La fase espulsiva: il piccolo sta per nascere | Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

La fase espulsiva: il piccolo sta per nascere

Che cosa succederà? Il bambino riuscirà a passare attraverso il canale del parto?  È un momento delicato e intenso che va rispettato e che la mamma può condividere con chi l’assiste

La fase espulsiva: il piccolo sta per nascere

L’espressione “fase espulsiva” non è del tutto corretta perché fa pensare che sia esclusivamente la donna ad agire per far nascere il suo bambino. Invece anche questo periodo, come i precedenti, è caratterizzato da una profonda sinergia tra la mamma e il suo piccolo. Sembra una banalità, invece è molto importante perché solleva la donna dal forte senso di responsabilità legato a questo momento e da tutti i dubbi e le perplessità a esso correlate: riuscirò a spingere nel modo giusto? Sarò in grado di far nascere il mio bambino? In realtà è il bebè che si fa strada, aiutato dalla mamma. La quale non deve far altro che aprirsi e lasciarlo andare.

Un “riposino” prima del suo arrivo: la fase di latenza

Il periodo espulsivo non comincia subito dopo che il collo dell’utero si è completamente dilatato. Il più delle volte, soprattutto al primo figlio, dopo la fase dilatante si presenta un tempo di riposo, chiamato anche fase di latenza. Le contrazioni cessano o comunque sono poco frequenti e la donna si può anche addormentare per un po’. Trascorso questo periodo, che può durare anche 20-30 minuti, molte avvertono lo stimolo ad andare in bagno. Spesso, il sacco amniotico si rompe proprio in questo momento,  dato che durante il riposo della mamma il piccolo ha avuto tempo di muovere liberamente la testolina e di completare l’impegno nel canale del parto.

Le contrazioni riprendono: la fase del premito

Da questo momento, in modo irregolare, le contrazioni riprendono, anche se non sono molto dolorose, dato che la dilatazione è ormai completa e la donna comincia a percepire il cosiddetto premito, un senso di spinta, che si avverte all’acme della contrazione. A questo punto, il bisogno di spingere si fa via via più forte, fino a diventare irrefrenabile: la donna non può trattenersi dall’assecondarlo. Le contrazioni fanno scendere il bambino lungo il canale del parto e il contatto con i muscoli pelvici incoraggia il piccolo a compiere la rotazione necessaria per uscire. Si comincia a intravedere la testolina, che poi scompare, per riapparire in misura maggiore con la contrazione successiva. In questo modo, i tessuti del canale vaginale riescono a rilassarsi, ad allargarsi e allungarsi a poco a poco, così da ridurre al minimo il rischio di lacerazioni.

Controlla i dolori del partoProva così

Fase espulsiva: quanto tempo ci vuole?

Il tempo che intercorre tra l’inizio del premito e la nascita è estremamente variabile: può andare da alcuni  minuti fino anche a due ore. La durata di questa fase dipende da tanti fattori, che si condizionano a vicenda: la posizione del bambino e la forza delle contrazioni materne innanzitutto. Ma non meno importante è la posizione che la donna assume: se lasciata libera, tenderà istintivamente ad adottare posizioni verticale o accovacciata, che  sfruttano la forza di gravità. In realtà, meno indicazioni si danno alla mamma, meglio lei riuscirà a spingere. L’unica cosa da fare è lasciare che assecondi il proprio istinto. Se riesce a lasciarsi andare, ad ascoltare e a seguire il proprio corpo, tutto sarà più semplice. Bisogna ricordare che la donna può sentirsi libera se viene rispettata nella sua intimità, in un ambiente discreto, accogliente e che la sostiene. Proprio nella fase finale, molte donne emettono un gemito o un urlo: sono l’esempio di quei  gesti arcaici, istintivi, che favoriscono l’apertura e il passaggio del bambino. Non a caso bocca e perineo sono collegati: aprendo l’una, si apre anche l’altro.

Momenti di difficoltà

E se alla donna viene da spingere quando la dilatazione non è ancora completa? Se, dopo la fase di riposo, le contrazioni non riprendono più? Se, nonostante le spinte, la testina non scende?
Il parto resta pur sempre un evento misterioso, in cui tanti ‘se’ vanno messi in conto. In questi casi particolari, possono essere attivate delle risorse di tutela del percorso fisiologico, oppure delle risorse di intervento medico. Le prime sono quelle che un’ostetrica esperta conosce bene e sono costituite da ulteriori stimoli alla capacità materna a riprendere in mano a situazione, come per esempio alzarsi, ruotare il bacino, cambiare posizione. Solo se anche queste non funzionano, dovranno essere messe in atto le risorse più invasive e di pertinenza esclusiva del medico, quali il ricorso all’ossitocina, alla manovra di Kristeller, alla ventosa. La natura, però, è perfetta: fidiamoci che tutto possa andare nel migliore dei modi!

Benvenuto tra noi!

Una volta venuto al mondo, il piccolo viene posto sulla pancia della mamma, avvolto da un telo caldo. E il momento del primo contatto, in cui madre e figlio possono guardarsi negli occhi e riconoscersi. Il cordone ombelicale viene tagliato quando smette di pulsare. Oggi ci sono studi che consigliano di farlo dopo che è stata espulsa la placenta, dato che fino a quel momento è ancora attiva la microcircolazione e continua il passaggio di ossigeno al feto. Dopo il secondamento, cioè la fuoriuscita della placenta, il piccolo può essere già attaccato al seno.

Identikit della placentaLeggi qui

 

C.P

 

Commenti