Papà in sala parto: rischio per la coppia? | Dolce Attesa
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Papà in sala parto: rischio per la coppia?

È importante che sia una scelta e se ne parli insieme. E che anche il papà possa partecipare al corso preparto per poter vivere al meglio il momento della nascita

Papà in sala parto: rischio per la coppia?

Francesco Facchinetti ha confessato di essere svenuto, Robbie Williams ha invece girato un video e l’ha postato su Facebook, tutti, praticamente tutti, fanno il selfie. La nascita di un figlio, insomma, è un evento altamente condiviso e la sala parto uno scenario social.

A introdurre il fenomeno, i papà che, in Italia, accompagnano la partner durante travaglio e parto in 90 casi su 100. Presenti soprattutto al Nord, secondo i dati del Ministero della Salute, meno al Sud, dove solo 4 papà in attesa su 10, in Campania e Sardegna, entra in sala parto.

Ma le mamme, sono contente? Cosa si aspettano dal compagno? E assistere alla nascita dei figli è una consuetudine senza conseguenze (negative) per la coppia?

Il cervello della situazione

“Sentirsi a proprio agio, al sicuro, questa è la cosa più importante per la mamma”, spiega Martina Carabetta, fondatrice di Latte&Coccole, centro che si occupa di sostegno alla maternità dal parto in poi a Roma. “E in ospedale è probabile che questo non accada, con la conseguente attivazione del meccanismo cerebrale legato al senso del pericolo. Ecco perché la presenza del partner, che ci conosce, sa interpretare i nostri sguardi, diventa un punto fermo, un sostegno. Una mamma in travaglio deve poter ‘spegnere’ la neocorteccia  e far riaffiorare solo il cosiddetto cervello antico, quello necessario a far procedere il parto in modo fisiologico”.

Gli uomini sono preparati? “A occuparsi delle questioni pratiche sì, a vivere la sala parto meno. Per questo i corsi dovrebbero essere di coppia: il papà va preparato, per esempio a interpretare le urla di dolore della compagna. Gridare con la bocca aperta significa cercare di agevolare l’apertura vaginale, se non lo si sa, potrebbe, come accade indurre il partner a chiamare il medico, l’anestesista o, semplicemente, non essere in grado di tollerare quanto sta accadendo”.

Così fan tutti

Non tutti se la sentono, però. “E non tutti devono per forza partecipare alla nascita”, continua Martina Carabetta. “La coppia deve parlarne, capire eventuali resistenze. Nessuno dei due dovrebbe sentirsi obbligato, perché così fan tutti. È in questo ambito, nella mancanza di comunicazione tra i partner rispetto alle aspettative comuni che potrebbe, in seguito, crearsi qualche problema”.

Non è quindi il fatto di veder nascere il proprio bambino a causare, come sostengono in molti, la crisi di coppia – secondo la Sidip, Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale, le separazioni sono maggiori tra i genitori che hanno scelto il parto condiviso e persino Michel Odent, ha messo in dubbio la validità della presenza paterna – bensì i silenzi, i pensieri non condivisi sull’evento più importante della propria vita. “Un altro aspetto spesso non considerato”, conclude Martina Carabetta “ è che i padri devono assistere ad abusi sul corpo della loro donna e questo può provocare trauma. In contesti non disturbati l’intimità della donna è invece preservata”.

Shamiran Zadnich

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