Cesareo: niente bis con il travaglio di prova | Dolce Attesa
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Cesareo: niente bis con il travaglio di prova

Partorire per via naturale è possibile anche dopo un cesareo. L'importante è che vengano rispettate alcune condizioni e che il travaglio di prova avvenga in un centro nascita adeguatamente organizzato

Cesareo: niente bis con il travaglio di prova

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sostiene che i parti vaginali dopo un cesareo dovrebbero essere, di norma, incoraggiati. Una raccomandazione importante per un Paese come l’Italia, dove le nascite con il bisturi superano il 37%, percentuale ben lontana dalla soglia del 15% indicata dall’Oms.

Il travaglio di prova dovrebbe essere la norma

Il cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico che dovrebbe essere praticato solo nei casi in cui la nascita per via vaginale sia impossibile o comunque rischiosa. Quindi, una donna che ha già partorito in sala operatoria non è necessariamente candidata a subire un nuovo intervento. Anzi, il “travaglio di prova” dovrebbe essere incoraggiato e il Vbac (Vaginal Birth After Cesarean), ovvero il parto vaginale dopo un cesareo, diventare la norma. Il travaglio di prova è da consigliare a tutte le donne che non presentino controindicazioni al parto vaginale e nelle quali la pregressa incisione sull’utero sia stata trasversale bassa, come avviene quasi sempre.
A una condizione, però: che il parto avvenga in un centro nascita organizzato per assistere un travaglio di prova e dove sia possibile, in caso di necessità, eseguire un cesareo d’emergenza e affrontare tempestivamente possibili complicazioni riducendo al minimo il rischio di danni permanenti.

Parto: spontaneo è meglio

Evitare un secondo cesareo comporta grandi vantaggi per la donna, a livello fisico, ma anche psicologico. Infatti, non solo la ripresa nel post parto è più veloce e la degenza in ospedale più breve, ma si scongiurano sia il senso di incompletezza, sia il rimpianto che in molti casi accompagnano un parto con bisturi. Eppure, ancora oggi, il travaglio di prova in alcuni ospedali è visto con un certo sospetto. In particolare è diffusa l’idea che eventuali esiti avversi siano sempre collegati alla mancata effettuazione del cesareo. Tutto ciò influisce negativamente sulla popolarità del Vbac anche se le statistiche dicono che circa l’80% delle donne che intraprende un travaglio di prova riesce a partorire senza complicazioni.

Vbac, come si svolge?

Ma come si svolge un travaglio di prova? La donna che ha subito un precedente cesareo può comunque scegliere le posizioni preferite e/o muoversi liberamente? Sono necessarie precauzioni particolari? E ancora si può chiedere l’epidurale?
Quello di una precesarizzata non è diverso da un “normale” travaglio, tranne che per il ricorso al monitoraggio continuo della frequenza cardiaca fetale e delle contrazioni uterine durante la fase dilatante e poi quella espulsiva. Per il resto, sono valide le consuete linee guida, quindi libertà di movimento e possibilità di assumere bevande o alimenti di rapida digestione (zucchero, marmellata, eccetera). Anche un’eventuale richiesta di analgesia epidurale può essere accolta, mentre per quanto riguarda il periodo espulsivo, se il battito fetale si mantiene regolare, non c’è motivo di accelerare i tempi e la donna deve essere lasciata libera di spingere solo quando ne sente la necessità. È invece assolutamente da evitare la manovra di Kristeller, ovvero la spinta sull’utero, eseguita dal ginecologo. Insomma l’assistenza deve essere caratterizzata da una vigilanza assidua, ma è da evitare, una maggior medicalizzazione della nascita.

Dopo un cesareo… in acqua!

Se la gravidanza è fisiologica e mamma e bebè stanno bene, è possibile tentare un parto spontaneo e, addirittura, in acqua? Questo dipende dalla motivazione del primo cesareo, e ovviamente dal desiderio della partoriente. La scelta di una nascita in acqua è sicura per chi ha subito un pregresso cesareo, ma è necessaria un’attenta sorveglianza nel corso del travaglio e del parto e lo staff ostetrico deve essere sempre pronto ad intervenire.

Quando il bis è inevitabile

Nonostante il parto spontaneo rappresenti spesso la soluzione ottimale per la donna e per il suo bambino, ci sono dei casi in cui la nascita in sala operatoria è inevitabile. Vediamo insieme quali sono le controindicazioni a un travaglio di prova.

  • Un secondo cesareo è sempre necessario se l’indicazione del primo sussiste ancora; quindi in tutti i casi di malattie croniche della mamma (per esempio cardiopatie, malattie renali, eccetera); pregressi interventi chirurgici all’utero; bacino anomalo, così stretto o malformato da non permettere il passaggio del bambino e quindi la nascita per via vaginale.
  • Ci sono anche altre situazioni in cui il cesareo elettivo è la soluzione migliore, ma sono poche e in genere non sono collegate al fatto di aver già partorito con il bisturi. Ad esempio, nel caso di placenta previa centrale il cesareo viene proposto anche alla prima gravidanza. Lo stesso accade per un’eventuale patologia materna legata all’attesa (come la preeclampsia) o in caso di dubbi sul benessere fetale durante il travaglio.
  • Una controindicazione che invece è strettamente correlata al pregresso cesareo riguarda la metodologia con cui è stato eseguito l’intervento: se l’incisione è di tipo longitudinale (ormai in disuso) il parto per vie naturali non è consigliabile. In questi casi è troppo alto il rischio di rottura dell’utero che arriva a una percentuale tra il 2 e il 4%”.

E se i cesarei sono due?

Oggi sono sempre più numerose le donne che si trovano a fare i conti con due cesarei: anche per loro c’è la possibilità, in occasione di una terza gravidanza, di vivere l’emozione di un parto naturale? Ovviamente è piú difficile tentare un parto vaginale, in ogni caso dipende sempre dalle motivazioni dei precedenti interventi.
Per quanto riguarda le controindicazioni, valgono quelle già elencate in caso di un solo pregresso cesareo. Se non ci sono indicazioni specifiche per un ulteriore intervento, la mamma può decidere di affrontare un travaglio di prova. Evitare un terzo cesareo, così come un secondo, comporta indubbi vantaggi per la salute della donna: a fronte di un rischio leggermente superiore di rottura d’utero, con il parto vaginale sono meno frequenti le complicazioni di tipo infettivo e la necessità di trasfusioni di sangue. Si riduce anche il rischio, che in caso di cesarei ripetuti è superiore, di complicazioni che possono rendere necessario un intervento di isterectomia.

Scegliere l’ospedale “giusto”

Non in tutti gli ospedali italiani viene proposto il travaglio di prova, perché non si è ancora diffusa la consapevolezza che il cesareo – se inappropriato – non è la scelta più sicura per mamma e bambino. A scoraggiare la mamma in alcuni casi si aggiunge anche l’atteggiamento dei medici, timorosi di possibili conseguenze a livello legale, in caso di complicazioni.
Per tutti questi motivi è fondamentale informarsi con anticipo sulle consuetudini dell’ospedale in cui si desidera dare alla luce il proprio piccolo e scegliere una struttura dove il travaglio di prova venga effettivamente incoraggiato e sostenuto. In questo percorso può essere d’aiuto rivolgersi a un’ostetrica con cui confrontarsi nei mesi della gravidanza per prepararsi a vivere l’esperienza del parto naturale con consapevolezza e determinazione.

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