Gaia, nata in Francia il 14 luglio a tempo di record! | Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Gaia, nata in Francia il 14 luglio a tempo di record!

Edel Antici, 38 anni di Roma, e suo marito Mauro hanno accolto la loro terza bimba, che ora ha dieci mesi, nella maternità di un ospedale francese a Senlis. Ecco il racconto di una nascita veloce, ma incredibilmente intensa

Gaia, nata in Francia il 14 luglio a tempo di record!

Thomas, il primo bimbo di Edel, 38 anni, è nato nel 2009 in una clinica romana. “Desideravo partorire in acqua e vivere una nascita rispettata, senza interventi medici o interferenze non necessari”, ricorda Edel. “Purtroppo, quando è arrivato il momento ho scoperto che le procedure adottate di routine dall’ospedale che avevamo scelto non erano quelle promesse. E così, anche se il parto è stato piuttosto veloce e senza intoppi ne conservo un ricordo traumatico”. Edel si è infatti trovata ad affrontare due ore di travaglio in una camera doppia del reparto, nell’orario di visita dei parenti, in mezzo a estranei e confusione. “Quando mi hanno portato in sala parto era troppo tardi per entrare in vasca, la dilatazione era già di 9 centimetri”, spiega Edel. “Ho chiesto di potermi alzare dal lettino o di mettermi in ginocchio, ma mi hanno detto di no, e di spingere perché ormai il bimbo stava nascendo. Ho dovuto partorire sdraiata e ho subìto un’episiotomia non necessaria. Thomas è stato tenuto per i piedi, sospeso nel vuoto, urlante, per un tempo che mi è sembrato eterno. È stato misurato e poi dato in braccio prima a suo padre che a me. Ancora oggi, a distanza di sette anni ricordo il dispiacere di non averlo potuto guardare negli occhi per prima. È arrivato tra le mie braccia e ho potuto attaccarlo al seno solo dopo che lo hanno visitato, lavato e vestito”.

TravaglioPerché serve un luogo protetto

Due anni dopo, il riscatto con Flora

Flora è nata due anni dopo, in un altro ospedale di Roma, dove Edel ha potuto finalmente vivere l’esperienza che desiderava. Ha partorito su una poltrona-letto, con suo marito e due ostetriche in gamba che la incoraggiavano. “Con un urlo selvaggio e un’ultima contrazione ho spinto fuori il corpicino umido della mia bambina, senza provare dolore, senza episiotomia” racconta. “Ho chiuso gli occhi, mi sono rilassata e l’ho sentita piangere… Ho aperto gli occhi e me la sono trovata appoggiata sulla pancia. Le ho detto: non piangere, sono la tua mamma… E lei ha smesso, ha aperto gli occhi e ci siamo guardate. Un momento magico, unico, eterno”.

Mamme e bebèIl primo incontro

Terzo bebè in arrivo… in Francia!

Nel 2014 Edel e la sua famiglia si trasferiscono in Francia. Ed è in Francia che Edel scopre che c’è un nuovo bimbo in arrivo. Una notizia che rende felicissimi Thomas e Flora. “Flora aveva già forti sospetti e spesso mi diceva: mamma secondo me hai un bebè nella pancia!”, ricorda Edel. “I bambini a volte hanno un sesto senso, captano le cose anche se non ne parliamo!”. Ma che cosa significa aspettare un bebè in un paese straniero? “Io avevo la strada spianata da mia sorella, oltralpe da molti anni, che aveva partorito due anni prima e mi aveva raccontato come funziona l’assistenza pubblica francese nei nove mesi”, spiega Edel. “All’inizio avevo una mezza idea di tornare in Italia per partorire nello stesso ospedale dove era nata Flora, ma poi, soprattutto per motivi logistici, ho deciso di trovare una maternità qui in Francia che offrisse un’assistenza rispondente alle mie esigenze”.

 

Un “projet de naissance” per accogliere Gaia

Edel vive una gravidanza serena e si organizza per “preparare” la nascita della piccola Gaia. “In generale qui le nascite sono molto medicalizzate, i medici stessi consigliano sempre l’epidurale e i cesarei vengono fatti anche su richiesta della mamma”, spiega. “Io però avevo le idee ben chiare su quello che desideravo, così ho stilato un projet de naissance, ovvero un piano del parto molto dettagliato, con tutte le mie richieste. Niente epidurale, travaglio in vasca, libertà di assumere le posizioni desiderate e, dopo la nascita, contatto pelle a pelle con il bebè e allattamento. Ho frequentato il corso preparto per prendere confidenza con le ostetriche e il reparto, per conoscere il linguaggio specifico e farmi un’idea di come avrei affrontato questa esperienza”.

