Sarà vero che…? Le dicerie sul parto | Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Sarà vero che…? Le dicerie sul parto

Nonostante la scienza abbia appurato con precisione le modalità che danno inizio al travaglio, le dicerie intorno al parto sono ancora molte. Proviamo a fare un po' di chiarezza  

Sarà vero che…? Le dicerie sul parto

È vero che…

  • …Fare l’amore stimola le contrazioni?
    Sì. Se durante i nove mesi i rapporti sessuali non sono in grado di provocare contrazioni, arrivati a fine gravidanza possono contribuire ad aumentare l’attività contrattile. Nel liquido seminale sono infatti contenute prostaglandine che, come abbiamo visto, hanno la capacità di far contrarre l’utero, preparandolo a poco a poco a dilatarsi. Nelle ultime settimane di gravidanza, quindi, i rapporti non solo non sono vietati, ma sono addirittura consigliabili!
  • …Se fai uno sforzo si rompe il sacco?
    Altra credenza popolare è quella secondo cui i tempi del travaglio si possono accelerare compiendo uno sforzo in più, ad esempio salendo e scendendo le scale, facendo camminate più lunghe o a passo un po’ più svelto o dedicandosi alle “grandi pulizie” di casa. In effetti potrebbe  capitare che, facendo uno sforzo più intenso, le membrane si rompano, ma se l’attività contrattile non è ancora iniziata, la rottura precoce del sacco non è un fattore favorevole: il collo uterino, infatti, non si è ancora preparato in modo spontaneo, pertanto i tempi del travaglio potrebbero allungarsi, anziché accorciarsi. In più, una volta rotto il sacco, se il travaglio non si avvia spontaneamente nel giro di 48-72 ore, il parto deve essere indotto attraverso la somministrazione di ossitocina.
    In conclusione, se la gravidanza procede senza intoppi, durante tutti i nove mesi e fino alle ultime settimane si può tranquillamente svolgere attività fisica e dedicarsi ai consueti lavori domestici, ma deve trattarsi sempre di attività moderate.
  • … Se si perdono le acque si rischia il “parto asciutto”?
    Quando si rompe il sacco, in realtà fuoriescono solo le acque contenute nel polo inferiore delle membrane, una piccola sacca che si forma nella parte bassa dell’utero. Restano invece le acque posteriori, che continuano ad avvolgere il bebè fino al momento della nascita, senza lasciarlo “all’asciutto”! È vero, invece,  che con la rottura del polo inferiore delle membrane viene a mancare la pressione che questa sacca esercita sul collo dell’utero e che facilita la sua distensione e dilatazione.
  • … Se si perde il tappo mucoso il travaglio è imminente?
    Il tappo mucoso è una sostanza gelatinosa che chiude la cervice isolando l’utero dall’ambiente esterno. Quando il bebè comincia a premere con la testina e il collo comincia a dilatarsi, può succedere che il tappo venga espulso. Da questo momento possono trascorrere ancora molti giorni (fino a 7-10) prima che il bimbo nasca, così come può succedere che le contrazioni a poco a poco diventino più intense e diano inizio al travaglio vero e proprio. Insomma, non è un segnale di parto imminente, ma sicuramente ci comunica che la gravidanza sta giungendo a termine.
  • … Quando c’è la luna piena ci sono maggiori probabilità di partorire?
    È un dato di fatto che, quando  c’è  luna piena, partorisce un maggior numero di donne. La motivazione scientifica di questa coincidenza non è stata ancora individuata, ma si consideri che il ciclo mestruale, quando regolare, dura 28 giorni, esattamente come il ciclo lunare. E che le fasi lunari influenzano il movimento dei mari, dando origine alle maree e quindi dei liquidi: non per niente, pare che la luna piena, più che stimolare il parto, possa favorire la rottura delle membrane.

Una spiegazione per ogni tempo

A provare a spiegare quando e perché inizia il travaglio di parto ci avevano già pensato gli antichi: Ippocrate, nel V secolo a.C., sosteneva ad esempio che il travaglio si avvia quando il feto… ha fame! Mosso dal desiderio di mangiare, infatti, inizierebbe a puntare i piedini contro il fondo uterino (che, al contrario di quanto si potrebbe credere, si trova nella parte alta della pancia) e a darsi la spinta verso il basso, facendo avvertire alla mamma una sensazione di premito nella parte bassa dell’utero e cominciando a innescare piccole contrazioni preparatorie.
Scartata nel tempo la fantasiosa tesi “della fame”, è stata avanzata la teoria della forza di gravità: raggiunto un determinato peso, il feto non potrebbe essere trattenuto nel pancione e sarebbe costretto a uscire. Altra teoria che ha avuto credito per molto tempo è quella della “placenta invecchiata” o del “corpo estraneo”: dopo aver assolto per tante settimane alla sua funzione, alla fine della gravidanza la placenta non sarebbe più in grado di dare nutrimento al feto che, a quel punto, diverrebbe un ospite sgradito e, pertanto, da espellere.

La “magia” degli ormoni

Oggi sappiamo che nessuna di queste teorie ha un fondamento scientifico. A dare avvio al travaglio di parto concorre un perfetto gioco di ormoni: con il raggiungimento della maturità polmonare del feto si verifica, in particolare, un calo nella produzione di progesterone e un aumento di estrogeni; questo processo stimola a sua volta il rilascio di prostaglandine, ormoni in grado di far contrarre l’utero e dare il via, a poco a poco, alla dilatazione del collo.

Commenti