversi studi”, sottolinea Marconi.
E spesso anche i tempi del travaglio si riducono. “Non è raro che la dilatazione passi da 5-6 centimetri a 10, ovvero alla dilatazione completa, in un’ora soltanto”, osserva l’ostetrica. “E nella fase espulsiva, il fatto che i tessuti siano più distesi e maggiormente irrorati ne protegge l’integrità. Infatti, alle donne che non hanno scelto il parto in acqua, durante le spinte le ostetriche applicano degli impacchi di acqua calda nella zona del perineo, proprio per diminuire il rischio di lacerazioni”.

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… e per il bambino

Il bimbo che nasce in acqua scivola dal liquido amniotico che è stato la sua culla per nove mesi all’abbraccio caldo dell’acqua. Solo quando la sua mamma lo prende tra le braccia (da sola o con l’aiuto dell’ostetrica), posato sul suo petto, entra in contatto con l’aria e respira per la prima volta. “L’ambiente è tranquillo e silenzioso, le luci sono soffuse”, spiega l’ostetrica. “Il passaggio dalla vita nel grembo materno all’ambiente esterno è più dolce e graduale, meno traumatico. Tra l’altro, già durante il travaglio il bimbo beneficia del maggior rilassamento materno: le endorfine prodotte dalla mamma raggiungono infatti anche il piccolo. L’impressione è quella di una nascita molto dolce. Mamma e bambino restano così, abbracciati, nell’acqua per 10-15 minuti, poi vengono aiutati a uscire e a sistemarsi nel letto, che è a pochi passi dalla vasca”.

Lasciati tranquilli, nelle due ore successive madre e bambino si ritrovano, in un’atmosfera di grande tenerezza e tranquillità. Forse proprio perché non vengono disturbati, i bimbi nati in acqua in genere piangono meno nelle ore successive al parto e si attaccano più facilmente al seno.

Una scelta sicura?

Può capitare che i futuri genitori siano incuriositi da questa possibilità ma abbiano dei dubbi relativi alla sicurezza a livello igienico dell’acqua. “Il parto in acqua è sicuro”, commenta Marconi. “Ci sono dei protocolli redatti dalle aziende produttrici che illustrano le modalità di uso e di manutenzione della vasca. Sono specificate anche le istruzioni per la pulizia, quale detergente utilizzare, in quali quantità, con quale concentrazione, per garantire la sterilità delle pareti della vasca. Per quanto riguarda invece le tubature dell’acqua, l’ospedale provvede regolarmente al controllo di tutte le condutture”.

Parto in acqua, dove?

Oggi sono sempre più numerosi i punti nascita che si sono dotati di una vasca per il parto, ma ci sono ancora città dove questa modalità di parto non è prevista. Per sapere se nel punto nascita cittadino e/o nelle strutture limitrofe è disponibile una vasca, conviene telefonare con un discreto anticipo agli ospedali della zona. In questa occasione la futura mamma potrà informarsi anche sul numero delle vasche disponibili (se è una sola, e al momento del travaglio fosse già occupata, non sarebbe possibile usufruirne) e sui protocolli ospedalieri relativi alla fase espulsiva, perché in alcuni punti nascita è incoraggiato il travaglio in acqua, ma non il parto, per cui la donna deve uscire al momento delle spinte.

In doccia, un’alternativa confortevole

Se la coppia non ha la possibilità di spostarsi per accogliere il proprio bimbo nel punto nascita di un’altra città, c’è un’alternativa che potrebbe risultare confortevole: la doccia. “È una soluzione anche per quelle future mamme che non rientrano totalmente nei parametri della fisiologia e quindi non possono vivere l’esperienza del parto in acqua e nei casi in cui la vasca è una sola e, purtroppo, è già occupata”, considera l’ostetrica. “La futura mamma può restare nella doccia e usufruire della carezza dell’acqua calda per tutto il tempo che desidera: il beneficio a livello di rilassamento e di riduzione del dolore è notevole. In genere la donna concentra il getto dell’acqua sulla zona del corpo dove prova più disagio: la schiena o la pancia. E all’interno della doccia si crea una situazione che protegge l’intimità e la tranquillità della futura mamma. Certo, per chi desiderava partorire in acqua, non è la stessa cosa, però aiuta tanto”.

Giorgia Cozza

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