L'assistenza continua in travaglio giova alla mamma e al bebè
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L’assistenza continua in travaglio giova alla mamma e al bebè

Se la futura mamma è accudita e confortata, è più raro il ricorso alla ventosa o al cesareo e migliora l'indice di Apgar del neonato

L'assistenza continua in travaglio giova alla mamma e al bebè

La presenza continua di una persona accanto alla futura mamma durante il travaglio e il parto, che la conforti, la incoraggi e la informi, che si prenda cura del suo benessere massaggiandola, aiutandola a cambiare posizione o a camminare se lo desidera, giova alla salute della donna e del bambino.
Lo ribadisce una revisione pubblicata di recente dalla Cochrane Library che raccoglie tutte le revisioni sistematiche che sintetizzano e valutano criticamente tutte le prove disponibili in letteratura riguardo all’efficacia degli interventi sanitari che analizza gli esiti di 27 studi, condotti complessivamente su oltre 15.800 mamme.

Secondo i risultati, l’assistenza ininterrotta di un’ostetrica, di un’infermiera, di una doula, oppure del partner, di un’amica o di una persona di famiglia è associata a un travaglio più breve e a minore necessità di fare ricorso al cesareo, all’analgesia epidurale e a procedure operative come l’uso della ventosa. Le donne accompagnate e sostenute in questo momento così importante vivono e ricordano l’esperienza con maggiore soddisfazione. E i bimbi ne ricavano concreti benefici di salute: l’assistenza continua è associata a valori più elevati dell’indice Apgar, il punteggio che descrive le condizioni del piccolo alla nascita, dal battito cardiaco alla respirazione, dal colore della pelle al tono muscolare.

Dall’ostetrica sostegno e competenze mediche

Ma a chi spetta accompagnare la futura mamma durante il travaglio e il parto? Chi è la persona più adatta per assisterla? L’ostetrica, la doula, una persona di famiglia, il partner o un’amica che gode della fiducia e della confidenza della partoriente: sono figure concorrenti o complementari?
“Lo studio in questione non entra nel dettaglio, ma considera un ventaglio di figure differenti”, risponde Laura Castellarin, ostetrica co-fondatrice dell’associazione Nascere Insieme di Villadossola (VCO). “I vantaggi che evidenzia sono legati alla continuità del sostegno e non riguardano in modo specifico l’assistenza dell’ostetrica.

Essere seguite è positivo di per sé, indipendentemente da chi si ha accanto. Ciò nulla toglie all’importanza della figura professionale dell’ostetrica, l’unica che unisce l’abilità di accompagnamento alle competenze cliniche. I benefici dell’assistenza ostetrica one-to-one, cioè continua e dedicata alla singola partoriente, sono ben conosciuti e documentati da numerose altre ricerche”.
Uno dei compiti della persona che accompagna, secondo gli autori dello studio Cochrane, è informare la donna sul progresso e sull’andamento del travaglio.

“E questo compito spetta all’ostetrica, l’unica qualificata a rispondere alle domande della futura mamma, perché formata con un percorso di studi universitario specifico e approfondito”, osserva Susanna Marongiu, ostetrica del consultorio familiare di Monserrato, in provincia di Cagliari. “La formazione di altre figure potrebbe non essere altrettanto approfondita, controllata e specifica”.

Perché farsi seguire dall'ostetricaLeggi

Diverso è il ruolo del ginecologo. “La sua preparazione è improntata alla patologia e alla cura quando l’andamento del parto si discosta, in maniera sporadica, dalla fisiologia, dalla normalità”, spiega Marongiu.

Non sempre, però, la donna che va in ospedale per dare alla luce il suo bimbo può godere dell’assistenza continua e dedicata di un’ostetrica. “È difficile avere un rapporto di uno a uno tra ostetriche e partorienti nelle grandi strutture, quelle che assistono un numero elevato di parti ogni anno”, dice Laura Castellarin. “Capita abbastanza di frequente che la donna in travaglio rimanga a tratti da sola, nelle fasi meno impegnative dal punto di vista clinico”.

Il partner, un’amica, una doula…

Lo scrivono anche gli autori dello studio: un tempo le partorienti davano alla luce i loro bimbi alla presenza delle altre donne del clan familiare o della comunità di appartenenza. L’assistenza continua era la norma. Oggi, con il ricorso prevalente all’ospedale, in molti contesti l’assistenza continua è diventata l’eccezione.

Che cosa fare, allora? Per garantirsi la presenza di qualcuno che stia sempre con lei, la sostenga e la incoraggi per tutta la durata del travaglio, conviene che la futura mamma si faccia accompagnare dal partner, da un familiare, o da un’amica?

“Certamente sì”, risponde Castellarin. “È dal 1985 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la presenza durante il travaglio di una persona di fiducia della partoriente, che offra sostegno e ascolto alle sue necessità. Indipendentemente dall’assistenza da parte del personale sanitario. La persona che accompagna non deve sostituire l’ostetrica nelle sue competenze cliniche, il suo compito è dare supporto emotivo”.

E se il partner non può o non se la sente di assistere al travaglio e la futura mamma non ha altre persone cui chiedere sostegno, magari perché la coppia vive lontana dalle famiglie d’origine? “È una situazione che si verifica sempre più spesso nel nostro scenario sociale”, commenta Susanna Marongiu. “Per questo stanno emergendo nuove figure femminili che sostituiscono quelle del clan familiare di altri tempi, svolgendo la funzione di vicinanza emotiva, altrettanto importante quanto quella sanitaria specialistica. Si chiamano doule, o assistenti alla maternità, o custodi della nascita. Per le loro prestazioni richiedono un compenso, si tratta quindi di una nuova professione, che però non è ancora disciplinata dal punto di vista legale e non deve rispondere agli obblighi di legge cui sono tenuti professionisti sanitari formati come il medico e l’ostetrica”.

Doula e ostetrica possono collaborare. “L’importante è che sia ben chiaro l’ambito di intervento di ciascuna delle due”, puntualizza Castellarin. “A questa condizione, se non c’è competizione o sovrapposizione di ruoli, la presenza della doula è una risorsa preziosa non solo per la futura mamma, ma anche per l’ostetrica”.

Un po’ di preparazione e tanta disponibilità

Che caratteristiche deve avere, come deve prepararsi al lieto evento, la persona chiamata a dare sostegno alla futura mamma durante il travaglio? “È bene che abbia conoscenza delle dinamiche del travaglio e del parto, di quel che la donna vivrà”, risponde Marongiu, “ma soprattutto è indispensabile che conosca ciò che la partoriente desidera, affinché possa incoraggiarla e sostenerla nelle scelte o nelle difficoltà che queste possono comportare.

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È suo compito fare da raccordo tra la donna e il personale sanitario, riportare i bisogni di lei, così che la futura mamma sia libera dalla necessità di tenere sotto controllo la situazione e possa vivere l’esperienza nella sua fisiologica istintualità e irrazionalità”.

Maria Cristina Valsecchi

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