Parto, è arrivata l'ora X: cosa succede all'arrivo in ospedale? | Dolce Attesa
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Parto, è arrivata l’ora X: cosa succede all’arrivo in ospedale?

Dall'accettazione al Pronto soccorso al momento della nascita ecco, passo dopo passo, cosa aspettarsi

Parto, è arrivata l'ora X: cosa succede all'arrivo in ospedale?

Ci siamo. Il momento tanto atteso è arrivato. Sono comparse le prime contrazioni e, a differenza di quelle preparatorie, queste sono proprio intense. Oppure si sono rotte le acque. Che cosa succede quando ti presenti nell’ospedale dove hai deciso di accogliere il tuo piccino? Ecco cosa devi aspettarti, momento per momento.

Primo step: l’accettazione

Il primo passo è presentarsi al Pronto Soccorso o al Pronto Soccorso Ostetrico se la struttura ne è dotata. Ospedali più piccoli sono organizzati in modo tale che la futura mamma possa andare direttamente nel reparto di ostetricia per l’accettazione. Cosa è necessario portare con sé? “I risultati delle analisi eseguite in gravidanza e un documento di riconoscimento”, spiega Maria Grazia Pellegrini, ostetrica-capo dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma. “Il documento servirà per compilare, dopo la nascita, il certificato di assistenza al parto che l’ostetrica consegna alla coppia e che serve per procedere con l’iscrizione all’anagrafe del piccolo”.
Chi ha preparato un piano del parto, dove sono elencate le preferenze della coppia per quanto riguarda l’assistenza alla futura mamma e al bimbo che nascerà, lo porterà con sé per mostrarlo al personale.

Piano del partoScopri cos'è

Concluso il breve iter “burocratico” è il momento della visita, per valutare a che punto è il travaglio e verificare il benessere del bebè che si sta preparando a nascere. “Viene eseguita un’esplorazione vaginale per controllare il collo dell’utero, capire se è appianato e se è iniziata la dilatazione”, spiega l’esperta. “Il monitoraggio cardiotocografico permette invece di registrare il battito cardiaco del bambino e accertarsi che tutto proceda bene. Vengono inoltre misurate la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca della futura mamma”.

Si torna a casa o si resta?

Terminati i controlli di routine, è il momento di stabilire se è opportuno che la mamma si fermi in ospedale o se è ancora troppo presto per il parto, per cui è meglio che faccia ritorno a casa. “Se il travaglio non è ancora in fase attiva, si suggerisce alla donna di andare a fare una passeggiata e tornare dopo qualche ora”, considera Maria Grazia Pellegrini. “Se abita vicino all’ospedale potrà tornare a casa con il futuro papà: l’ideale sarebbe poter vivere il periodo prodromico a casa, con accanto un’ostetrica che possa di tanto in tanto monitorare il battito cardiaco fetale. Naturalmente se la futura mamma non si sente tranquilla all’idea di lasciare l’ospedale e chiede di fermarsi, viene accolta in reparto”.

Se la coppia si allontana dal punto nascita per fare una passeggiata o per tornare a casa, come regolarsi per capire quando è il momento giusto per ripresentarsi in ospedale? “Quando le contrazioni diventano regolari”, spiega Maria Grazia Pellegrini. “Non è determinante la lunghezza della pausa tra una contrazione e l’altra, che potrà essere di 5 minuti, ma anche di 7 o 8 minuti, quanto proprio la regolarità con cui si presentano le contrazioni”.

ContrazioniCome riconoscerle

Di nuovo in reparto, e adesso?

Le contrazioni sono regolari, il dolore è decisamente impegnativo, la futura mamma torna in reparto. “A questo punto si fa una seconda visita per confermare che il travaglio è in fase attiva”, considera l’esperta. “Se la donna è ancora nel periodo prodromico o se la fase attiva è appena iniziata in genere viene accolta in reparto. Se invece il collo dell’utero è appianato e ha raggiunto i 4 centimetri di dilatazione, e se le contrazioni sono regolari e si presentano ogni tre minuti circa è il momento di andare in sala travaglio-parto”.

Se si perdono le acque

A volte il travaglio inizia con le prime contrazioni che diventano sempre più intense e ravvicinate. A volte invece il segnale che il momento di abbracciare il proprio piccino è ormai vicino è la rottura delle membrane amniotiche, comunemente detta “rottura delle acque”. “Quando si rompono le acque, la futura mamma dovrà prepararsi -con serenità, non è una situazione di urgenza- e raggiungere il punto nascita”, spiega Maria Grazia Pellegrini.

Una volta giunti in ospedale l’iter è quello già descritto, quindi l’accettazione, la visita, il monitoraggio cardiotocografico. Se il travaglio è iniziato, la futura mamma verrà accompagnata in sala travaglio-parto, se invece, come può accadere, la rottura delle acque avviene in assenza di contrazioni, è comunque necessario fermarsi in ospedale. “La donna viene ricoverata e si procede con una profilassi antibiotica per prevenire possibili infezioni” conclude l’esperta. “Poi si aspetta. Se il travaglio non si avvia spontaneamente nelle 24 ore successive, si procede con un’induzione del parto”.

 

Giorgia Cozza

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