Con Filippo, la mia vittoria è stata una nascita dolce | Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Con Filippo, la mia vittoria è stata una nascita dolce

Mamma Gabriella ha tre figli e le sue esperienze di parto sono state molto diverse tra loro. Ecco il suo racconto... a lieto fine

Con Filippo, la mia vittoria è stata una nascita dolce

Ci può essere una differenza enorme tra un parto molto medicalizzato e uno “rispettato”,  libero da interferenze e interventi medici non necessari. A raccontarcelo è Gabriella Speziale, 36 anni, di Codogno (Lo),  mamma di tre bei bambini. Jacopo, 7 anni, Niccolò, 3 anni, e il piccolo Filippo di due mesi sono nati tutti con un parto naturale. Ma non sempre l’esperienza è stata soddisfacente…

 

Primo parto: ventosa e manovra di Kristeller

“Quando aspettavo il mio primo figlio ero totalmente inesperta”, racconta Gabriella. “Non mi ero informata più di tanto a proposito del parto, avevo partecipato al corso di preparazione alla nascita organizzato dall’ospedale, ma nulla di più”. Il parto di Jacopo, e in particolare la fase espulsiva, è stato impegnativo. “Sono una fisioterapista, abituata ad ascoltare il mio corpo e le mie sensazioni” spiega Gabriella, “ma alle prese con le contrazioni ricordo di essermi trovata in difficoltà, non riuscivo a gestire bene la respirazione. La fase espulsiva poi è durata due ore, e anche se tutti mi dicevano che stavo spingendo molto bene, c’è stato un momento in cui è stata presa in considerazione l’opportunità di intervenire con un cesareo. È stata la mia ginecologa che, vedendo che il bimbo ormai era incanalato, mi ha incoraggiato a continuare a spingere. Vederla così decisa mi ha dato la forza per proseguire. Alla fine hanno usato la ventosa e mi hanno fatto la manovra di Kristeller. Quando Jacopo è nato era un po’ ‘strapazzato’, così lo hanno subito messo nella culletta termica. Io non ho potuto prenderlo in braccio, me l’hanno solo fatto vedere per un attimo e ricordo di non aver provato trasporto e commozione, ma stanchezza”. Gabriella rivede Jacopo dopo qualche ora e durante la degenza, non essendoci il rooming in, restano separati. “Me lo portavano ogni 4 ore per la poppata” racconta, “ma dato che non conoscevo l’importanza del contatto, ho vissuto serenamente questa situazione. Mi sembrava normale”.

 

Secondo parto… seconda manovra di Kristeller

Quando Jacopo ha tre anni, Gabriella segue il percorso per diventare insegnante di massaggio AIMI e scopre un nuovo modello di genitorialità, improntato sul contatto, la vicinanza, la rassicurazione. “Durante la seconda gravidanza ho frequentato un corso di yoga, non ho però approfondito il discorso nascita e sono arrivata al parto di Niccolò senza organizzarmi per vivere un certo tipo di esperienza”, spiega. “Sapevo già com’era il travaglio, nella fase espulsiva avevo spinto bene, ero convinta che essendo il secondo parto sarebbe andato meglio”. Quando la gravidanza giunge al termine, però, la ginecologa di Gabriella procede con la manovra di scollamento delle membrane. “Non mi aveva avvertito”, spiega, “e il fatto di intervenire in una situazione che non lo richiedeva credo abbia interferito con l’andamento del parto. Le contrazioni sono iniziate mezz’ora dopo subito molto intense e dolorose, la partenza forzata ha fatto sì che tutto si velocizzasse molto, tanto che nell’arco di un paio di ore Niccolò stava nascendo. Anche questa volta sono intervenuti con la manovra di Kristeller. Subito dopo la nascita mi hanno posato per un paio di minuti il mio bimbo sul petto, ma poi lo hanno subito lavato e affidato all’abbraccio del papà, mentre io ricevevo alcuni punti di sutura. Purtroppo, la rapidità con cui si sono svolti travaglio e parto ha causato un trauma ai tessuti e si è formato un ematoma a livello perineale per cui un paio di ore dopo la nascita mi hanno portato in sala operatoria per risolvere la situazione”.

