La depressione post parto raccontata al cinema | Dolce Attesa
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La depressione post parto raccontata al cinema

La depressione post parto raccontata al cinema

Cristina Comencini racconta la depressione post-partum. E scoppia la polemica. Il film, “Quando la Notte”, al cinema da pochi giorni, ha già ricevuto una buona dose di fischi da parte della critica alla Mostra del Cinema di Venezia. Ed è stato anche oggetto di censura per i minori di sedici anni, poi revocata .

Una film ritenuto scomodo a quanto pare, ma che, di fatto, impone una riflessione sul lato oscuro della maternità. Protagonista della vicenda è Marina (Claudia Pandolfi), una donna che  va in vacanza in montagna, da sola, con il figlio di appena tre anni. L’incontro con la guida alpina, Manfred, ( Filippo Timi), un uomo introverso abbandonato dalla moglie, cambierà la sua vita. E’ Manfred che soccorre il piccolo, nell’attimo in cui esplode in tutte le sue forme l’inadeguatezza di questa donna. Accade una notte, mentre il bambino in preda ai capricci non smette di piangere e lei, mamma, non riesce a frenare il senso di frustrazione che l’assale.

Un film forte, duro, esasperato anche nei dialoghi, ma che costringe a riflettere. Il senso di solitudine che pervade nell’animo di questa mamma è una realtà che può far parte della maternità. E’ uno stato d’animo che ha bisogno di essere riconosciuto. Marina è una donna all’apparenza normale, ma che nasconde nell’animo un lato oscuro. Si salverà, grazie all’aiuto di quest’uomo, perchè era una donna che doveva accettare le sue fragilità per salvarsi dalla sua disperazione.

Ne è consapevole la Comencini che, coraggiosamente, grida attraverso le pagine del suo libro questo mal di vivere e lo riporta  nel film esasperando il carattere dei protagonisti. La depressione post partum, in tutte le sue forme, non deve essere affrontata con vergogna, ne’ tanto meno nascosta. E finalmente, tra i servizi attivi nei territori o in rete, non è più tabù.

Ed oltre alla Comencini, scopriamo altre mamme che hanno raccontato le difficoltà incontrate dopo il parto. Lo ha  fatto, con un pizzico di ironia,  Camila Raznovich, autrice di “M’ammazza. Diario di una mamma politicamente scorretta”. E’ non è l’unica. Fa riflettere l’esperienza di Deborah Papisca, raccontata nel “Di Materno avevo solo il latte”o quella di Serena Sabella nel suo “Mamma Non si nasce“.
Il messaggio è chiaro: nessuna mamma deve sentirsi incapace, perché mamma lo si può diventare.

 

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