Gravidanza oltre termine, quali controlli fare? | Dolce Attesa
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Gravidanza oltre termine, quali controlli fare?

La data presunta del parto è arrivata... ed è stata superata. Ecco una situazione assai frequente, che riguarda circa il 30% delle gravidanze. Ma cosa succede ora?

Gravidanza oltre termine, quali controlli fare?

Il momento tanto atteso è arrivato, il giorno X, quello della data presunta del parto. Sono settimane che la futura mamma aspetta questo momento, chiedendosi come si annuncerà l’inizio del travaglio e cercando di immaginare il primo incontro con il suo piccino, ma la data è arrivata e non è successo nulla. “È normale, la gravidanza si considera a termine tra le 38 e le 42 settimane” rassicura Maria Grazia Pellegrini, ostetrica-capo dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma.

Non c’è quindi motivo di preoccuparsi, il punto nascita scelto per accogliere il proprio piccino tiene sotto controllo il benessere del nascituro e il buon proseguimento della gravidanza, e se tutto procede bene, si attende con pazienza che il piccolo decida di nascere. “Solo alla 41a settimana più 3-4 giorni, se il travaglio non accenna ad avviarsi, si procede con l’induzione del parto”, spiega l’esperta.

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Gli esami per sapere se è tutto ok

Allo scoccare della 40a settimana è il momento di recarsi in ospedale per i primi controlli di routine. In genere, non è necessario prenotare: al mattino la futura mamma si reca in reparto o presso l’ambulatorio dedicato e si procede. Per sapere a quale orario presentarsi e/o per altre informazioni è sufficiente telefonare qualche giorno prima al reparto di Ostetricia. Ma quali sono i controlli previsti?

“A 40 settimane si esegue un monitoraggio cardiotocografico per controllare il battito cardiaco del bambino e quindi il suo benessere”, spiega Maria Grazia Pellegrini. “Si procede inoltre con un controllo ecografico per valutare la quantità di liquido amniotico. Se tutti i parametri sono nella norma, si dà appuntamento alla futura mamma due o tre giorni dopo”. La frequenza dei controlli può variare in base ai protocolli dei diversi ospedali: alcuni punti nascita procedono con un ulteriore monitoraggio e una nuova ecografia delle falde di liquido amniotico a giorni alterni, altri ogni due o tre giorni.

“Se però i parametri non sono perfetti, se ad esempio l’esame ecografico evidenzia che la quantità di liquido amniotico è bassa, o se c’è qualche dubbio sul tracciato cardiotocografico la futura mamma viene ricoverata per monitorare la situazione”, spiega l’esperta.

Grazie agli appuntamenti, concordati di volta in volta, si accompagna così la donna verso la nascita, tenendo sotto controllo il benessere del suo bambino.

 

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E se non nasce?

Se tutto procede bene, la futura mamma può aspettare serenamente che il travaglio prenda il via. “Arrivati a 41 settimane più 3 o 4 giorni, però, nella maggior parte degli ospedali si procede con l’induzione del parto”, conclude l’ostetrica.
Se i parametri (battito cardiaco fetale, liquido amniotico, benessere materno) sono perfetti e la futura mamma preferisce che il travaglio si avvii spontaneamente può esprimere questo desiderio e confrontarsi con il personale del reparto a proposito della possibilità di attendere ancora un giorno. Se il bimbo ancora non “prende l’iniziativa”, si induce il travaglio, che porterà la futura mamma ad abbracciare finalmente il suo piccino.

 

Giorgia Cozza

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