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6 domande sul puerperio

I primi 40 giorni dopo la nascita del bambino ti vedono impegnata a recuperare le condizioni pre-gravidanza. Ciò ti permetterà di affrontare al meglio la tua nuova esperienza da mamma. Hai qualche dubbio? Leggi qui

6 domande sul puerperio

Il bimbo è nato e avete fatto ritorno a casa. Ora dovrai accudirlo in ogni momento della giornata, ma è anche necessario che tu possa prenderti cura di te stessa per vivere in condizioni ottimali le prime, impegnative settimane con lui. Ecco le risposte alle 6 domande più comuni sul puerperio.

1. Lochiazioni: quanto durano?

Nel corso delle prime settimane del puerperio, l’utero si contrae tornando a poco a poco alle condizioni precedenti la gravidanza. Il processo è accompagnato da perdite ematiche, le cosiddette lochiazioni: inizialmente abbondanti, con il tempo passano da un colore rosso vivo a uno roseo-giallastro. Le lochiazioni sono dovute ai processi rigenerativi dell’utero e all’eliminazione dei tessuti gravidici residui. Dal secondo giorno diventano simili a una mestruazione e dopo una settimana si fanno irregolari. Di norma cessano dopo un mese circa dal parto, sebbene nelle donne che non allattano possano protrarsi più a lungo e abbiano un carattere più ematico. È normale che contengano coaguli delle dimensioni di una mandorlai, ma se dopo una settimana sono ancora molto abbondanti e di colore rosso vivo, è necessario effettuare una visita di controllo. L’odore delle lochiazioni ricorda quello del lievito; se dovesse diventare sgradevole, è opportuno segnalarlo all’ostetrica o al medico.

2. Come si cura la ferita dell’episiotomia?

Può capitare che nella fase espulsiva del parto il passaggio del bimbo produca qualche piccola lacerazione della mucosa vaginale o che si renda necessario praticare l’episiotomia, l’incisione dei tessuti del perineo. In entrambi i casi, l’ostetrica stessa provvederà, dopo la nascita del piccolo, ad applicare alcuni punti di sutura. Di solito, il filo utilizzato è di tipo riassorbibile e non richiede la rimozione dei punti. Nei giorni successivi, fino a quando le lacerazioni o la ferita dell’episiotomia non si sono completamente cicatrizzate, per evitare infezioni conviene usare almeno una volta al giorno  un disinfettante per l’igiene intima e detergere frequentemente i genitali con acqua tiepida, senza saponi. Se è stata praticata l’episiotomia, la ripresa del tono e della consistenza del perineo sarà più lenta e si potrebbero avere problemi nella postura. In questo caso, per rendere meno fastidioso lo stare seduta e facilitare la cicatrizzazione della sutura perineale, si consiglia di usare una ciambella di gomma, utile anche in caso di emorroidi.

3. Meglio fare il bagno o la doccia?

Le neomamme che hanno dato alla luce il loro bimbo con parto spontaneo possono rinfrescarsi, se lo desiderano, anche subito dopo la nascita. Le donne che hanno subìto un cesareo, al contrario, dovranno aspettare almeno un paio di giorni prima di bagnarsi. Diversamente da quanto spesso si dice, nelle settimane successive al parto non sono controindicate le docce. Anzi, l’acqua calda sul seno facilita la fuoriuscita del latte dai dotti prevenendo o riducendo l’ingorgo mammario. Il bagno, invece, anche se più piacevole e rilassante, va rimandato di 20-25 giorni poiché germi e batteri possono risalire dalla vagina e passare attraverso la cervice uterina, ancora aperta dopo il parto.

4. Guaina: sì o no?

È frequente e naturale che dopo il parto la neomamma non si senta del tutto a suo agio con il proprio corpo, in particolare con la pancia, vuota ma prominente. Con il tempo e con  un po’ di attività fisica, i muscoli addominali recuperano tono e nell’arco di due o tre mesi la donna può riacquistare la sua forma abituale. La guaina o altre fasce che stringono l’addome non facilitano il recupero dell’elasticità muscolare, anzi lo ostacolano, perché impediscono ai muscoli di restare in esercizio. Tutt’al più, a chi trovasse fastidiosa la sensazione di vuoto nell’addome e la rilassatezza dei tessuti consiglio di indossare un paio di mutandine leggermente contenitive. A chi è stata sottoposta a cesareo, invece, la pancera può essere utile, ma solo quando si sta in piedi, perché in posizione supina è superflua e ostacola la circolazione.

5. Quanto aspettare per i rapporti sessuali?

La ripresa dei rapporti sessuali dopo la nascita di un figlio è un momento importante per la neomamma e la aiuta a recuperare la propria identità di donna e l’intimità di coppia all’interno della nuova famiglia. Di norma si consiglia di attendere una ventina di giorni dopo il parto prima di riprendere l’attività sessuale, per consentire alla cervice dell’utero di chiudersi completamente. Si eviterà così il rischio di un’infezione dovuta alla risalita di batteri dalla vagina. Le prime mestruazioni dopo il parto, dette capoparto, avvengono di solito tra la quarta e l’ottava settimana, ma allattando al seno possono ritardare fino a qualche mese dopo il termine dell’allattamento. Per questa ragione, in passato si riteneva che nel puerperio si fosse protette da nuove gravidanze, ma in realtà l’effetto contraccettivo della suzione del bambino è molto limitato e non è sicuro. Fin dall’inizio, è quindi prudente adottare misure contraccettive.

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6. Ci si può mettere a dieta?

È importante che dopo il parto la neomamma dedichi del tempo alla cura del proprio corpo, per superare eventuali sensazioni di disagio legate al peso in sovrappiù che può aver acquisito durante la gravidanza. Tuttavia, durante il puerperio non è il caso di impegnarsi in diete drastiche, soprattutto se la mamma nutre al seno il suo bambino. Se si alimenta in modo corretto e bilanciato, la donna ritroverà progressivamente la sua silhouette. Se si allatta, è importante ricordare che non bisogna mangiare per due, come spesso si sente dire, ma solo nutrirsi secondo quanto richiede l’organismo, regolandosi in base all’appetito. Particolarmente importanti, in questo periodo, sono gli alimenti ricchi di minerali e vitamine. Utili gli integratori naturali, come il lievito di birra e i germogli di soia o di mais. Consigliabile, invece, moderare l’assunzione di carboidrati: pane, pasta e dolci.

 

C.P.

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