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12 ottobre 2018

I racconti del parto spaventano. Soprattutto sui social

Anche perché spesso vengono postate le narrazioni di eventi drammatici o sfortunati. Un caso in Inghilterra scuote le coscienze

I racconti del parto spaventano. Soprattutto sui social

I racconti del parto non sono sempre piacevoli. L’inglese Clare Cashion, per esempio, ha vissuto in modo molto negativo questo momento. Già madre di tre figli, si è trovata in una situazione di emergenza quando era incinta del quarto bimbo. A 28 settimane di gravidanza ha perso le acque. Ha avuto un parto prematuro. Ha sofferto per una epidurale che non ha funzionato a dovere. Ed è stata costretta a vivere ognuna di queste difficoltà lontano dal resto della famiglia. La donna, infatti, si è sentita male in vacanza, in un altro Paese. Dove è dovuta rimanere, mentre gli altri familiari rimpatriavano. Una serie di complicazioni non comuni che, una volta ripresasi, ha voluto raccontare in un blog. Un modo per superare lo stress e il dolore. Ma l’accoglienza non è stata buona.

I racconti del parto? Non sempre opportuni

Il post infatti ha scatenato un dibattito che infuria da qualche settimana in Inghilterra. La prima a intervenire è stata Catriona Jones, docente universitaria che si occupa di gravidanza e ostetricia. Letta la storia della Cashion ha espresso pubblicamente le sue incertezze sull’opportunità di divulgare questo racconto angosciante. Sostenendo che potrebbe indurre nelle donne in attesa, o nelle potenziali future mamme, la paura del parto. Le sue parole non sono cadute nel nulla. E su vari media, dai giornali alle riviste di settore, dai forum ai social, la domanda è rimbalzata più e più volte. Raccontare online le fatiche e i dolori del parto non rischia di inibire chi ha già qualche perplessità sul progetto di procreare?

Quando la sfortuna sbarca online

In effetti sono molte, ormai, le donne che via Facebook, Twitter, Instagram, oppure nei forum online, descrivono anche troppo minuziosamente le loro esperienze. E spesso a intervenire è chi non ha avuto fortuna. Quando l’evento fila liscio e non ci sono complicazioni la neomamma tende a vivere beata i primi mesi del bebè. Si sente fortunata e felice e non prova l’esigenza di raccontare il parto. A chiedere appoggio, comprensione, anche solo un like sono in genere le donne che hanno avuto dei contrattempi. Lo fanno per esorcizzare il trauma, naturalmente, o per esprimere il loro disagio. Ma il risultato è che sul web circolano soprattutto immagini raccapriccianti o poco consone con la bellezza e la magia del momento. Che suscitano grandi preoccupazioni.

Effetto tocofobia

Una delle conseguenze di questa tendenza è l’aumento dei casi di tocofobia. Ovvero di paura del parto, che spesso spinge le donne a non intraprendere neanche una gravidanza. Oppure a chiedere il cesareo anche quando non è necessario. Secondo la dottoressa Jones, dunque, queste condivisioni sui social media contribuiscono a aumentare un problema già esistente. Avere timore del parto e delle fatiche che comporta è abbastanza naturale. Ma esserne spaventate al punto da voler rinunciare è patologico e genera disagio. E se il tam tam mediatico incrementa le paure il problema è destinato a crescere. Dare alla luce un figlio è comunque un’esperienza straordinaria, che dona una gioia rara da eguagliare. Difatti le nonne descrivevano l’evento come un “dolore che si dimentica in fretta”. Basta prendere in braccio il piccolo per provare una felicità che fa scomparire ogni sensazione negativa. E se fossero questi i racconti del parto da narrare? Queste le emozioni da condividere via social?

Caterina Belloni

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