Ma quanto può durare il parto? | Dolce Attesa
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Ma quanto può durare il parto?

Ma quanto può durare il parto?

Impossibile mettere d’accordo due mamme, chiunque abbia ascoltato i racconti del parto altrui, ci troverà il travaglio fiume da 36 ore e quello lampo da due spinte e che sarà mai. Ma chi ha ragione? Chi bluffa?  “Un primo parto ‘normale’ lo è tanto quello che si conclude in otto ore o quello che ne richiede il doppio”, spiega Silvana Cappellaro, ostetrica a Verona e presidente dell’ associazione II Melograno. Quello che li accomuna tutti è il fatto di passare per quattro fasi ben delineate: prodromi, travaglio, fase espulsiva, secondamento. È ovvio che se in una qualsiasi di queste fasi c’ è un intoppo, i tempi si allungano.

Da 48 a 12 ore prima del parto

2 giorni prima della nascita del bebè si può già avviare quella che è definita la fase prodromica: un periodo che va dalle 12 alle 48 ore prima che inizi il travaglio, ed è qui che si gioca la fama dei parti interminabili! “In questa fase la futura mamma si sente strana, ma riesce comunque a fare quasi tutto”, precisa l’ostetrica. Si avvertono dolori nella zona lombare che si irradiano verso il basso ventre, si percepisce più spesso lo stimolo a far pipì, ma niente di più. Poiché il livello di ossitocina (l’ ormone che agevola il parto) aumenta, è facile sentirsi irrequiete, con difficoltà a prendere sonno”.

“È in questa fase che, in genere, si perde il tappo mucoso, un aggregato gelatinoso prodotto dalle ghiandole del collo dell’utero con il compito di proteggere il sacco uterino da infezioni e aggressioni esterne e che ora si disgrega. Ha un colore biancastro, striature rossastre o marroncine, ma può capitare di eliminarlo senza accorgersene. Nessun problema, è soltanto il segno che la trasformazione è imminente, ma non occorre ancora fare nulla”, spiega Cappellaro.

Anche le false contrazioni fanno parte di questa fase, aiutano il collo dell’utero ad appianarsi, preparandolo alla dilatazione. La futura mamma può avvertire anche dolori intensi, ma spesso si tratta di contrazioni discontinue o irregolari, soprattutto brevi, non più di 20-30 secondi ciascuna. A questo stadio, partire per l’ospedale è inutile: meglio sentire l’ostetrica di riferimento, se si è in contatto con qualcuna, e attendere l’ ora X distraendosi con ciò che più piace.

Da 12 a 10 ore prima del parto

Fase due, travaglio vero. Proprio le contrazioni ne sono le protagoniste: devono portare a dilatare il collo dell’utero di circa 10 centimetri, preparandolo alla fase espulsiva del parto. “Comunque, se una donna è al primo figlio questa fase, definita come travaglio attivo, porta alla dilatazione completa  nel giro di 7/8 ore”, sottolinea Silvana Cappellaro.

Prima di partire per l’ospedale è meglio aspettare che le contrazioni siano regolari e si susseguano regolarmente ogni 5/10 minuti, con una durata di 40/60 secondi ciascuna. Se l’ ospedale è vicino a casa, si può attendere ancora un po’ prima di andarci. “Se invece si è al secondo parto, meglio non perdere tempo: la fase di appianamento dell’utero e quella dilatativa spesso si sovrappongono, riducendo anche della metà i tempi del travaglio”, sottolinea l’ ostetrica.

Il travaglio può subire una battuta d’arresto proprio quando si arriva in ospedale. “Può dipendere da un brusco crollo dell’ossitocina, dovuto all’agitazione della mamma: per riattivare il ritmo basta allora recuperare un po’ di tranquillità. Oppure la dilatazione può essere ormai arrivata agli 8 cm, e la frenata è determinata dal fatto che il bimbo sta preparandosi nel canale del parto”, spiega Silvana Cappellaro.

Per riattivare il corso del travaglio si può stimolare nuovamente la produzione di ossitocina e cioè passeggiare per i corridoi del reparto, mettersi nella posizione più istintiva e congeniale, ma anche farsi massaggiare i piedi o la parte interna delle gambe o ancora i capezzoli. Lo stallo, comunque, in questo caso può durare solo pochi minuti o protrarsi per quasi un’ ora. Quando poi la testa del bambino si sarà incanalata nella giusta posizione, solleciterà il perineo tanto da fare avvertire alla mamma il bisogno irrefrenabile di spingere.

Un’ora all’ora X

Fase tre, le spinte: le prime arrivano a intervalli anche di 6/7 minuti, poi i tempi si accorciano.  La fase espulsiva dura circa un’ora, le contrazioni si fanno sempre più intense e a ogni contrazione corrisponde una spinta e spesso proprio quando sembra di avere esaurito tutte le energie, la testa del piccolo si affaccia al mondo con la nuca rivolta verso l’alto, viene aiutato dall’ostetrica a uscire ed ecco è nato!

Ancora 20 minuti

Fase quattro: il secondamento. A 20 minuti dalla nascita, riprendono contrazioni non dolorose, quelle del secondamento. “In genere, in una o due spinte l’utero espelle la placenta e mentre ne viene controllata l’ integrità, se serve, alla mamma vengono applicati punti di sutura”, conclude Silvana Cappellaro.

Normale, corto o lungo: che cosa cambia?

Quanto dura un parto standard? Se si considerano sette/otto ore di travaglio attivo, sommate a due-tre ore tra parto e secondamento, l’ operazione bebé arriva a un totale di 10 ore, davvero intense.

Perché a volte è più corto ? È il sogno di ogni mamma, un parto veloce, che non lascia il tempo di pensare né al dolore, né agli imprevisti. È’ un’ eventualità rara per una donna al primo figlio, le probabilità aumentano al secondo o terzo. Si parla di parto precipitoso quando la futura mamma, dall’ inizio del travaglio fino al momento di avere il bambino in braccio, ci mette solo due o tre ore. Nel caso di parti a termine, non ci sono ragioni certe che determinano una nascita molto veloce, però se il piccolo viene al mondo in fretta, senza interferenze esterne o farmacologiche, poco male.

Perché a volte è più lungo Tra i fattori che possono rallentare il parto c’ è di sicuro il peso del bambino, la sua posizione e, a sorpresa, l’ epidurale. “È vero: anche l’ epidurale può dilatare i tempi, ma si tratta di un tempo irrisorio, circa 15 minuti in più rispetto a un parto senza analgesia”, precisa  Cinzia Zoppini. ginecologa presso l’ospedale San Carlo di Milano. “In generale, se l’ epidurale viene praticata quando c’ è già una dilatazione di 3 o 4 cm, quindi a travaglio attivo già innescato, non ne allunga i tempi, ma semmai prolunga di un quarto d’ ora la fase espulsiva. Il motivo è semplice, i tessuti della mamma, rilassati dall’ anestesia, percepiscono in modo ridotto le spinte, aumentando, seppur di poco, i tempi del parto. Tuttavia l’ analgesia attuale riesce ad aggirare l’ ostacolo, modulando le sostanze giuste al momento giusto secondo le diverse fasi del travaglio e superando così senza grosse difficoltà anche il problema delle spinte poco percepite”.

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