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In gravidanza, un’assistenza come vuoi tu

Informati, scegli, parla col personale sanitario per garantirti un'assistenza appropriata e rispettosa durante l'attesa e la nascita

In gravidanza, un'assistenza come vuoi tu

Due ecografie in gravidanza bastano o è meglio farne di più, tanto per stare tranquilli? Il cesareo è più sicuro del parto vaginale? La futura mamma in travaglio può camminare o è meglio che rimanga a letto? Quando è opportuno intervenire con l’ossitocina?
In altre parole: quali sono i controlli e gli interventi medici veramente utili nell’assistenza alla gravidanza e al parto? Per rispondere a queste domande, negli ultimi anni fonti autorevoli nazionali e internazionali hanno pubblicato linee guida e raccomandazioni “evidence based”, ovvero basata su prove scientifiche di evidenza.

Prima di tutto, informarsi

“Gli interventi medici inappropriati comportano uno spreco delle risorse pubbliche e, cosa ancora più grave, comportano dei rischi per la salute delle cittadine e dei cittadini”, spiega Michele Grandolfo, che ha diretto a lungo il reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Istituto Superiore di Sanità. “Per esempio, sottoporsi a un esame che non è necessario espone alla possibilità di un esito falso positivo che non è bilanciato da benefici, e un esito falso positivo può portare a un intervento medico o a una terapia a loro volta non necessari. Più in generale, l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto limita l’autonomia della donna, l’espressione delle sue naturali competenze”.

Per questa ragione l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le linee guida per l’assistenza alla gravidanza fisiologica, basate su un rigoroso lavoro di analisi della letteratura scientifica. Su di esse si basano i Livelli Essenziali di Assistenza entrati in vigore lo scorso anno, che elencano le pratiche mediche e i controlli raccomandati e offerti gratuitamente a tutte le future mamme.

Anche nell’assistenza al travaglio e al parto bisogna distinguere gli interventi medici appropriati da quelli inutili e potenzialmente dannosi. Poche settimane fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato una raccolta di 56 raccomandazioni basate sull’evidenza scientifica, che rivede l’appropriatezza di alcune pratiche comuni, come quella di somministrare ossitocina per accelerare il travaglio se la dilatazione progredisce a un ritmo inferiore a un centimetro all’ora. “È un documento che pone la donna e il bambino al centro del modello di cura, per ottenere i migliori esiti possibili dal punto di vista fisico, emotivo e psicologico”, spiega Princess Nothemba Simelela, assistente del Direttore Generale dell’OMS per la salute delle famiglie, delle donne, dei bambini e degli adolescenti.

Livelli Essenziali di AssistenzaCosa sapere

Chiedere “perché”senza timori

Ma conoscere linee guida e raccomandazioni non basta, perché gli operatori sanitari non sono tenuti a seguirle alla lettera in ogni occasione. “Altrimenti basterebbe un computer per fare il lavoro del medico”, osserva Enrico Ferrazzi, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Università di Milano. “Devono applicarle con discernimento, a seconda del caso specifico. Che cosa può fare, quindi, la futura mamma informata che conosce gli esami raccomandati e riceve la prescrizione di un controllo extra? Chiedere a chi l’assiste di spiegare le ragioni di quella prescrizione. Perché la fiducia si basa su un confronto aperto e sereno”.

Ostetrica o ginecologo: scegli l’assistenza che fa per te

In Italia l’86% delle donne in attesa sceglie di farsi seguire da un ginecologo, pubblico o privato. Il 10,9% si rivolge al consultorio, dove tutte le figure lavorano in équipe. Solo il 2,8% si affida in esclusiva all’ostetrica, anch’essa pubblica o libera professionista. Tante future mamme non sanno che esiste questa opzione quando la gravidanza è fisiologica, non sanno che l’assistenza alla gravidanza fisiologica è competenza specifica dell’ostetrica, proprio come la patologia è competenza specifica del ginecologo.

“Negli altri Paesi d’Europa è normale che la donna in attesa sia seguita dall’ostetrica e solo in presenza di un rischio o quando insorge una complicazione l’ostetrica stessa la indirizzi al medico”, spiega Nadia Rovelli, ostetrica e docente dell’Università di Milano Bicocca. “In Italia si è creata una situazione di confusione culturale, favorita da alcuni modelli organizzativi”.

Ma qualcosa sta cambiando. C’è una crescente consapevolezza e attenzione anche da parte di chi organizza i servizi di assistenza. “Quelle dell’ostetrica e del ginecologo sono due sfere di competenza separate e complementari. Le due figure devono lavorare in sinergia, senza competizione”, osserva Enrico Ferrazzi, direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia del Policlinico di Milano.

