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27 marzo 2018

Vegane, non dimenticate la B12

L'allarme di medici e nutrizionisti: in gravidanza, la dieta deve essere integrata con supplementi indispensabili per lo sviluppo del nascituro. Come questa vitamina

Vegane, non dimenticate la B12

Vegane, attenzione. La futura mamma che adotta questa dieta in gravidanza senza integrare i principi nutritivi carenti corre il rischio di compromettere lo sviluppo fisico e neurologico del nascituro. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio malattie rare, che ha segnalato un numero significativo di casi di deficit neonatale di vitamina B12 diagnosticati negli ultimi anni. E, probabilmente, legati alla diffusione del regime alimentare vegano. “Trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico”, osserva Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice dell’Osservatorio. Ma che cos’è la carenza neonatale di vitamina B12? Quali conseguenze può avere per il bambino? E che nesso c’è con la dieta vegana?

Vegane, la vitamina necessaria

È la B12, appunto, o cianocobalamina, contenuta quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale. Ovvero carne, pesce, latte e uova. È presente anche in alcune alghe, ma non nei vegetali consumati comunemente. Dunque, chi adotta un regime alimentare vegano e rinuncia a tutti i cibi di provenienza animale, esaurite le scorte dell’organismo, si trova entro qualche anno in una condizione di deficit assoluto di vitamina B12. A meno che non ne assuma sotto forma di integratore ottenuto da quelle alghe. La cianocobalamina ha un ruolo fondamentale nella sintesi dei globuli rossi e nel metabolismo delle cellule cerebrali. Una sua grave carenza nell’adulto determina anemia e spossatezza. “E a livello cerebrale aumenta il rischio di depressione e disturbi cognitivi, fino alla demenza”, spiega la biologa nutrizionista Tiziana Stallone. “La scelta compiuta dalle donne vegane di rinunciare a tutti gli alimenti di provenienza animale è assolutamente legittima. A patto che siano consapevoli che questa dieta è squilibrata. Ed è necessario associarla a una supplementazione dei principi nutritivi di cui è carente”.

A tutela del bambino

A maggior ragione, ci vuole consapevolezza dei rischi e delle contromisure da adottare quando la salute coinvolta non è la propria, ma quella del bimbo che verrà. “In gravidanza, la vitamina B12 svolge una funzione importante nello sviluppo del sistema nervoso centrale del nascituro”, dice Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’unità operativa complessa di Patologia metabolica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Se la futura mamma non ne assume abbastanza, o non ne assume affatto, il nascituro può registrare danni neurologici già in utero. Che proseguono e peggiorano nei mesi successivi con l’allattamento. Perché anche il latte risulta privo della vitamina necessaria”.

Diagnosi precoce e allattamento

Se la carenza di vitamina B12 viene diagnosticata tempestivamente alla nascita, il danno può essere contenuto somministrandola al bimbo. “Ma se le mamme vegane non sono consapevoli di essere carenti e seguono la stessa dieta senza integrazioni anche durante l’allattamento, e se al termine dell’allattamento adottano anche per i loro bambini un regime alimentare strettamente vegano, senza integrazioni di B12, il danno neurologico può essere grave e permanente”, commenta Ambrogio Di Paolo, direttore dell’unità operativa complessa di Neonatologia dell’ospedale San Giovanni di Roma. Oggi, la condizione di deficit di vitamina B12 può essere diagnosticata subito con lo screening neonatale esteso. Consiste nel prelievo di una goccia di sangue dal tallone, effettuato entro le prime ore di vita, e nell’analisi del campione per identificare una quarantina di patologie metaboliche. Dal 2016 per legge tutti i nuovi nati in Italia dovrebbero essere sottoposti al test. Ma non tutte le Regioni si sono adeguate.

Deficit in gravidanza

“La carenza di B12 rilevata con lo screening nei bimbi appena nati spesso è correlata a un deficit della donna in gravidanza. Può essere dovuto a una particolare forma materna di gastrite, la gastrite atrofica. Che impedisce l’assorbimento della vitamina da parte dell’apparato digerente. Oppure alla mancata assunzione della vitamina B12″, spiega Carlo Dionisi Vici. “Lo vediamo talvolta nei figli di donne provenienti dall’India, dal Pakistan o dal Bangladesh, che per motivi tradizionali seguono una dieta povera di alimenti animali. E recentemente abbiamo cominciato a osservarlo anche nei figli di italiane vegane”.

Numeri in aumento

Nel 2015, prima dell’entrata in vigore della legge che estende lo screening ai nuovi nati su tutto il territorio nazionale, sono stati identificati 42 casi di deficit neonatale. “Tutti prontamente trattati”, dice Giancarlo La Marca, direttore del Laboratorio screening neonatale allargato dell’ospedale Meyer di Firenze e presidente della Società italiana per lo studio delle malattie metaboliche ereditarie e lo screening neonatale. “Nel 2016, con l’estensione dello screening a un maggior numero di bambini, il numero dei casi identificati è salito a 126. L’aumento repentino non significa che sia in atto un’epidemia da deficit di B12. È dovuto al fatto che abbiamo esaminato un maggior numero di bambini. Tuttavia, è servito a rendere evidente il problema. Considerato che ancora oggi non tutte le Regioni si sono adeguate alla nuova legge e che non tutti i neonati vengono sottoposti al test di screening, riteniamo che il numero complessivo di piccoli che hanno questo problema sia più elevato, nell’ordine dei 400 all’anno”. La Società di cui La Marca è presidente e l’Osservatorio malattie rare hanno ritenuto necessario avvisare la popolazione. “Non per criticare le scelte delle donne vegane, ma per allertare sulla necessità di integrare questa dieta con alcuni principi nutritivi, soprattutto in gravidanza. Prima tra tutte la vitamina B12”, chiarisce La Marca.

Omega 3, alleati preziosi

La supplementazione di vitamina B12 non è l’unica raccomandata a chi consuma solo alimenti di origine vegetale. “Un’altra carenza comune tra le donne vegane è quella di acidi grassi omega 3”, spiega Tiziana Stallone, “anch’essi necessari durante l’attesa per lo sviluppo del sistema nervoso centrale del nascituro. Quelli di cui ha bisogno il nostro organismo sono contenuti soprattutto nel pesce. Alimenti vegetali come l’olio d’oliva, i semi di lino e le noci contengono i loro precursori, cioè molecole che l’organismo trasforma per ottenere gli omega 3 di cui ha bisogno. Ciò significa che, a parità di fabbisogno da soddisfare, occorre una quantità maggiore di omega 3 di provenienza vegetale rispetto a quelli di provenienza animale. Ecco quindi che la dieta vegana può risultarne carente. Le possibili soluzioni sono aumentare il consumo di noci e semi di lino. Oppure assumere un integratore”.

Calcio e ferro, più disponibili

Due minerali contenuti prevalentemente negli alimenti di origine animale sono il calcio e il ferro. “Ma si trovano anche in molti ingredienti vegetali di uso comune. E non è difficile assumerne in quantità adeguata. Il calcio si trova nella frutta a guscio, nelle verdure a foglia verde e in alcune acque. Il ferro si trova nei legumi e nei cereali”, dice Tiziana Stallone. “Di solito chi adotta una dieta vegana è consapevole e attento a bilanciare l’assunzione di questi minerali. La possibilità di una carenza di omega 3, invece, è meno conosciuta e può sfuggire all’attenzione. Ecco perché è importante parlarne, soprattutto alle mamme in attesa”.

Maria Cristina Valsecchi

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