Martina: un parto naturale dopo un cesareo | Dolce Attesa
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Martina: un parto naturale dopo un cesareo

Per evitare un secondo cesareo, Martina ha dovuto lottare contro pregiudizi e disinformazione. Ma alla fine ce l'ha fatta      

Martina: un parto naturale dopo un cesareo

Martina Biscaro, 35 anni, di Farra di Soligo, in provincia di Treviso, abbraccia Giulia, due anni e mezzo e la piccola Viola, nata pochi mesi fa. Una nascita speciale, perché avvenuta con un bellissimo parto naturale dopo il cesareo del primo parto. Ecco il suo racconto.

Giulia, nata con il bisturi

Giulia è nata con un cesareo per posizione podalica. Avevo tentato tutti i metodi possibili per “convincerla” a fare la capriola e vivere così l’esperienza di un parto naturale, ma non c’era stato niente da fare. Le ostetriche mi avevano spiegato come fare la moxibustione, ma purtroppo non ha funzionato. Per tre volte sono andata in reparto per sottopormi alla manovra di rivolgimento, ma toccando la pancia il ginecologo aveva stabilito che non c’erano margini per fare il tentativo: così è stato programmato un cesareo.

Se è podalicoUn aiuto per fare la capriola

Io ero un po’ delusa. Dopo essermi preparata per mesi al momento della nascita, dopo aver lavorato su di me per affrontare e superare la paura del dolore, non avrei conosciuto l’esperienza di un travaglio naturale. Per fortuna, però, l’Ospedale di Montebelluna ci ha riservato un’assistenza molto buona, accogliendo le mie richieste, come quella di lasciare la piccola attaccata alla sua placenta un po’ più del solito. Dopo la nascita io ho potuto guardarla subito e salutarla poi, mentre si concludeva l’intervento, Giulia è stata affidata alle braccia del suo papà per un primo contatto pelle a pelle. Terminata l’operazione è stato il mio momento di abbracciarla, osservarla, attaccarla al seno per la prima volta. Pur non avendo potuto vivere l’esperienza di un parto naturale, devo dire che è stata una buona nascita, il più possibile rispettosa dei bisogni della mia bimba.

Una nuova bimba in arrivo

In occasione di una visita di controllo fatta dopo la nascita di Giulia, la mia ginecologa mi ha raccomandato di attendere almeno due anni per un’altra gravidanza, perché rischiavo che si rompesse l’utero, con conseguenze gravissime per me e per il bambino. Aveva prospettato un quadro così negativo e terribile che ho deciso di cambiare medico. Secondo il nuovo ginecologo non c’era alcun impedimento che rendesse sconsigliabile una gravidanza, ma anche lui si era subito dimostrato molto contrario all’idea di un parto naturale dopo un cesareo.

Così, quando è iniziata la mia seconda gravidanza in un primo momento ero quasi rassegnata all’idea di un nuovo cesareo. Poi, parlando con la doula che mi aveva già seguito durante l’attesa di Giulia e con una rappresentante dell’associazione Il Melograno, avevo capito che in realtà vivere l’esperienza del travaglio era possibile, dipendeva da me, se io lo desideravo avrei potuto provare. Ci ho pensato molto. E ho deciso. Sapevo che avrei dovuto lottare contro i pregiudizi e la disinformazione per realizzare il sogno di una nascita naturale, ma lo avrei fatto. Diventare mamma era stata la più grande esperienza di crescita della mia vita, ora avrei cercato di vivere un parto naturale. Si trattava di un’esperienza che meritavo di vivere. E se alla fine si fosse reso necessario un nuovo intervento non importava, intanto io ci avrei provato.

Travaglio di provaScopri cos'è

Un punto nascita pro Vbac

Per fortuna, l’ospedale di Montebelluna, dove già era nata Giulia, è assolutamente favorevole al parto naturale dopo un cesareo. Quando ho espresso i miei dubbi al medico del reparto mi ha risposto che vivere il travaglio era un mio diritto. “Se poi dovessero esserci problemi”, aveva sottolineato, “la sala operatoria è a due passi. E noi ci accorgiamo se ci sono problemi”. Ecco, l’idea che questo fosse un mio diritto mi ha dato una grande carica.

Quando ne ho parlato con Alex, il mio compagno, in un primo momento non riusciva proprio a capire i miei motivi. D’altronde lui condivideva l’opinione comune che il cesareo fosse più sicuro per la mamma e per il bambino. E tutto sommato, la nostra esperienza con la nascita di Giulia era stata positiva.

A quel punto gli ho ricordato che un cesareo è un intervento chirurgico e lui stesso non si sarebbe mai sottoposto a un’operazione se non strettamente necessaria. Poi gli ho spiegato i tanti motivi per cui è preferibile un parto naturale anche in termini di benessere e salute del bambino: dal passaggio dei batteri “buoni” che colonizzano l’intestino del piccolo al fatto che le contrazioni uterine operano una sorta di massaggio che prepara il corpo del neonato ad affrontare la vita fuori dal pancione. Infine, con un parto naturale lui avrebbe potuto restarmi vicino e assistere così al momento della nascita… Sarebbe stata una bella esperienza per entrambi!

