Se l'intestino è pigro | Dolce Attesa
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Se l’intestino è pigro

Se l'intestino è pigro

La stitichezza viene generalmente considerata un disturbo fisiologico in gravidanza, che riguarda circa il 50% delle future mamme. Ma perché è così comune? Le cause sono molteplici, la prima è legata all’aumento nell’organismo del progesterone, che per tutto il periodo dell’attesa provoca un generale rilassamento muscolare e, poiché l’intestino è composto in prevalenza da muscoli, di riflesso si riduce la motilità intestinale, causando un rallentamento del transito delle feci. Verso la fine della gravidanza all’azione miorilassante del progesterone si aggiunge la compressione esercitata dall’utero sul colon, e in particolare sul retto, che crea un ostacolo al passaggio delle feci.

Ecco perché si può dire che un po’ di stitichezza in gravidanza è la norma. A questi fattori, poi, va aggiunta una concausa, che è la formazione di emorroidi dovute a un aumento della stasi venosa a livello del plesso emorroidario. Un fattore scatenante del disturbo può essere lo sforzo evacuativo: in sostanza si instaura un circolo vizioso, perché la stitichezza provoca l’emissione di feci dure, che favoriscono le emorroidi, che a loro volta inducono a rimandare un ‘appuntamento’ che si rivela doloroso, accentuando così la stitichezza.

Un po’ di movimento

Come fare, dunque, per “dare una mossa” all’intestino? Il primo, semplice consiglio è fare attività fisica: l’esercizio migliora infatti la funzionalità del colon e la sua mobilità. Non serve praticare sport particolari, basta anche solo camminare, purché diventi una regola quotidiana e non un’eccezione.

Bere in abbondanza

È importante assumere almeno un litro d’acqua al giorno, perché serve per idratare le feci che, divenute più morbide, vengono espulse con maggiore facilità. Bere stimola la diuresi, e questo facilita l’eliminazione di batteri che possono ristagnare a livello dell’ampolla rettale e della vescica, riducendo in tal modo anche il rischio di infezioni intestinali e vescicali. Che cosa bere? Acqua innanzitutto, ma anche altre bevande, come tisane (concordate prima con il ginecologo) o succhi di frutta senza zuccheri aggiunti; attenzione, invece, alle bevande zuccherate, che possono aumentare troppo l’introito calorico giornaliero, oppure a bevande come tè o cola, che contengono caffeina e di cui, dunque, non bisogna abusare.
Per stimolare l’evacuazione, c’è chi consiglia di bere un bicchiere di acqua tiepido/calda al mattino al digiuno. Si tratta di un rimedio che non ha una validità provata scientificamente. È pur vero, però, che il calore potrebbe innescare un riflesso gastro-colico che può favorire, a sua volta, l’evacuazione: male di certo non fa, quindi tanto vale provare.

Più fibra nel piatto

È il terzo, fondamentale consiglio. Le fibre non sono digeribili e come tali non vengono assorbite. Di conseguenza, vengono eliminate dall’organismo, espletando i loro effetti positivi soprattutto sull’ultimo tratto dell’intestino. Si possono trovare in abbondanza in verdura, frutta, legumi, cereali integrali. Tra le varietà di frutta, particolarmente ricchi di fibre e perciò efficaci, ci sono i kiwi, così come le prugne, soprattutto se consumate secche e, in generale, la frutta cotta, come mele e pere, perché richiamano acqua. Molto lassativi anche i semi oleosi, come mandorle, noci, nocciole, ed i semi più piccoli, in special modo quelli di lino (si trovano nei negozi di alimenti biologici), da consumare preferibilmente frantumati perché più digeribili: è bene, tuttavia, non  esagerare con le quantità perché sono alimenti abbastanza calorici.
A volte, la maggiore o minore efficacia di certi alimenti dipende da fattori individuali, quindi ogni donna sperimenterà i cibi che fanno al caso suo. E se ad alcune un consumo maggiore di alimenti ricchi di fibre può provocare gonfiori e fermentazioni intestinali, una volta scoperti gli alimenti maggiormente irritanti basterà ridurne le quantità ed eventualmente assumere del carbone vegetale, che assorbe naturalmente l’aria. E la crusca? Per essere realmente efficace dovrebbe essere assunta in dosi elevate, ma in tal modo potrebbe ridurre l’assorbimento di sali minerali preziosi per la mamma, come ferro e calcio, e provocare disidratazione, con il rischio di accentuare, anziché migliorare, la stipsi stessa.

Probiotici: buoni per la flora intestinale

Un aiuto può venire anche dai probiotici: non curano la stitichezza, ma possono servire in caso di ristagno delle feci a livello dell’ampolla rettale, dove può verificarsi un aumento di batteri patogeni, che può favorire l’instaurarsi di infezioni. I probiotici ristabiliscono l’equilibrio della microflora intestinale, introducendo batteri ‘buoni’ che proteggono l’intestino da possibili infezioni. Si acquistano in farmacia e si possono assumere senza problemi per tutti i nove mesi.

Integratori: sì allo psyllium

Se l’alimentazione non è sufficiente a risolvere la stitichezza, si possono provare integratori di fibre solubili, la più recente ed efficace delle quali è lo psyllium, che fa parte delle cosiddette mucillagini: sostanze che, a contatto con l’acqua, si gonfiano creando una massa che aumenta la sensazione di spinta e favorisce l’evacuazione. Si trovano in farmacia sotto forma di bustine, da sciogliere in un bicchiere d’acqua e assumere da una a tre volte al giorno, in base alle esigenze. Gli effetti si cominciano a vedere dopo circa una settimana e il rimedio può essere usato anche per tutta la gravidanza, magari riducendo la posologia. Sono sostanze innocue poiché non entrano in circolo e non vengono assorbite a livello placentare.

Lassativi: solo su consiglio medico

Come ulteriore possibilità ci sono i lassativi osmotici, come il lattulosio, che richiamano acqua nell’intestino. Prima di assumerli, però, è opportuno interpellare il medico e valutare se e in quale quantità vanno presi, poiché si tratta di farmaci che potrebbero indurre assuefazione, evidenzia la ginecologa. L’intestino, cioè, potrebbe abituarsi e impigrirsi, non riuscendo più a svuotarsi senza un aiuto.

Supposte e microclismi: solo come ‘ultima spiaggia’

I preparati a base di glicerina, sotto forma di supposte o microclismi, vanno riservati solo ai casi di effettiva necessità e dietro consiglio medico. Non possono essere adoperati come terapia  continuativa, non solo perché possono irritare l’intestino e indurre assuefazione, ma soprattutto perché potrebbero provocare spasmi e, per questo, sollecitare contrazioni uterine.

 

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