Primi mesi di gravidanza: ecco i rimedi antinausea
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Nausea in gravidanza, quel disturbo che colpisce anche Kate

Kate Middleton ha appena annunciato la sua terza gravidanza e sembra sia già alle prese con la nausea, di cui aveva sofferto anche quando era in attesa di George e Charlotte. Un disturbo comune a molte future mamme che a volte, come per Kate, può diventare  intenso e importante. Ecco come affrontarlo

Nausea in gravidanza, quel disturbo che colpisce anche Kate

Il momento peggiore, di solito, è il risveglio, ma il disturbo può proseguire per tutta la giornata: la nausea è uno dei fastidi più comuni, per molte donne addirittura il primo segnale di gravidanza, insieme alla scomparsa delle mestruazioni. “Il fenomeno può presentarsi in diversi modi”, osserva Paola Olivieri, ostetrica della casa maternità La Via Lattea di Milano. “In uni casi si manifesta solo con fastidio per certi odori particolari, in altri si limita a qualche conato di vomito al mattino, in altri ancora diventa vomito vero e proprio, con vari episodi durante la giornata”.

Perché succede?

Il meccanismo che fa scattare il disturbo è solo parzialmente noto. “Oggi sappiamo che all’origine del malessere ci sono alterazioni del sistema neuro-vegetativo, provocate dall’aumento dei cosiddetti ormoni della gravidanza: estrogeni, progesterone, gonadotropina corionica”, dice Giovanni Battista Allais, responsabile del Servizio di Agopuntura  in Ginecologia e Ostetricia, Ospedale Sant’Anna di Torino. “Ma il fenomeno è probabilmente più articolato e complesso,  con la sovrapposizione di fattori di diversa natura, biologici, psicologici, socioculturali”.

Emozioni che “traboccano”

“Non a caso lo si associa spesso al vissuto emozionale di questo periodo”, aggiunge Olivieri. “Non nel senso, banale, di considerarlo un segnale di rifiuto della gravidanza, come è stato detto a volte in passato. Anche quando si tratta di un evento fortemente desiderato, l’attesa di un figlio scatena moltissime emozioni, di gioia, ma anche di ansia e di paura: è un cambiamento sconvolgente, da cui non sarà possibile tornare indietro. E’ molto probabile, quindi, che anche questo trambusto psicologico faccia la sua parte nell’insorgere del disturbo.
Si potrebbe quasi dire che il “traboccare” di sensazioni provate dalla futura mamma trovi la sua correlazione, dal punto di vista fisico, nel senso di pienezza e di nausea caratteristici di questi primi mesi di gravidanza”.

Il bebè non ne risente

Nella stragrande maggioranza dei casi, il fenomeno – che è particolarmente intenso fino alla 16esima20esima settimana e poi tende a stabilizzarsi – è più fastidioso che preoccupante. “Il problema riguarda soltanto la mamma, il bambino non risente di questa situazione”, tranquillizza Paola Olivieri. “Solo in forme particolarmente acute e severe, l’iperemesi – questo il nome del disturbo quando si trasforma in una vera e propria patologia- può arrivare a influenzare lo sviluppo del feto”.

Iperemesi gravidicaDa non sottovalutare

Ma qual è il segnale che fa capire che il malessere si sta trasformando in qualcosa di più grave? “Quando gli episodi di vomito diventano talmente frequenti e incontenibili da provocare la perdita di notevoli quantità di sali minerali e comportare il serio rischio di disidratazione e sottoalimentazione”, risponde l’ostetrica. “In questo caso è possibile che venga proposto alla futura mamma un ricovero ospedaliero, in modo da poterle garantire l’idratazione e la nutrizione necessarie per via endovenosa”.

Due tipi di nauseaascolta l'esperta

Prima mossa: cura l’alimentazione

Di solito, una serie di accorgimenti da mettere in pratica durante la giornata è sufficiente per tenere a bada il disturbo. Econe alcuni:

  • non tenere mai a lungo lo stomaco vuoto, facendo pasti piccoli e frequenti. Siccome la nausea si manifesta soprattutto al risveglio, può essere utile tenere sul comodino un pacchetto di crackers, grissini o biscotti secchi da sgranocchiare ancora prima di scendere dal letto.
  • I cibi da prediligere sono quelli semplici, non troppo speziati.
  • Non devono mai mancare frutta e verdura, anche per contrastare la stipsi: un intestino poco regolato favorisce la sensazione di nausea.
  • Lo zenzero aiuta moltissimo. Si può prendere sotto diverse forme: come radice da grattugiare nel brodo, per esempio, ma anche come tisana, nei biscotti. In farmacia si trovano anche gomme da masticare a base di questo tubero, da mettere in bocca all’occorrenza,
  • Dà ottimi risultati nche l’umeboshi, un condimento a base di ume, piccole prugne giapponesi, molto utili per favorire la digestione. Sono in vendita, di solito, nei negozi di alimentazione biologica.
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Prova con l’agopuntura

“Di comprovata efficacia per contrastare il disturbo è l’agopuntura. Il punto principale da sollecitare si trova a tre dita dalla piega del polso, nella parte interna dell’avambraccio (Punto 6 di pericardio)”, spiega Allais. “Associandovi un punto sull’addome e un altro, bilaterale, sotto il ginocchio, si viene a creare uno “schema” ben preciso ed efficacissimo nel controllo della nausea, anche nelle forme piuttosto accentuate. In genere, vengono consigliate due sedute a settimana, ciascuna della durata di trenta minuti, per due settimane: spesso sono sufficienti per risolvere il problema”. Ma a chi rivolgersi? Il suggerimento è di chiedere al proprio ospedale di riferimento se c’è la possibilità di usufruire di questo servizio; alcune strutture si appoggiano ad ambulatori privati convenzionati. In alternativa, ci si può recare da un agopuntore privato. “L’importante è affidarsi a mani esperte”, raccomanda Allais. “L’elenco dei medici diplomati, suddiviso per regioni, si può trovare sul sito della Fisa, la Federazione Italiana delle Società di Agopuntura”.

AgopunturaNausea addio!

I “braccialetti” funzionano?

Un valido aiuto è dato anche dagli appositi braccialetti in vendita in farmacia, fascette di tessuto con una pallina in plastica all’interno, che applicano lo stesso principio dell’agopuntura, sollecitando il Punto 6 di pericardio. Ormai la loro efficacia è comprovata da decine di studi scientifici. “A patto, ovviamente, che siano indossati in modo corretto. Spesso, suggeriamo di indossarli anche alle pazienti che si sottopongono ad agopuntura, nei giorni in cui questa non viene effettuata”, conclude Allais. “Non hanno effetti collaterali e si possono indossare per 8-10 ore al giorno”.

 

Francesca Mascheroni

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