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21 settembre 2018

Cesareo, nascerà così? Ecco come accoglierlo

Forse non è il tipo di parto che attendevi. Ma è possibile prepararsi a questa esperienza per renderla più dolce e affine ai tuoi desideri

Cesareo, nascerà così? Ecco come accoglierlo

Cesareo, non è la modalità di parto che avevi immaginato e per cui ti stavi preparando. Ma ora la notizia che il tuo bambino dovrà nascere così è arrivata a scombinare i tuoi progetti e i tuoi pensieri. Come prepararsi a questa esperienza per garantirsi una nascita il più possibile “dolce” e una situazione che risponda almeno in parte ai tuoi desideri? E il partner? C’è modo di coinvolgerlo?

Cesareo? Non rinunciare ai tuoi progetti

Se hai partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita probabilmente vi sarete soffermate a lungo sulla descrizione del parto naturale. Sulle emozioni e sulle sensazioni fisiche legate a questa esperienza. Forse avevi già pensato all’assistenza che avresti desiderato ricevere, informandoti per trovare il punto nascita che meglio potesse rispondere alle tue aspettative. Ed ecco che la posizione podalica del bebè, o un problema di salute che rende indispensabile il cesareo, sono arrivati a cambiare i piani. “Anche in questa situazione pensare all’esperienza che si vorrebbe vivere e cercare un ospedale che risponda ai propri desideri si può”, afferma Ivana Arena, ostetrica, presidente e socia fondatrice dell’associazione culturale Casa maternità Zoè di Roma, autrice di “Dopo un cesareo” (Bonomi, 2007). “Ad esempio, è importante informarsi per valutare se sarà necessario programmare la data dell’intervento. O se sarà possibile attendere che il travaglio si avvii spontaneamente. Soluzione quest’ultima preferibile per la salute di mamma e bambino. La coppia può esprimere le sue preferenze anche per quanto riguarda l’assistenza offerta al bebè – clampaggio del cordone, bagnetto, pelle a pelle (importantissimo) con la mamma o con il papà – che può variare da ospedale a ospedale. Il fatto che il piccolo debba nascere con un cesareo non significa che la donna debba rinunciare a tutti i suoi progetti e desideri legati all’esperienza della nascita e al periodo di ricovero”. Anzi, riflettere su quello che sarà e sugli accorgimenti che potranno rendere più dolce l’accoglienza del bambino può essere di grande aiuto per “metabolizzare” la notizia.

Riconosci i segnali giusti

Quando si parla di cesareo si tende a pensare a un intervento la cui data verrà fissata a priori. Magari anche una o due settimane prima rispetto alla data presunta del parto. “In realtà, la necessità di programmare il cesareo è legata solo a situazioni molto specifiche. Come ad esempio la placenta previa. Ma nella maggior parte dei casi è preferibile attendere che il travaglio si avvii spontaneamente“, sottolinea Ivana Arena. “Se il bambino è podalico – e dopo essersi informati si è deciso di farlo nascere con il cesareo – non è necessario anticipare i tempi. Studi e ricerche scientifiche confermano i benefici in termini di salute per madre e bambino, se si attende il momento giusto. Ovvero quello in cui il piccolo è pronto per nascere. La fase prodromica che si manifesta con contrazioni brevi e irregolari, perdita del tappo mucoso, necessità di andare di corpo può durare diverse ore. Se in presenza di questi segnali la futura mamma si reca in ospedale c’è tutto il tempo per procedere con l’intervento. In questo modo il bambino avrà in circolo gli ormoni che lo aiuteranno ad adattarsi alla vita fuori dal pancione. E, per quanto riguarda la donna, il segmento uterino inferiore dove si pratica l’incisione sarà più disteso e quindi sanguinerà meno”.

Se la scelta è programmata

Ma cosa fare se il ginecologo stabilisce una data a tavolino? “La coppia può dire che, in assenza di motivazioni di salute che rendano necessario anticipare i tempi, preferisce attendere l’avvio spontaneo del travaglio”, spiega Ivana Arena. Anche in caso di cesareo, quindi, la donna è chiamata a mettersi in ascolto del suo corpo per cogliere quei primi segnali che annunceranno che il suo bambino è pronto per abbracciarla. Se per motivi medici l’intervento deve effettivamente essere programmato, il suggerimento nei giorni precedenti per tenere a bada timori ed eventuali preoccupazioni è concentrarsi sul pensiero del proprio bambino. L’intervento è solo un “mezzo”. Ciò che conta è il primo incontro con il bebè. Quel momento indimenticabile in cui si potrà osservare il suo viso per la prima volta, sfiorare la sua pelle, stringerlo al petto.

Il papà, figura importante

E il futuro papà? Se avevate deciso di accogliere insieme il vostro piccino, con un cesareo verrà escluso da questo momento importante? “Diversi ospedali si sono già organizzati per accogliere il partner in sala operatoria”, sottolinea l’ostetrica. “Non c’è motivo di lasciarlo fuori. È sufficiente fornirgli un camice e preparare uno sgabello per lui accanto alla testa della futura mamma. Il personale gli dirà dove sedersi. E gli spiegherà che potrebbe capitare, in caso di necessità, che sia invitato a uscire. Ma quest’ultima è un’evenienza abbastanza rara. Normalmente il futuro papà potrebbe restare accanto alla compagna per tutto l’intervento. Parlare con lei, incoraggiarla, farle sentire la sua presenza”. E se il partner è particolarmente impressionabile? “Grazie ai teli operatori posizionati davanti all’addome della donna non vedrà nulla dell’intervento. E potrà concentrarsi solo su di lei”, rassicura l’ostetrica. Naturalmente, come anche per il parto naturale, quella di entrare con la donna dovrà essere una decisione condivisa. Un desiderio di entrambi i partner. Se questa è la preferenza della coppia, però, è importante parlarne prima con il personale del reparto. E individuare un punto nascita che accolga questa richiesta.