 

Una nascita diversa è possibile?

Le due esperienze vissute hanno lasciato molti dubbi a Gabriella. “Pensavo che se avessi partorito cinquant’anni fa avrei potuto morire”, ricorda, “mi sentivo in difetto, mancante. Avrei volutio qualcosa di diverso…” Nel frattempo Gabriella diventa una consulente del “portare”, per aiutare le mamme a portare in fascia i loro piccini, e nonostante abbia allattato felicemente i suoi due figli, segue un corso sull’allattamento condotto da una consulente professionale IBCLC. “In queste occasioni ho sentito parlare di parto fisiologico non medicalizzato, del fatto che non è sempre necessario ricorrere all’episiotomia, di contatto pelle a pelle nelle due ore successive alla nascita”, ricorda Gabriella. “Le mie nuove conoscenze e la maggior consapevolezza mi hanno stimolato, in occasione della terza gravidanza, a contattare un’ostetrica arrivata da poco nell’ospedale cittadino. Mi avevano detto che era pro-parto fisiologico, così ci siamo incontrate e lei si è detta disponibile a seguirmi e ad assistermi durante il parto”.

 

Filippo: una nascita dolce

Quando la gravidanza giunge al termine, Gabriella chiede di non procedere con lo scollamento delle membrane e il travaglio parte spontaneamente con la rottura delle acque, seguita poche ore dopo dalla comparsa delle contrazioni. “Sono arrivata in reparto e al mio fianco c’era Floriana, l’ostetrica di cui mi fidavo e che sapeva bene cosa desideravo”, racconta. “Non ci sono state visite o interventi non necessari, sono stati rispettati i tempi lenti del travaglio. La ‘mia’ ostetrica mi ha incoraggiato a cambiare spesso posizione per aiutare Filippo a trovare la via giusta per nascere, io ero molto serena. Arrivata al momento delle spinte, l’ostetrica mi esortava ad ascoltare il mio bimbo per capire quando spingere: ‘Cosa ti dice Filippo? Lui sta spingendo?’”.

Gabriella era in posizione accovacciata e questo le ha permesso di realizzare un desiderio che coltivava dagli ultimi mesi dell’attesa: quello di vedere il suo bimbo nascere. “Ho visto la sua testolina”, racconta, “ho aspettato che arrivasse la nuova contrazione e ho spinto”. Filippo è subito stato accolto dall’abbraccio della sua mamma, pelle a pelle con lei. “È stata un’emozione immensa”, racconta Gabriella. “Ho pianto per la commozione, un pianto intenso, che con gli altri bimbi non avevo vissuto dato che non avevo potuto vederli, stringerli e tenerli con me”. Gabriella e Filippo restano insieme senza che nessuno li disturbi e, un’ora e mezzo dopo la nascita, Filippo spontaneamente si attacca al seno. Un’esperienza molto bella che, secondo Gabriella, si è realizzata perché a differenza delle altre volte sapeva che un parto diverso, più dolce e rispettoso dei tempi di mamma e bambino, era possibile. “Alle future mamme suggerisco di informarsi per capire che parto desiderano e cercare l’ospedale e le persone che possono aiutarle a vivere un’esperienza più vicina possibile ai loro desideri”.

 

Il fratellino è mio!

Filippo nasce verso le 12 e 40 e nel pomeriggio, subito dopo la scuola, Jacopo e Niccolò arrivano a fare la sua conoscenza. “Il primo momento Niccolò l’ha guardato un po’ smarrito, ma ben presto ha iniziato a dire che Filippo era suo”, ricorda Gabriella con un sorriso. “A quel punto Jacopo ha risposto che invece era suo e via così, a contendersi il fratellino…”.

 

Giorgia Cozza

Commenti