Sapore di mamma | Dolce Attesa
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Sapore di mamma

Tutto ciò che mangi viene assaggiato anche dal piccolo. Che reagisce con una smorfia ai gusti acidi e appare contento di fronte a quelli più dolci...

Sapore di mamma

Forse per noi adulti il sapore di mamma può essere considerato un senso relativamente secondario. Dire “non riesco più a distinguere i sapori” è certo meno grave che accusare un abbassamento della vista o dell’udito. Ma durante la gravidanza, nell’ambiente intrauterino, dove ogni stimolo sensoriale è indispensabile alla formazione degli organi preposti a captarlo e alla costruzione delle funzioni cerebrali che lo dovranno elaborare, il gusto, con l’odorato, svolge un ruolo fondamentale. “Quello che il piccolo avverte già dal terzo mese di gestazione, quando inizia a inghiottire il liquido amniotico, è il sapore della mamma”, afferma Gino Soldera, psicologo e presidente dell’Associazione nazionale di psicologia e di educazione prenatale (ANPEP). “Un contatto sensoriale che contribuisce al rafforzamento del legame madre-figlio durante l’attesa e in vista della breve separazione del parto, allorché il neonato riconoscerà chi gli ha dato la vita dal profumo della sua pelle e dall’aroma del suo latte”.

Il primo incontro dopo il partoleggi qui

A 3-4 mesi il feto sa distinguere i sapori

Dopo la sensibilità al tatto, già presente verso la 7ª settimana di gestazione, il gusto è la prima reazione sensoriale a manifestarsi nel feto. Le papille gustative compaiono sulla lingua verso la 12ª, e a distanza di una o due settimane il piccolo inizia i movimenti di deglutizione: aprire e chiudere la bocca è il suo modo di allenarsi per quando succhierà il latte dal capezzolo. Durante questo esercizio prenatale ingerisce una certa quantità di liquido amniotico, circa 2-4 centilitri all’ora, che non gli serve per l’alimentazione (assicurata dal cordone ombelicale), ma di cui già intorno alla 16ª settimana è in grado di avvertire il sapore. Lo testimoniano le numerose osservazioni scientifiche effettuate con l’ausilio dell’ecografia quadridimensionale: se nel liquido vengono immesse sostanze dolci come la saccarina, il piccolo mostra chiari segni di apprezzamento (faccino beato, aumento della deglutizione), mentre reagisce con smorfie di fastidio o addirittura serrando le labbra di fronte a sapori amarognoli o acidi.

Lo sviluppo dei 5 sensileggi

La “memoria gustativa” del feto

Non si tratta soltanto di situazioni provocate artificialmente: il feto è sottoposto a continue stimolazioni gustative, poiché le molecole contenute nei cibi che la donna assume ogni giorno passano nel liquido amniotico e vengono così “assaggiate” anche dal piccolo ospite. Come reagisce il bambino a sapori così diversi? “A livello genetico dovrebbe apprezzare soprattutto quelli tendenti al dolce”, osserva Soldera. “È un trucco messo in atto dalla natura per rendergli gradito il latte materno, che per qualche mese dopo la nascita sarà l’unico alimento davvero importante per lui. Ma in realtà le sue preferenze ‘gastronomiche’ sono fortemente influenzate da quelle della mamma. Sappiamo che lei non si limita a trasmettergli soltanto sostanze o molecole, ma anche le proprie sensazioni ed emozioni. Così, se durante la gravidanza mangia spesso qualcosa che le piace davvero, indipendentemente dal tipo di sapore, il suo bambino finirà per associare la sostanza a una sensazione di benessere e soddisfazione. E molto probabilmente conserverà questo gradimento anche nella vita extrauterina”.

A tavola ti assomiglierà

In effetti, a partire dagli anni ’60, numerose ricerche hanno svelato che parte dei nostri atteggiamenti nei confronti di questo o quel cibo si formano nella fase prenatale e sono in stretta relazione con l’alimentazione materna. Per esempio, uno studio condotto in Provenza su alcuni gruppi di bambini, ha mostrato che i figli di donne che avevano mangiato grandi quantità di aglio durante i mesi di gravidanza mostravano fin da piccolissimi una spiccata quanto insolita predilezione per le pietanze con questo sapore. In altri casi sono state somministrate alle future mamme spezie (cumino, ginepro e così via), che i neonati hanno poi riconosciuto e gradito poche ore dopo la nascita. “Si tratta di sapori che i bambini piccoli troverebbero fastidiosi in condizioni normali”, commenta Soldera. “Ciò significa che il filtro rappresentato dalla madre e dalle sue sensazioni è in grado di modificare i gusti innati del bambino, indirizzandolo e abituandolo ad apprezzare certi alimenti”.

Più sapore ai piattiScopri come

Un’opportunità da sfruttare

Guardando ai primi 1000 giorni, che partono dal concepimento, la mamma dispone dunque sin da subito di uno strumento di “educazione precoce” che può utilizzare per ottenere due importanti risultati: preparare il figlio a una nutrizione varia e completa, proponendogli il maggior numero possibile di sapori durante la gravidanza, e infondere in lui un atteggiamento aperto e positivo nei confronti del cibo in generale. “Quest’ultimo è un aspetto su cui vale la pena di riflettere”, avverte Soldera. “Molti psicologi prenatali sono sempre più convinti che certi scompensi alimentari, come l’anoressia e la bulimia, abbiano le loro radici nella vita fetale. La gestante mangia con gusto o è schizzinosa? Ebbene, da questi atteggiamenti potrebbe dipendere il futuro appetito del bambino. Di sicuro la predisposizione verso il mangiare è già ben visibile subito dopo il parto, quando il neonato cerca con bramosia di nutrirsi oppure rifiuta il seno”.

Qualche esercizio… gustosissimo

Ma come educare il bimbo a un (futuro) corretto rapporto con il cibo? Nel modo più naturale e piacevole del mondo, consiglia Soldera. “La gestante non deve fare altro che dare libero sfogo alla propria sensorialità, sapendo che questa gioia sarà condivisa dalla sua creatura. In poche parole, dovrà considerare l’alimentazione non un obbligo ma un piacere, scegliendo cibi buoni, stuzzicanti (e ovviamente sani) e affrontando ogni pasto con gusto. L’essere umano non mangia soltanto per sfamarsi, ma anche per soddisfare il palato e il senso estetico. Per esempio, all’arrivo di una pietanza, la mamma in attesa potrà annusarne il profumo commentando ad alta voce: ‘Senti anche tu com’è stuzzicante?’. E poi masticare a lungo i bocconi, assaporandoli senza fretta e continuando a rivolgersi alla sua creatura per manifestargli la propria soddisfazione. Attraverso questi canali sensoriali aperti tra la donna e il suo bambino scorrono anche messaggi di gioia e d’amore e di reciproca conoscenza che rinforzano il loro legame affettivo. Il piacere della mamma diventa il piacere del piccolo; e viceversa, tanto da ipotizzare che in qualche caso lo stimolo verso un determinato alimento che lei crede di avvertire sia in realtà provocato dal feto, che tenta così di indurla a rivivere e a fargli rivivere un momento di gioia.” Infine è consigliabile mantenere le proprie abitudini alimentari anche dopo il parto per non disorientare il bambino. I sapori, infatti, continuano a essere trasmessi al neonato attraverso il latte materno.

Roberto Sonaglia

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