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04 agosto 2014

Seno in gravidanza, la guida completa!

Le due fasi di cambiamento, quella in cui diventa più voluminoso e turgido e quella in cui inizia la produzione di colostro; la montata lattea; come prevenire ragadi e fessurazioni

Seno in gravidanza, la guida completa!

Fin dalle prime settimane di gravidanza, il corpo della futura mamma si prepara ai nuovi compiti che lo attendono: accogliere e nutrire il piccolo quando è ancora nell’utero e poi, subito dopo la nascita, nei primi mesi di vita. Per questo, il seno in gravidanza si trasforma: stimolato dagli ormoni, aumenta di volume e diventa più turgido. Le ghiandole al suo interno si mettono in funzione e avviano la produzione di colostro, il primo alimento del neonato.

Ecco com’è fatto il seno

La struttura del seno è simile a quella di un grappolo d’uva. È infatti costituito da un gran numero di acini, minuscole ghiandole riunite a formare agglomerati più voluminosi, che producono colostro e latte.
Questi vengono fatti fuoriuscire dai dotti galattofori, sottili tubicini  rivestiti di tessuto mioepiteliale, una sorta di tessuto muscolare, che ha la funzione di spingere il latte verso il capezzolo. Acini e dotti sono circondati e protetti dall’adipe della mammella.  Infine, sull’areola affiorano le ghiandole di Montgomery, che producono secrezioni  grasse utili a mantenere morbida la pelle.

Il seno in gravidanza: la ghiandola si ingrossa  

Durante i mesi dell’attesa le modificazioni della mammella avvengono sotto l’influenza di due ormoni: la prolattina, prodotta dall’ipofisi fin dalle prime settimane di gestazione, e l’ormone lattogeno placentare, prodotto dalla placenta a partire dalla 15esima settimana.
La prima fase di cambiamento, detta cinetogena, prende il via all’inizio della gravidanza e prosegue fino al quinto mese. Il tessuto ghiandolare si accresce: il numero degli acini aumenta e i dotti galattofori si ramificano per collegare i nuovi acini al capezzolo. Come risultato, il seno in gravidanza diventa più voluminoso e turgido e palpandolo si avverte un aumento della sua nodularità.
Mentre il tessuto ghiandolare prolifera, quello adiposo tende a diminuire ed è per questo che la  mammella risulta più sensibile alle stimolazioni esterne. Ecco perché durante la gravidanza è consigliabile usare un reggiseno comodo e contenitivo che, se occorre, può essere indossato anche di notte per attenuare eventuali sensazioni di peso e di indolenzimento.
Intorno al quinto mese, l’irrorazione sanguigna è tale che il capezzolo cambia colore, diventa più scuro e l’areola si allarga. I vasi sanguigni della mammella possono trasparire attraverso la pelle e intorno al capezzolo si accentua il rilievo delle ghiandole di Montgomery, che producono secrezioni grasse necessarie per mantenere morbida la cute.

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Le prime gocce di colostro

Al quinto mese di gravidanza, la fase cinetogena termina e prende il via quella definita colostrogena. Gli acini iniziano a produrre colostro, una secrezione molto nutriente e ricca di anticorpi materni, che con il passare delle settimane riempie i dotti galattofori.
Già durante l’attesa si può notare qualche goccia fuoriuscire dal capezzolo e la secrezione può essere più o meno intensa.
Sarà proprio il colostro a nutrire il bambino subito dopo la nascita, prima dell’arrivo della montata. Questa si verifica, infatti, da uno a cinque giorni dopo il parto, a indicare che le ghiandole hanno cominciato a produrre il latte vero e proprio. Il turgore e la sensazione di tensione al seno in gravidanza aumentano: per attenuarla, conviene evitare di bere liquidi in eccesso e attaccare  il bambino con maggiore frequenza.

Prepararsi prima?

Si sente dire che durante i mesi dell’attesa è necessario preparare il seno all’allattamento, per prevenire in seguito la formazione di ragadi, fessurazioni che si aprono sulla cute del capezzolo. In realtà, l’unico sistema per prevenire il disturbo è che la suzione avvenga in maniera corretta: il bambino deve afferrare tutta l’areola.
È consigliabile, comunque, mantenere il capezzolo ben idratato, massaggiandolo con olio di mandorle dolci, olio d’oliva o lanolina. Questa operazione, però, non deve essere effettuata poco prima di allattare il bambino, che potrebbe avvertire il sapore dell’olio e rifiutarsi di mangiare.

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