Chi vuoi vicino in sala parto? | Dolce Attesa
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Chi vuoi vicino in sala parto?

Chi vuoi vicino in sala parto?

Il parto è un momento delicato, che segna il passaggio alla dimensione materna e ci proietta in una realtà del tutto nuovo. Ed è ricco di sentimenti contrastanti, come la voglia di abbracciare presto il piccolo, ma anche la sensazione di essere in balia di eventi sconosciuti e la paura di non riuscire a far fronte al dolore.

È naturale, quindi, che l’idea del travaglio intimorisca un po’ e che si avverta il desiderio di non viverlo da sola, ma di avere accanto qualcuno con cui poter condividere un’esperienza tanto intensa. Ogni donna ha bisogno di una presenza – fisica ma soprattutto emotiva – che le sia di sostegno in questa fase importante della vita e la rassicuri sul fatto che tutto sta andando per il meglio.

Un’esperienza da vivere in coppia

Oggi, a svolgere questo compito di accompagnamento è quasi sempre il futuro papà. Negli ultimi decenni, gli uomini hanno maturato un modo nuovo di vivere il ruolo paterno e sin dall’inizio lo affrontano in maniera più affettiva e coinvolgente. Desiderano assistere alla nascita del loro bambino per trasmettergli subito amore e protezione. Gli stessi sentimenti che, con la loro presenza, comunicano alla mamma.

Per una donna, avere accanto a sé  il compagno durante il travaglio significa poter condividere con lui emozioni e turbamenti, sentirsi rassicurata da un gesto, un sorriso e poter contare su di una persona che la conosce nel profondo e che sa bene quando spronarla con forza e quando, invece, assecondarla con dolcezza. E ancora, cominciare con lui, sin dai primi momenti di vita del bambino, il cammino comune di genitori.

Tra donne, come un tempo

Mariti e compagni non sono, però, i soli ad assistere da vicino al travaglio. Ci sono anche donne che scelgono di avere accanto a sé persone diverse, a volte perché i loro partner non si sentono di affrontare questa prova, a volte perché loro stesse temono di mostrarsi a un uomo in una fragilità che non sarebbe del tutto compresa.

E allora, preferiscono restituire al momento della nascita una dimensione unicamente femminile. Proprio come avveniva in passato, quando l’uomo attendeva fuori dalla porta e nella stanza c’erano solo le donne di famiglia, che sapevano dare forza e creare uno spazio accogliente, dove colei che stava per partorire poteva lasciar fluire liberamente le emozioni, senza timore di venir giudicata inadeguata o eccessiva.
A svolgere questo compito oggi è spesso l’ostetrica, una figura che offre competenza professionale e supporto emotivo e chi la vuole accanto lo fa spinta dal desiderio di partorire nella maniera più intima e naturale possibile, a volte addirittura di partorire a casa.

La mamma in sala parto: sì o no?

Altre donne preferiscono, invece, avere vicino un’amica, una sorella, una cognata. Figure forse meno ‘preparate’, ma certamente più affini per stati d’animo, esperienze vissute e legami personali. O ancora c’è chi – andando un po’ controcorrente… – vuole avere al proprio fianco la mamma. In genere, non si pensa a lei come a qualcuno in grado di dare sostegno in un momento così particolare. Più che tranquillità, infatti, la figura materna evoca a volte ansia e tensione, un sovraccarico emotivo da cui si preferisce tenersi alla larga. Non solo: spesso la si sente anche un po’ distante dal proprio modo di intendere e di affrontare il parto. E poi ci sono i conflitti che, inevitabilmente, caratterizzano ogni rapporto madre-figlia. Eppure, potrebbe valere la pena di provare ad andare oltre tutto questo…

Perché se di base il rapporto è buono, la mamma, anche quando si fa prendere dall’emozione, è pur sempre la mamma. E nessuno, più di lei, può essere in grado di infondere un senso di fiducia e di sicurezza, rimanendoci sempre accanto. Qualunque cosa accada.

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