I dubbi del “resto del mondo”

Convinto il mio compagno, restavano da affrontare i mille dubbi di familiari, parenti, amici, molto sorpresi di fronte alla mia scelta. Quando spiegavo i vantaggi del parto naturale spesso mi guardavano come se fossi stata “strana”, mi vedevano come una con il pallino delle cose naturali…

C’è da dire poi che nelle nostre famiglie il parto naturale era stato vissuto come un evento traumatico. Mia mamma, ad esempio, aveva dovuto partorire in posizione litotomica e nella fase espulsiva le era stata fatta (senza dirglielo) la manovra di Kristeller. Anche le nonne avevano dei ricordi tremendi dei loro parti…

Le posizioni del travaglioLeggi

Così secondo loro io ero fortunata a poter fare un cesareo! L’unico argomento che era riuscito a convincere un po’ tutti della ragionevolezza della mia decisione era il decorso post operatorio e su questo anche le nonne hanno dovuto concordare. E gli altri? Amici, conoscenti? Quando sei incinta non hai voglia di fare arringhe pro parto naturale a chi non ne conosce o non ne vuole capire l’utilità. Alla fine eravamo io e Alex a dover essere convinti, e nel secondo trimestre l’ecografia morfologica ha confermato che tutto procedeva bene e che si poteva continuare a progettare un vbac (vaginal birth after cesarian).

Un lungo travaglio…

E così arriviamo al termine della mia seconda gravidanza. Le contrazioni si sono presentate, non fortissime ma continue, la sera prima della data presunta del parto.

La mattina successiva, dopo una notte in cui avevo dormito ben poco, sono andata in ospedale per il controllo delle quaranta settimane e mi hanno chiesto se volevo fermarmi in reparto. Dato che ero ancora nella fase prodromica e non avevo voglia di essere visitata e controllata più volte, ho preferito tornare a casa. Il travaglio procedeva, ma lentamente. Una seconda notte insonne e finalmente le contrazioni sono diventate più regolari. Al mattino sono stata ricoverata e mi hanno accompagnata in sala travaglio. Il fatto di avere un cesareo alle spalle non ha reso necessario fare controlli o interventi particolari. Anzi, io avevo chiesto di limitare le visite al minimo indispensabile e così è stato. L’unico intervento medico è stato la rottura del sacco, che ho accettato perché secondo la ginecologa era opportuno velocizzare un poco i tempi, in modo tale da non arrivare alla fase espulsiva senza più forze per spingere.

Questo lungo travaglio è stato un’esperienza per me straordinaria. Io sto studiando per diventare insegnante di yoga e so che il traguardo di “lasciar andare” il proprio ego e vivere il momento, nella vita quotidiana, è davvero difficile da raggiungere… Bene, il parto è un’esperienza in cui veramente ci si lascia andare, ci si abbandona. Spesso ci si concentra sul dolore, ma il parto è molto altro, un’esperienza intensa, difficile se non impossibile da descrivere a parole.

Alex era con me. Mi è stato accanto per tutto il tempo e la sua presenza, la sua mano da stringere, è stata molto importante. A volte lui dice di non aver fatto molto… In realtà in quel suo “esserci” era tutto quello di cui potevo aver bisogno.

Non nego che ci siano stati anche momenti di sconforto: poco prima della rottura del sacco, quando la dilatazione dopo tante ore era ancora ferma a 4 centimetri, ricordo di aver pensato: “Perché non ho fatto un cesareo?!”. Poi, seguendo il consiglio dell’ostetrica ero uscita a passeggiare con Alex e avevamo parlato a Viola rassicurandola e dicendole che non doveva avere paura, qui l’aspettavamo con tanto amore. Tornata in sala parto, la ginecologa che doveva valutare se usare l’ossitocina si è sorpresa nello scoprire che la dilatazione era arrivata a 6 centimetri.

I tempi del partoQuanto dura il travaglio?

… e una rapida fase espulsiva

Così come il travaglio è stato lento, la fase espulsiva è stata rapida. Dopo un travaglio lunghissimo, mentre io ero ancora concentrata sulle contrazioni, poco prima delle sette di sera l’ostetrica mi ha detto che si vedevano i capelli della mia bambina! È stata una grande sorpresa. Ho pensato: “Come? Di già?” e ho vissuto un attimo di smarrimento, perché non me lo aspettavo proprio. Ho avuto paura di non farcela, poi ho cambiato posizione, da carponi mi sono girata e mi sono accovacciata: in due spinte Viola è nata. Era lì. Era già lì.

Mi è rimasto impresso il suo sguardo e lo stupore che ho provato nell’incontro con questa creatura. Dopo tante informazioni, dopo aver lottato contro i pregiudizi, dopo la paura di non riuscire a realizzare il mio desiderio… Ce l’avevo fatta. Ecco Viola.

L’hanno posata sul mio petto e poco dopo lei si è attaccata al seno. Ce l’avevo fatta!

I momenti di sconforto, i dubbi, i timori sono stati spazzati via dalla gioia e dalla tempesta di ormoni scatenata dalla nascita di Viola.

Nelle settimane successive, il mio parto mi ha fatto sentire un leone. E tuttora, quando magari sono in difficoltà, mi dico: “Se ce l’ho fatta a partorire naturalmente dopo un cesareo, posso farcela anche adesso!”.

Ecco, io credo che ogni donna debba ricevere informazioni corrette per poter prendere una decisione consapevole. E se dopo aver fatto crescere il proprio bimbo nella pancia per nove mesi desidera concludere personalmente quello che ha iniziato… È importante seguire le proprie sensazioni, e se si decide che questa è la propria strada non esitare a seguirla.

 

Giorgia Cozza

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