Pelle a pelle subito

Ci siamo, il piccolo è nato. Ha appena lasciato il caldo rifugio del grembo materno. “La coppia può chiedere di non tagliare subito il cordone, ma di attendere almeno due o tre minuti. Affinché il bimbo possa ricevere dal cordone stesso tutto il sangue neonatale. Che è prezioso per la sua salute”, spiega Ivana Arena. “In pratica, il neonato viene posato tra le gambe della mamma, mentre il ginecologo estrae anche la placenta e il clampaggio può essere fatto con calma, quando il pediatra valuta il benessere del bambino. In assenza di problemi di salute che rendano necessari ulteriori controlli, il piccolo viene subito posato sul petto della mamma per un primo contatto pelle a pelle. Il bagnetto, la misurazione della lunghezza, il controllo del peso possono attendere e venire eseguiti in un secondo momento. Ora la priorità è il bonding tra la mamma e il suo bambino. Un’ostetrica resterà accanto alla donna per aiutarla a sorreggere il bebè. O, se questo non è possibile, potrà aiutarla il neopapà”.

I batteri? Meglio quelli di mamma

“Il contatto con la madre favorisce un miglior adattamento al mondo esterno. E fa sì che il bimbo venga a contatto con i batteri materni anziché con quelli ospedalieri”, sottolinea  Ivana Arena. “A questo proposito, sono in corso degli studi negli Stati Uniti per favorire la colonizzazione con i batteri vaginali materni anche in caso di cesareo. Sul viso del bambino viene passata una garzina (inizialmente sterile) che era stata inserita nella vagina materna un’ora prima della nascita. Si è visto che questa pratica ha effetti positivi per ridurre il rischio di asma e allergie”. Se non è possibile affidare il piccolo all’abbraccio materno, sarà il papà ad accoglierlo sul suo petto. Pelle a pelle con lui, in attesa della mamma. E dopo l’intervento? “Nelle due ore successive mamma e bambino restano insieme. E quando il piccolo si sente pronto cerca il seno materno per succhiare le prime gocce di colostro. “Se fosse poco reattivo si potrà aiutare il bimbo ad attaccarsi”, spiega l’ostetrica.

Sempre insieme grazie al rooming-in

Oggi sappiamo che con il rooming-in mamma e bambino hanno la possibilità di ritrovarsi, imparare a conoscersi e avviare bene l’allattamento. Ma come fare in caso di cesareo? “Mamma e bebè hanno bisogno di stare insieme. È importante per entrambi“, sottolinea Ivana Arena. “Naturalmente, la neomamma non potrà essere lasciata sola. Dovrà poter contare sull’assistenza del personale che l’aiuti a prendere in braccio il suo piccino e attaccarlo al seno. La soluzione ideale sarebbe avere accanto una persona di fiducia che si possa fermare in reparto anche durante la notte. Una possibilità, questa, già contemplata in diversi ospedali”.

Pensieri neri? Fuori il rospo

Può capitare, quando il piccolo nasce con un cesareo, che la neomamma sperimenti una sensazione di estraneità rispetto al neonato. Soprattutto se l’intervento non è stato preceduto dai primi segnali del travaglio. “Sono sensazioni normali, perché in questo caso il bonding avviene più a livello cognitivo-razionale che ormonale”, considera l’ostetrica. “Ma si è visto che il contatto pelle a pelle è di grandissimo aiuto per riconoscersi e favorire il benessere di entrambi”. E se la mamma è molto delusa o dispiaciuta per non aver potuto partorire naturalmente? “È fondamentale parlarne, esprimere quello che si sente con il partner e/o con le persone che ci vogliono bene”, sottolinea l’esperta. “E chi accoglie la confidenza della neomamma dovrà saper ascoltare senza minimizzare, banalizzare o giudicare il suo vissuto emotivo”.

Combattere il senso di inadeguatezza

A volte, se il cesareo non era previsto ma è la conclusione di un lungo travaglio, la frustrazione e il senso di sconfitta possono essere legati, più che all’intervento in sé, alle espressioni usate dagli operatori. La donna può avere l’impressione di non essere stata capace. Di non aver spinto in modo adeguato. “Ma non è così. Se ad esempio il bimbo non è posizionato in modo corretto, le spinte della futura mamma o la sua stanchezza non c’entrano”, commenta l’esperta. “E, in generale, per superare queste sensazioni è di grande aiuto la relazione con il bambino. Il contatto, la vicinanza, un allattamento ben avviato, e così via. Il suggerimento è di godersi il proprio piccino, riposando il più possibile e concentrandosi su di lui”.

La seconda volta sì

Per molte madri la “guarigione” definitiva dalle sensazioni legate a un cesareo arriva con la nascita naturale del secondo bambino. Il parto vaginale dopo un cesareo rappresenta infatti la soluzione caldeggiata ormai da diversi anni dall’Organizzazione mondiale della sanità e da tutte le linee guida nazionali e internazionali. “Il cesareo è un intervento chirurgico e presenta più rischi per la salute materna”, conclude Ivana Arena. “Un parto naturale, laddove non ci siano condizioni specifiche che rendano necessario procedere con un cesareo, secondo studi e ricerche è la soluzione preferibile anche dopo due o tre cesarei”.

Giorgia Cozza

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