Piano del partoChe cos'è

Un travaglio super veloce

Ed ecco che Gaia sceglie un giorno molto speciale per nascere. “Le contrazioni cominciano la sera del 13, e la mattina del 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, la festa nazionale più popolare e sentita in Francia, mi accorgo di aver perso il tappo mucoso”, racconta Edel. “’Faccio una doccia, prendo la valigia, parlo coi bimbi che resteranno con la zia, e con calma ci avviamo verso la maternité di Senlis. Arriviamo verso le 11. Le contrazioni sono leggermente dolorose e regolari, ogni 7 minuti. L’ostetrica dice che ci vorranno ancora parecchie ore e che posso uscire a mangiare. È una bella giornata di sole e io e Mauro decidiamo di passeggiare nel giardino dell’ospedale mangiando un tramezzino. Mentre cammino le contrazioni si fanno più intense e dolorose, ogni tre minuti circa devo fermarmi e respirare aggrappata al suo braccio. Rientriamo alle 13 in reparto e durante il tracciato inizio a soffrire sul serio. Ci accompagnano in sala travaglio e ci lasciano soli per un momento, io entro nella vasca mentre ancora si sta riempiendo d’acqua. Sono quasi le due del pomeriggio. Che piacevole sensazione il contatto con l’acqua calda! In pochi istanti le contrazioni si fanno fortissime, sento che si rompono le acque e ho voglia di spingere. Grido. Mauro si affaccia alla porta per chiamare le ostetriche ma stavano già correndo, incredule, per avermi sentito urlare. Sento di non riuscire a muovermi e vorrei restare lì a spingere, invece la vasca si svuota in un lampo e mi fanno salire sul letto dove, carponi aggrappata alla spalliera, prendo fiato e spingo più forte che posso. Mauro è al mio fianco, mi ricorda di respirare a fondo, mi tiene una mano sotto la pancia e mi sussurra parole incoraggianti. Una spinta energica e un grido, ed ecco che alle 14.14 del 14 luglio, dopo un travaglio di una ventina di minuti, viene alla luce la mia meravigliosa bambina”.

 

“Piccola mia, non piangere, la mamma è qui”

La piccola Gaia, come chiesto da Edel, viene subito posata sulla pancia della sua mamma. “Era ancora attaccata al cordone, pelle a pelle, il suo corpicino caldo su di me”, ricorda Edel con emozione. “Lei non ha pianto subito, ho sentito la sua voce quando era su di me, l’ho subito abbracciata e chiamata per nome. ‘Piccola mia, non piangere, la mamma è qui’. Appena ha sentito la mia voce ha smesso di piangere, ci siamo guardate e ci siamo riconosciute. Non mi sembrava vero che fosse già finito tutto. Un attimo prima mi chiedevo per quanto avrei sofferto, e invece… Stupendo! Mauro ci ha baciate e ha chiesto alle ostetriche di non tagliare il cordone, di pazientare e lasciarci ancora unite per un po’. Sono passati cinque o dieci minuti, e quando mi sono sentita pronta ho detto di tagliare. Gaia, 3,6 kg di tenerezza, non ha fatto il bagnetto, ma è stata solo asciugata con un panno, e non l’hanno misurata per non disturbarla, perché dopo nove mesi rannicchiati non fa bene distendere le gambine, si può misurare con calma il giorno dopo. Si è attaccata subito al seno e dopo tre ore di pelle a pelle il suo papà l’ha vestita e siamo tornati in camera”.

 

È proprio lei, ecco la sorellina!

Poche ore dopo, Mauro è andato a prendere Thomas e Flora per accompagnarli a conoscere la sorellina. “Sono arrivati con dei disegni e dei biglietti di benvenuto per Gaia”, racconta Edel. “Dopo avermi salutato si sono avvicinati alla culla e timidamente hanno sbirciato dentro e l’hanno sfiorata con le dita. ‘Come è piccola mamma!’ e ‘È proprio lei la sorellina che tirava i calcetti dalla pancia’. Vederli tutti e tre vicini mi ha riempito il cuore di gioia, li ho abbracciati commossa e mi sono resa conto di quanto siamo fortunate noi donne ad avere il privilegio di diventare madri. Per quanti figli possa avere una mamma, c’è sempre infinito spazio nel suo cuore pronto a riempirsi per un altro bebè. È un miracolo, ma è così!”.

 

Giorgia Cozza

Commenti