“La gravidanza, il parto, il post partum e l’allattamento sono eventi fisiologici che attengono alla salute e al benessere, salvo una minoranza di casi che richiedono cure mediche”, aggiunge Anna Maria Altobelli, ostetrica dell’associazione CreAttivaMente. “L’ostetrica sa riconoscere tempestivamente le deviazioni dalla fisiologia, ma la sorveglianza è solo una parte del suo lavoro. Accompagna la donna nel percorso della gravidanza fisiologica, valorizzando le sue competenze. Così facendo aumenta il suo potenziale di salute e benessere”.

Farsi seguire dall'ostetricaEcco perché

Ambulatori gestiti da ostetriche

Oltre ai consultori familiari pubblici e alle associazioni di ostetriche libere professioniste, oggi in Italia diverse strutture ospedaliere stanno allestendo percorsi dedicati all’assistenza alle gravidanze a basso rischio, interamente gestiti da ostetriche, come l’ambulatorio inaugurato da poco dall’Ospedale San Camillo a Roma.

“La futura mamma può contattarci e prendere appuntamento per un primo incontro”, spiega Manuela Mariotti, responsabile della struttura. “Valutata la situazione, due ostetriche la prendono in carico e la seguono con continuità per tutto il percorso della gravidanza. L’assistenza prevede un incontro ogni quattro settimane, per valutare l’andamento dell’attesa e parlare, chiarire eventuali dubbi, sia con la donna che con il futuro papà. Lavoriamo in proficua collaborazione con i medici di ginecologia e con i consultori della zona. Dopo la nascita, abbiamo un servizio di assistenza al puerperio cui si può accedere due volte a settimana, di persona o per telefono”.

Quale struttura per il parto?

Tra ospedali pubblici e cliniche private, oggi in Italia le strutture che assistono al parto sono 461, secondo i dati più recenti forniti dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Come scegliere quella che più si avvicina alle esigenze e alle aspettative della futura mamma?

Come scegliere l'ospedaleLeggi

Innanzitutto bisogna distinguere tra strutture di grandi dimensioni, che ospitano un numero elevato di nascite ogni anno e di conseguenza hanno maturato maggiore esperienza nella gestione delle emergenze; e le piccole strutture, che ospitano meno di 500 parti l’anno e, salvo rare eccezioni, offrono minori garanzie di sicurezza, motivo per cui dovrebbero essere già chiuse in base all’accordo Stato-Regioni del 2010.

Nei piccoli ospedali, il ricorso al parto cesareo programmato è più frequente, per prevenire situazioni di emergenza o di urgenza che richiedono competenza ed esperienza per essere affrontate in sicurezza.

Un parametro di cui tenere conto nella scelta dell’ospedale è infatti proprio la percentuale di nascite espletate col ricorso al bisturi. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, la quota dei cesarei non dovrebbe superare il 25% del totale dei parti, ma in alcune strutture raggiunge il 92%.

C’è poi la disponibilità della parto analgesia, che i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza teoricamente garantiscono a tutte le donne interessate, ma che di fatto molti punti nascita offrono solo in determinati giorni e in determinate fasce orarie.

Le informazioni relative a numero di parti l’anno, quota di cesarei, offerta della parto analgesia h24, rooming in, presenza della vasca per il parto in acqua e del servizio di Terapia Intensiva Neonatale sono disponibili sul motore di ricerca “Dove e Come mi Curo”, che riporta i dati del Programma Nazionale Esiti 2017, all’indirizzo www.doveecomemicuro.it.

Confrontarsi con altre mamme

Ma come si fa a sapere se un determinato punto nascita applica le più recenti raccomandazioni dell’OMS per un parto rispettoso della fisiologia, del benessere e dell’autonomia della donna e del nascituro? “In teoria ogni struttura dovrebbe descrivere i servizi offerti con trasparenza nella carta dei servizi”, risponde Enrico Ferrazzi. “La lettura della carta sul sito dell’ospedale può dare quindi un’idea generale dell’orientamento dell’assistenza. Oggi noto una crescente attenzione delle strutture non solo rispetto alla sicurezza, che è il minimo indispensabile, ma anche nel voler garantire un’esperienza positiva e serena alla partoriente e al suo bambino. Per il momento, il consiglio migliore che posso dare per fare una scelta informata e consapevole è di parlare con altre donne che hanno partorito in un dato punto nascita, ascoltare le loro esperienze, al netto di eventuali problemi specifici, e valutare sulla base delle proprie priorità”.

 

Maria Cristina Valsecchi

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